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» 20/06/2012
INDIA
Rajasthan, no alle bambine: 2.500 feticidi e infanticidi femminili al giorno
di Nirmala Carvalho
Alcune famiglie lasciano morire le neonate di fame e di sete, per aggirare la legge. Nel distretto di Jaisalmer (uno dei peggiori), cinque casi di morti sospette solo a giugno. È uno degli Stati indiani con la sex ratio più bassa: 883 femmine sotto i sei anni ogni 1000 maschi. Medico della Pontificia accademia per la vita: "È un malessere sociale che leader religiosi, ong e autorità devono combattere insieme".

Mumbai (AsiaNews) - Con quasi 2.500 casi di feticidi e infanticidi femminili al giorno, il Rajashtan è uno degli Stati indiani peggiori per le bambine. E se già non bastavano i test (illegali, ndr) per determinare il sesso del feto e praticare aborti selettivi, ora chi non vuole una figlia sembra aver trovato un nuovo modo per aggirare la legge: una volta partorita, la neonata viene lasciata morire di fame e di sete. Dall'inizio di giugno, nel distretto di Jaisalmer (uno dei peggiori) sono già cinque le "morti bianche" di bambine, giudicate sospette dalle autorità.

Il 15 giugno, la polizia del villaggio di Sangad (distretto di Jaisalmer) ha arrestato Dileep Singh, dopo la morte in circostanze misteriose della figlia, il 13 giugno scorso. Secondo Mamta Vishnoi, sovrintendente che si è occupato del caso, l'uomo avrebbe negato alla piccola cure mediche, necessarie dopo la nascita. Al momento, un gruppo speciale di medici legali sta conducendo l'autopsia sul corpo della piccola. In attesa dei risultati, il padre resterà in carcere per 15 giorni.

Nei villaggi di Tejmalta e Mandi, tre bambine sono morte per cause ignote. Una di queste, nata l'8 giugno e giudicata in piena salute dai medici, è stata trovata morta il giorno dopo in evidente stato di denutrizione. In un altro caso, la famiglia è scomparsa, e la polizia è sulle sue tracce.

Shuchi Tyagi, district collector di Jaisalmer, spiega: "Per sfuggire alla legge, queste persone usano metodi disumani. Dopo aver lasciato morire le neonate, cospargono il corpo di sale o agenti chimici per accelerarne la decomposizione. A quel punto, le autopsie non possono risalire alle cause del decesso". In seguito a questi episodi, Tyagi ha dato ordine che tutte le nuove nate siano segnalate a qualsiasi autorità del distretto: sanitari, polizia, consigli comunali.

Il dr. Pascoal Carvalho, membro della Pontificia accademia per la vita, spiega ad AsiaNews:  "Il nostro Paese considera la vita umana sacra, da sempre. L''Ahimsa' ("non violenza", ndr) è uno dei valori più preziosi dell'India. Eppure, stiamo assistendo alla graduale erosione del rispetto per la vita, mentre dilaga una cultura della morte. L'ultimo censimento nazionale (Census 2011) mostra che il Rajashtan ha 883 femmine sotto i sei anni ogni 1000 maschi della stessa età. Nel 2001 erano 909 [femmine] ogni 1000 [maschi]. Questo squilibrio riflette uno serio malessere sociale".

L'India, spiega il medico, "è una società patriarcale, e la discriminazione verso la donna si manifesta in modo distruttivo con infanticidi e feticidi femminili. Questo, nonostante gli sforzi del governo nel sensibilizzare la popolazione". Nel Rajashtan, aggiunge, "i distretti di Jaisalmer, Brmer, Pali, Chittorgarh, Ganganagar e Jhunjhunu sono noti per uccidere le bambine".

Secondo il medico, "leader religiosi, ong e istituzioni devono lavorare insieme per promuovere il valore e a dignità della bambina. La Chiesa cattolica difende la sacralità della vita umana, sin dal suo concepimento. E molti dei suoi ospedali cercano di insegnare e promuovere la cultura della vita, a tutti i pazienti".

 


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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