21/09/2019, 08.00
QATAR
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Qatar, centinaia di lavoratori migranti senza paga e costretti a rimpatriare

Si tratta di impiegati nel settore dell’edilizia e dei servizi. Le aziende coinvolte non sarebbero però legate ai progetti in cantiere per i mondiali di calcio del 2022, in passato oggetto di polemica per le violazioni ai diritti. Polemiche fra governo e attivisti sull’effettiva entrata in vigore di un fondo di garanzia in caso di risarcimento.

Doha (AsiaNews) - Centinaia di lavoratori migranti in Qatar sono da mesi senza paga e molti di loro sono stati costretti a tornare nei loro Paesi di origine, senza alcun compenso per le prestazioni effettuate. È quanto emerge da un rapporto pubblicato in questi giorni da Amnesty International (AI), secondo il quale nonostante le recenti riforme messe in campo da Doha per migliorare i diritti dei lavoratori, le condizioni per gli stranieri restano sempre difficili. 

Dall’assegnazione dei mondiali di calcio del 2022, il Qatar è finito sotto la lente di ingrandimento di movimenti attivisti ed esperti internazionali per quelle che vengono definite “pessime” condizioni nel mondo del lavoro. Doha ha risposto avviando un piano di sviluppo mirato a rafforzare i diritti dei lavoratori e l’immagine all’estero, ma non è bastato. 

Lo Stato del Golfo conta su circa due milioni di migranti che compongono la maggioranza della forza lavoro, la maggior parte dei quali provenienti dalle nazioni asiatiche come Nepal, India e Filippine. Negli ultimi due anni sono state introdotte riforme, fra cui la previsione di un salario minimo temporaneo e l’istituzione di comitati per la risoluzione delle controversie lavorative, oltre alla creazione di un fondo assicurativo e l’eliminazione dei visti in uscita. 

Tuttavia, secondo quanto denunciano alcune ong ancora oggi centinaia di lavoratori non ricevono il salario da “datori di lavoro senza scrupoli”. L’inchiesta mostra che almeno tre compagnie del Qatar non avrebbero corrisposto quanto dovuto a 2mila dipendenti stranieri, costringendo 1620 di questi a sporgere denuncia presso l’arbitrato del lavoro. 

I lavoratori rimasti senza salario sarebbero impiegati in compagnie che operano nel settore dell’edilizia e dei servizi per la pulizia. Di queste, nessuna sarebbe però legata in maniera diretta o indiretta ai progetti avviati in previsione dei mondiali di calcio. La maggior parte degli stranieri “sarebbero tornati a casa con niente in mano. Nessuno di loro avrebbe ricevuto alcun emolumento attraverso il sistema dei comitati”. 

In merito alla vicenda, il ministero qatariota del Lavoro, affari sociali e sviluppo amministrativo dichiara di essere intervenuto nella controversia e di aver aiutato molti di questi lavoratori migranti a cercare un accordo. Nell’ottobre del 2018 le autorità avevano annunciato la creazione di un fondo per risarcire i lavoratori che non ricevono compensi che, secondo i critici, non sarebbe mai entrato davvero in funzione a dispetto della crescente urgenza e necessità.

Da due anni iI Qatar è al centro di una controversia politica, diplomatica ed economica con gli altri Paesi del Golfo, in particolare l’Arabia Saudita. Le scontro fra con Riyadh e Abu Dhabi ha avvicinato ancor più Doha a Teheran, che ha offerto aiuto per l’organizzazione dei mondiali.

In passato la crisi del Golfo aveva fatto temere una (possibile) nuova assegnazione della rassegna iridata. Nel contesto dei lavori di costruzione degli stadi erano emersi casi di abusi e gravissime violazioni dei diritti dei lavoratori, che hanno gettato più di un’ombra su Doha. Le inchieste e le accuse emerse nel 2017 sono state però archiviate.

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