18/03/2019, 11.41
ARABIA SAUDITA - STATI UNITI
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Riyadh, un gruppo speciale voluto da Mbs per reprimere il dissenso (e uccidere Khashoggi)

È quanto emerge da un’inchiesta del New York Times che cita alti funzionari statunitensi. Chiamato “Gruppo saudita di intervento rapido”, dal 2017 avrebbe compiuto diverse operazioni “clandestine”. Nessun commento da parte dei vertici sauditi. Esperto di intelligence: “Mai visto una repressione di così vasta portata”. 

Washington (AsiaNews) - Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (Mbs) ha avallato la creazione di una squadra speciale (segreta) per reprimere il dissenso nel Paese, esercitando attività di sorveglianza, sequestri e torture di personalità “ostili” secondo la leadership di Riyadh. È quanto emerge da un’inchiesta del New York Times, che cita alti funzionari statunitensi; le fonti hanno letto documenti dell’intelligence relativi alla campagna, iniziata un anno prima dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, ucciso il 2 ottobre nel consolato saudita a Istanbul.

Gli alti funzionari statunitensi hanno ribattezzato la squadra allestita da Riyadh con l’appellativo di “Gruppo saudita di intervento rapido”. Secondo le fonti, vi è la prova certa che alcune fra le molte missioni “clandestine” portate a termine da questo reparto speciale sono state effettuate da membri che hanno ucciso e smembrato il cadavere di Khashoggi. 

Da qui l’ulteriore conferma, come già anticipato nelle scorse settimane dalle Nazioni Unite, che l’assassinio del giornalista critico verso la leadership wahhabita e lo stesso principe ereditario, sia parte di una più ampia campagna per reprimere il dissenso. Ad avvalorare le accuse mosse dagli alti funzionari statunitensi, che hanno chiesto l’anonimato per motivi di sicurezza, vi sono anche familiari e persone vicine alle vittime. 

L’omicidio Khashoggi ha suscitato sdegno e condanne globali; sulla vicenda sono intervenuti anche i senatori statunitensi, che hanno chiesto al presidente Donald Trump di individuare e punire i responsabili. I sospetti gravano attorno al principe ereditario e alla sua stretta cerchia di fedelissimi. Tuttavia l’inquilino della Casa Bianca non ha dato seguito alle richieste dei parlamentari, escludendo un coinvolgimento diretto di bin Salman pur di salvaguardare l’alleanza con i sauditi. 

In questi mesi Riyadh ha sempre negato con forza ogni responsabilità di Mbs, dando la colpa a non meglio precisati “cani sciolti”. Ad oggi un gruppo di 11 persone è a processo in Arabia Saudita per omicidio, ma dal regno wahhabita non filtrano particolari informazioni e sul procedimento è calata una cortina fumogena. 

Fra le sue attività, il gruppo di intervento è coinvolto in detenzioni, sequestri e abusi di attiviste di primo piano, ora a processo. Secondo le fonti, il team di intervento era così occupato che il capo squadra ha chiesto a bin Salman una pausa nelle operazioni durante l’Eid al-Fitr, la festa musulmana che segna la fine del Ramadan (il mese sacro di digiuno e preghiera). 

Interpellati sulla vicenda, alti funzionari sauditi non hanno voluto confermare, né smentire l’esistenza di questa squadra speciale e non hanno commentato l’inchiesta del New York Times. Per il giornale Usa Mbs ha dato il proprio benestare alla formazione della gruppo speciale di intervento, che risponde agli ordini di Saud al-Qahtani, un fedelissimo del principe ereditario. 

Dal momento della creazione, i suoi uomini hanno arrestato decine fra leader religiosi, intellettuali e attivisti percepiti come una “minaccia” per la leadership saudita. “Non abbiamo mai visto una repressione di così vasta portata” sottolinea Bruce Riedel, ex membro della Cia oggi analista al Brookings Institution. “In passato - aggiunge - un dissidente come Jamal Khashoggi non avrebbe certo meritato lo sforzo [di un omicidio]”.

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