05/02/2019, 13.15
QATAR
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Qatar, mondiali 2022: nonostante le riforme, restano ‘difficili’ le condizioni dei migranti

È quanto emerge da un recente rapporto di Amnesty International. Doha rischia di non mantenere fede gli impegni presi in tema di diritti. Il  primo passo è l’abolizione completa del sistema di sponsor. Restano i limiti agli spostamenti e i lavoratori domestici devono sempre chiedere il “permesso di uscita”.

Doha (AsiaNews/Agenzie) - Il Qatar rischia di non mantenere fede alle promesse fatte nel recente passato di un miglioramento delle condizioni di lavoro di centinaia di migliaia di migranti, molti dei quali impegnati nei cantieri per i mondiali di calcio del 2022. È quanto emerge da un rapporto diffuso in questi giorni da Amnesty International (AI), secondo cui a dispetto “delle riforme” le condizioni di vita e di lavoro “per molti […] restano assai difficili”. 

Stephen Cockburn, vice-direttore del programma Temi Globali dell’ong pro diritti umani, sottolinea che “resta poco tempo” alle autorità di Doha “per lasciare una eredità positiva”, mettendo fine “agli abusi e alle sofferenze inflitte ogni giorni ai lavoratori migranti”. Per l’attivista è necessario predisporre “un sistema di lavoro” capace di contrastare “sfruttamento e miseria”. Il governo, prosegue, ha compiuto alcuni passi importanti in avanti, ma molto resta ancora da fare.

Amnesty International auspica anzitutto l’abolizione completa del sistema di sponsor (Kafala) che, a dispetto di alcuni cambiamenti recenti, continua a legare i lavoratori a imprenditori e affaristi privi di scrupoli per un lungo periodo di tempo. Negli ultimi due anni sono state introdotte riforme, fra cui la previsione di un salario minimo temporaneo e l’istituzione di comitati per la risoluzione delle controversie lavorative, oltre alla creazione di un fondo assicurativo. 

Tuttavia, resta alto il rischio di lavoro forzato, permangono limitazioni agli spostamenti insieme a violazioni e abusi dei diritti umani. E le lavoratrici e i lavoratori domestici [circa 175mila in totale] sono ancora obbligati a chiedere il “permesso di uscita” per poter abbandonare il Paese.

In Qatar, nazione da mesi al centro di una controversia politica, diplomatica ed economica con gli altri Paesi del Golfo, vi sono fra gli 1,5 e i 2 milioni di lavoratori migranti. Molti di questi sono immigrati asiatici, impiegati nel settore dell’edilizia. Le scontro fra con Riyadh e Abu Dhabi ha avvicinato ancor più Doha a Teheran, che ha offerto aiuto per l’organizzazione dei mondiali.

In passato la crisi del Golfo aveva fatto temere una (possibile) nuova assegnazione della rassegna iridata. Nel contesto dei lavori di costruzione degli stadi erano emersi casi di abusi e gravissime violazioni dei diritti dei lavoratori, che hanno gettato più di un’ombra su Doha. Le inchieste e le accuse emerse nel 2017 sono state però archiviate.

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