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  • » 14/11/2017, 12.13

    PAKISTAN

    Radicali islamici bloccano Islamabad, deputati continuino a giurare fedeltà a Maometto



    Circa 3mila membri del partito Tehreek-i-Labaik Ya Rasool Allah sono accampati da una settimana. La polizia ha disposto la chiusura delle scuole e sbarrato le strade con container. I radicali chiedono le dimissioni del ministro della Giustizia e l’applicazione della legge sulla blasfemia.

    Islamabad (AsiaNews/Agenzie) – Migliaia di radicali islamici, armati di bastoni e spranghe, stanno bloccando da giorni una delle vie d’accesso ad Islamabad. Essi appartengono al partito radicale Tehreek-i-Labaik Ya Rasool Allah, guidato dall’imam Khadim Hussain Rizvi. I radicali pretendono le dimissioni di Zahid Hamid, ministro della Giustizia, “colpevole” di aver fatto approvare una legge che non prevede il giuramento di fedeltà al profeta Maometto da parte dei parlamentari. Chiedono inoltre che lo Stato applichi in maniera rigorosa la legge sulla blasfemia contro gli “impostori ahmadi”.

    Circa 3mila manifestanti sono accampati dalla scorsa settimana nei pressi di un’autostrada, tra le principali arterie di collegamento alla capitale del Pakistan. Il sit-in sta creando notevoli disagi al traffico e al trasporto delle merci. Per scongiurare azioni violente da parte dei radicali, le autorità hanno imposto la chiusura delle scuole nelle vicinanze della manifestazione e hanno sbarrato le strade che portano al centro della città disponendo container sulla carreggiata.

    La diatriba nasce da una riforma della legge elettorale approvata dal governo federale agli inizi di ottobre. Essa prevede una modifica del giuramento richiesto a tutti i parlamentari. In precedenza, i deputati erano tenuti a prestare fedeltà a Maometto in quanto “sommo profeta” attraverso la formula “Giuro solennemente”; ora la frase è stata cambiata in “Credo”.

    I radicali si oppongono con forza alla modifica. L’imam Rizvi ha dichiarato: “Non permetteremo a nessuno di cambiare le leggi islamiche”. I suoi seguaci promettono in coro: “Siamo disposti a morire pur di proteggere l’onore del profeta”. Inoltre essi accusano il ministro Hamid di proteggere gli ahmadi e di essere un membro della loro setta. Da parte sua, il rappresentante del governo ha respinto gli addebiti e ripetuto in più occasioni che il cambio di formula è stato solo un “errore d’ufficio”.

    Nel frattempo gli estremisti del Tehreek-i-Labaik difendono la legge sulla blasfemia e sostengono che la pena capitale per chi si macchia di vilipendio all’islam sia la giusta punizione, in particolare per gli apostati ahmadi. Da quando nel 1974 la repubblica islamica li ha dichiarati non islamici (eretici), i membri della comunità ahmadi sono oggetto di violenze e persecuzioni. Nel 1984 il generale Zia ul Haq ha introdotto alcune leggi che criminalizza gli ahmadi che si identificano o si “presentano” come musulmani. Tra il 1984 e il 2015, almeno 256 persone sono state uccise; a 65 defunti è stata negata la sepoltura nei cimiteri islamici; 27 luoghi di culto sono stati demoliti. “C’è solo una punizione per chi disonora il profeta: il taglio della testa”, ripetono i manifestanti da una settimana.

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