25/10/2010, 00.00
VIETNAM
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Processo contro sei cattolici di Con Dau, privati delle loro case e picchiati dalla polizia

di Emily Nguyen
La vicenda si riferisce agli incidenti scoppiati a maggio, quando gli agenti impedirono la sepoltura di una donna nel secolare cimitero parrocchiale, fino ad allora posto dal governo tra i siti storici da proteggere, ma poi destinato alla distruzione, insieme a tutte le case della parrocchia, per creare un centro turistico. Il vescovo parlò di “caccia ai fedeli”.
Hanoi (AsiaNews) – Migliaia di cattolici si sono riuniti, ieri, al monastero dei Redentoristi di Thai Ha, a Hanoi, per pregare ed esprimere il loro sostegno per sei parrocchiani di Con Dau che tra due giorni saranno processati. Il processo è visto come un nuovo caso di uso del sistema giudiziario per perseguitare coloro che non accettano di veder vanificare le domande di verità e giustizia.
 
Ciò è reso evidente dalle 16 pagine del rapporto dell’Ufficio investigativo di Cam Le, in provincia di Da Nang che, secondo il Codice penale, servirà di base per l’accusa ai sei parrocchiani, accusati di “incitare tumulti, accusare falsamente il governo, non rispettare la nazione, infrangere e ridicolizzare la legge e istigare altri a violarla”.
 
Tutto è cominciato all’inizio di quest’anno, con la decisione delle autorità locali di abbattere tutte le case della parrocchia di Con Dau, creata 135 anni fa, per realizzare un centro turistico, senza offrire una onesta compensazione o un aiuto per una nuova sistemazione. L’area comprende il cimitero della parrocchia e si estende su un terreno di 10 ettari, a circa un chilometro dalla chiesa. Per 135 anni è stato l’unico luogo di sepoltura per i fedeli e, in passato, era indicato tra i siti storici protetti dal governo. Fino al 10 marzo, quando agenti della sicurezza hanno messo un cartello all’ingresso del cimitero con la scritta “Vietato seppellire in quest’area”. Quando un parrocchiano è andato a protestare, il capo della polizia gli ha spruzzato in faccia del gas lacrimogeno, facendolo svenire.
 
Il 4 maggio durante la processione per il funerale di Maria Tan, 82 anni, la polizia intervenne per impedire la sepoltura nel cimitero. Per quasi un’ora ci furono scontri (nella foto) tra circa 500 fedeli e gli agenti, che ferirono numerosi cattolici e arrestarono 59 persone. La bara della donna fu tolta alla famiglia e più tardi fu cremata, contro la volontà che ella aveva espresso, di essere seppellita accanto al suo sposo e agli membri della sua famiglia, nel secolare cimitero parrocchiale.
 
Il 6 maggio, in una lettera pastorale, il vescovo di Da Nang, Joseph Chau Ngoc Tri, parlava di “caccia ai fedeli” da parte della polizia.
 
A luglio, è morto, poche ore dopo essere stato rilasciato dalla polizia, Nguyen Nam, un cattolico della parrocchia di Con Dau, che già nei mesi precedenti era stato fermato, minacciato e picchiato dagli agenti.
 
Ciò malgrado, l’Ufficio e i media statali hanno lodato gli agenti per la loro sopportazione e autocontrollo, descrivendoli come vittime di una banda organizzata di parrocchiani, trascinati alla violenza dai sei fedeli che stanno per essere processati.
 
E, infine, il 22 ottobre, a pochi giorni dal processo, due avvocati, Duong Ha e Cu Huy Ha Vu, che in varie occasioni avevano espresso sostegno per la causa dei sei cattolici e volontariamente stavano provvedendo alla loro difesa, si sono visti negare il permesso di difenderli.
 
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