20/09/2017, 11.24
ARABIA SAUDITA
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Riyadh arresta due attivisti per i diritti umani

Erano in attesa di appello per precedenti condanne. Ong accusano: cercano di schiacciare il movimento per diritti umani. Dall’inizio del mese, le autorità hanno fermato 30 figure religiose e intellettuali.

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) – La polizia saudita ha arrestato due attivisti per i diritti umani. Si tratta di Abdulaziz al-Shubaily e Issa al-Hamid, membri fondatori dell’Associazione saudita per i diritti civili e politici (Acpra). A denunciare il fermo è l’Ong Amnesty International (Ai), che accusa il regno saudita di voler “schiacciare il movimento per i diritti umani nel Paese”.

Entrambi gli attivisti erano in attesa di appello per precedenti condanne. All’inizio del 2017, Shubaily era stato condannato a otto anni di prigione per “minaccia all’ordine pubblico”. A quanto riporta Ai, fra i reati di cui è accusato vi è quello di aver fornito informazioni a organizzazioni straniere, utilizzate in rapporti sulle violazioni dei diritti umani in Arabia Saudita.

Hamid era stato processato l’aprile dello scorso anno dalla Corte speciale penale (Scc), una corte segreta anti-terrorismo, secondo Ai spesso utilizzata per condannare a lunghi periodi di reclusione i difensori dei diritti umani e altri dissidenti pacifici . La lunga lista di accuse include “incitamento alla violazione dell’ordine pubblico” e “insulto alla magistratura”, e  riguarda dichiarazioni e articoli pubblicati dall’attivista su diversi argomenti, fra cui il diritto a manifestare e le violazioni dei diritti umani perpetrate dal ministero degli interni.

Al presente, Riyadh non ha ancora rilasciato commenti né confermato gli arresti.

La direttrice delle campagne di Ai per il Medio Oriente, Samah Hadid, ha dichiarato: “È momento buio per la libertà di espressione in Arabia Saudita… questi due arresti confermano il nostro timore che la nuova leadership guidata da Mohammed bin Salman sia determinata a schiacciare il movimento per i diritti umani nel Regno”.

Acpra, fondata nel 2009, è stata costretta a chiudere nel 2013. Dopo quella data, tutti gli 11 fondatori sono stati imprigionati.

Dall’inizio del mese, le autorità saudite hanno arrestato circa 30 religiosi, intellettuali e studiosi, più di 20 dei quali fermati la scorsa settimana. Gli arresti hanno attirato le critiche anche dell’Ong Human Rights Watch, secondo cui l’atteggiamento saudita è una “coordinata repressione del dissenso”.

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