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  • » 17/01/2018, 08.39

    RUSSIA

    Putin: Le ‘reliquie’ di Lenin. Il comunismo e le sue origini cristiane

    Vladimir Rozanskij

    In un’intervista-film diffuso in questi giorni, il “più ortodosso” dei presidenti russi tenta di mostrare la profonda unità fra il cristianesimo delle origini, il monachesimo di Valaam, il comunismo e Lenin, tutte componenti dell’anima russa.  Il baratto ortodosso: la sepoltura di Lenin contro il riconoscimento delle reliquie dello zar Nicola.

    Mosca (AsiaNews) – Dalla fine del comunismo in Russia, si propone di continuo la questione della sepoltura del corpo di Lenin, o di quello che ne rimane nel mausoleo della Piazza Rossa. Nei mesi scorsi è stata lasciata cadere un’ennesima proposta parlamentare e la questione rimane insoluta.

    Il problema è tornato d’attualità negli ultimi giorni, per le dichiarazioni del presidente Putin sulla vicinanza tra comunismo e cristianesimo, paragonando l’esposizione del corpo del leader alla devozione dei santi e delle reliquie nella tradizione cristiana. L’intervista di Putin in realtà è stata registrata l’estate scorsa, durante la visita al monastero di Valaam insieme al patriarca Kirill, e trasmessa ora in un film-documentario sul monastero stesso, ad opera del regista Andrej Kondrashov.

    Comunismo: ‘sublimazione’ della Bibbia

    Il film, dal titolo appunto “Valaam”, mostra la storia del più antico convento ortodosso nel nord della Russia, terra del primo incontro con i “Variaghi” normanni fin dal IX secolo. La data precisa di fondazione del monastero rimane misteriosa, ma nei suoi destini successivi si riflette in qualche modo l’intera storia del popolo russo, come ha osservato lo stesso presidente-pellegrino.

    Perfino l’ideologia comunista, che voleva distruggere la Chiesa, non ha avuto il coraggio di cancellare dalla storia il santuario di Valaam. Quando l’esercito sovietico decise di invadere l’arcipelago di isole su cui sorge il monastero, diedero ai monaci un preavviso di qualche giorno per raccogliere le reliquie e le icone, e mettersi in salvo. Proprio questa circostanza ha indotto Putin alla riflessione: “Ho pensato che certamente, nei giorni difficilissimi della guerra civile e dell’ateismo militante, che hanno seminato la discordia nella società russa, sono rimasti anche i semi dell’unione fraterna, anzitutto per merito della Chiesa ortodossa russa”. Questa unione si estende anche al di là dei confini della Chiesa, e della Russia stessa: “C’è molto in comune tra le religioni del mondo, alla base ci sono valori come la misericordia, la giustizia, l’onestà, l’amore. Noi siamo uno stato pluriconfessionale, ma questi valori morali sono comuni a tutte le etnie del nostro popolo, ci rendono una realtà unitaria”.

    Secondo il presidente russo, la stessa ideologia comunista non e poi così lontana dalle religioni, e si può paragonare con il cristianesimo: “La libertà, la fraternità, l’uguaglianza, la giustizia, sono tutte cose scritte nelle Sacre Scritture, lì c’è tutto”. Il codice dei costruttori del comunismo, a partire proprio dai testi di Lenin, sarebbe secondo Putin una “sublimazione” dell’etica biblica, una primitiva estrapolazione di essa: “Lenin è stato messo in un mausoleo. In che cosa questo si distingue dall’esposizione delle reliquie dei santi per gli ortodossi, o per i cristiani in genere?”. I comunisti, quindi, non avrebbero inventato nulla, riadattando ai propri scopi le antiche tradizioni religiose.

    Le “reliquie” di Lenin

    Di per sé, il numero dei favorevoli a una ri-sepoltura di Lenin cresce di anno in anno. Secondo diversi sondaggi, una significativa maggioranza di russi ha smesso da tempo di ritenere il mausoleo sulla piazza Rossa un “luogo santo”. In ogni modo, in tutto il periodo post-sovietico, il paragone tra l’esposizione della mummia di Lenin e l’uso ortodosso della devozione delle reliquie dei santi è stato un cavallo di battaglia del segretario del Partito comunista russo, Gennadij Zjuganov. Paragonando le parole di Putin alle opinioni di Zjuganov, gli argomenti di entrambi sfociano nell’esaltazione delle radici patriottiche dell’ideologia comunista, e nella continuità tra la Russia sovietica con le sue precedenti manifestazioni storiche, comprese le originarie radici cristiane. La differenza, semmai, sta nel fatto che Zjuganov ha sempre insistito sull’esempio primordiale del monastero delle Grotte di Kiev, che fu fondato nel secolo XI dopo il Battesimo della Rus’: oggi però tale paragone crea notevole imbarazzo, a causa dei conflitti tra Russia e Ucraina. Putin ha quindi cercato di spostare ancora più indietro nel tempo e molto più a nord, le fonti della “anima russa”, esaltando la superiorità di Valaam sulla stessa Kiev. Non a caso, il presidente russo parla spesso anche del legame originario dei monaci russi con il monte Athos, i cui primi conventi vennero fondati in contemporanea con il Battesimo del principe Vladimir nel 988.

    Propaganda elettorale?

    In questo modo, Valaam e l’antico cristianesimo russo acquistano un significato non soltanto spirituale, ma anche politico e propagandistico, in particolare in questi giorni di lancio della campagna elettorale del “presidente ortodosso” per eccellenza. Non è un caso che gli analisti ritengano come unico possibile concorrente di Putin il nuovo candidato del Partito comunista, il 57enne Pavel Grudinin, a cui il vecchio capo Zjuganov ha lasciato la scena tra la sorpresa generale. Grudinin, leader di una holding agricola nella provincia di Mosca, non è mai stato iscritto al partito, anzi fino al 2010 era membro della “Russia Unita” putiniana.  Tra la sinistra e il partito di governo, ci sarebbe una gara a rubarsi gli slogan e gli argomenti ideologici: con il paragone tra Lenin e i santi, Putin avrebbe abilmente sottratto un punto di forza dei “rossi”, il cui legame con la “pancia” dell’elettorato è innegabile.

    Nel frattempo, il film di Kondrashov è diventato portavoce della campagna elettorale putiniana: pur utilizzando materiale vecchio di qualche mese, è stato montato e lanciato in fretta, forse per sfruttare l’eco delle accese discussioni sul riconoscimento dei resti dello zar Nicola II e della sua famiglia. Diversi commentatori – come Anton Sviridov su portal-credo.ru - ritengono che ci sarebbe in definitiva un accordo tra il governo e le autorità del Patriarcato ortodosso. Lo Stato si impegnerebbe a risolvere la questione della sepoltura di Lenin, lasciando alla Chiesa la piena responsabilità di dire una parola definitiva sull’autenticità dei resti imperiali, come chiesto dal patriarca Kirill e dal Sinodo dei vescovi russi. Sia Lenin che il suo grande nemico, lo zar Nicola, si uniscono quindi secondo gli auspici di Putin, per l’unica causa della Russia di oggi.

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