12/10/2011, 00.00
TURCHIA
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Roncalli a Istanbul: un libro ricorda la sua amicizia per la Turchia

di Mavi Zambak
“İstanbul incontro di due mondi” è il titolo del volume, in tre lingue – italiano, turco e francese – scritto da Rinaldo Marmara - che sottolinea il ruolo di ponte fra diverse culture e religioni svolto dal futuro “papa buono” quando era delegato apostolico negli anni della guerra.
Istanbul (AsiaNews) - “İstanbul incontro di due mondi” è questo il titolo del volume di Rinaldo Marmara, portavoce della Conferenza episcopale di Turchia, sulla presenza dell’allora mons. Roncalli in Turchia dal 1935 al 1944. Lo scopo è quello di ricordare il soggiorno di papa Roncalli in questa città e celebrare l’inizio delle relazioni amichevoli che il futuro Giovanni XXIII ha intessuto prima come delegato apostolico, tramutate poi da Papa in vere e proprie relazioni diplomatiche. Il libro è stato presentato durante un cocktail offerto dalla municipalità del distretto di Sisli, dove si trova la residenza che fu di mons. Roncalli, ora Nunziatura. Il titolo sottolinea come la figura di Roncalli abbia fatto da ponte a due mondi, due culture, due religioni, così come lo è la città stessa di Istanbul. Rinaldo Marmara è anche storico ufficiale del Vicariato di Istanbul nonché direttore dell’Archivio del Vicariato medesimo.

Mons. Roncalli durante i dieci anni trascorsi a İstanbul come delegato apostolico creò con gli ambienti governativi turchi un’atmosfera di amicizia verso la Santa Sede tale che continuò e si consolidò ancor più sotto il suo pontificato. In seguito alla visita di Celal Bayar, presidente della Repubblica di Turchia, al nuovo papa Giovanni XXII, avvenuta l’11 giugno 1959, il Vaticano e la Turchia decisero reciprocamente di istituire delle Rappresentanze ufficiali che presero definitivamente corpo il 21 gennaio 1961 quando il primo nunzio, mons. Francesco Lardone, si sistemò ad Ankara.

«Mons. Roncalli – ha dichiarato il dott. Marmara – sapeva molto bene che non avrebbe avuto alcun ruolo rappresentativo in Turchia al di fuori della sua missione spirituale e pastorale. Tuttavia in ogni circostanza seppe manifestare la sua presenza e riuscì ad esprimere la sua stima e la sua gratitudine alle autorità civili. Questo gli valse una sincera ammirazione nelle alte sfere del ministro degli Affari esteri.» Era un’amicizia che Roncalli coltivava non come un sentimento di circostanza dovuto alla sua permanenza in Turchia, quanto piuttosto come desiderio di realizzare concretamente quella fratellanza universale, voluta da Gesù stesso, con quella umiltà e discrezione propria che lo caratterizzerà per tutta la vita.

Lunedì 10 ottobre, l’ “amico dei turchi” come viene affettuosamente chiamato papa Giovanni XXII ad Istanbul e non solo, è riuscito ancora una volta a riunire attorno alle rive del Bosforo le personalità più svariate del mondo politico, diplomatico e religioso. Era presente il console generale d’Italia, Gianluca Alberini, che ha ricordato come in Turchia “Un uomo di fede e un diplomatico come Angelo Roncalli, nei dieci anni di permanenza qui, seppe intrecciare rapporti importanti con tutte le parti dell’infuriante conflitto mondiale, prodigandosi incessantemente in favore dei rifugiati e dei perseguitati, oltre a mantenere anche il forte legame con la comunità dei connazionali, testimoniato dalle visite regolari alle carceri, alle scuole e all' associazione caritativa italiana Società artigiana”.

E tutto ciò nel più esemplare rispetto della realtà turca, tanto da comprendere l’importanza di studiare la lingua del Paese nel quale svolgeva il suo apostolato per poter comunicare, essere integrato, conoscere la mentalità e l’anima della gente che lo ospitava; e con questo stesso spirito, con attenzione e perseveranza cominciò lo studio della lingua turca e la introdusse nelle preghiere. Sono state ricordate le parole pronunciate il 28 maggio 1944: “Gesù è venuto per abbattere queste barriere; egli è morto per proclamare la fraternità universale; il punto centrale del suo insegnamento è la carità, cioè l’amore che lega tutti gli uomini a lui come primo dei fratelli, e lega lui con noi al Padre. So bene che subito mi si levano innanzi difficoltà d’ambiente che possono contrastare a questa libera espansione dell’anima di ogni fedele nella comunicazione della verità e della grazia dei propri fratelli. Ma voi sapete bene che c’è tutta un’infinità di rapporti innumerevoli e di contatti che permettono molteplici possibilità di trasmettere il messaggio divino”.

Il sindaco di Sisli, promotore e deciso sostenitore di questa iniziativa ha ribadito come tutto ciò “dia la miglior lezione contro coloro che sostengono lo scontro di civiltà e aiuti a ben sperare che il rispetto e l’amicizia possano far abbracciare con grande tolleranza e pacifica convivenza diversi credo religiosi e diverse culture”. Era presente anche il vicario apostolico di Istanbul mons. Luis Pelatre, il vicario patriarcale dei Siro cattolici di Turchia, mons.Yusuf Sag, il vicario di Bergamo mons.Maurizio Gervasoni e il direttore della Caritas di Bergamo don Claudio Visconti, oltre a numerosi sacerdoti, suore e cristiani di differenti confessioni, accanto a personalità civili turche e stranieri e rappresentanti di vari associazioni e istituzioni laiche e musulmane.

Il libro, scritto in tre lingue (italiano, turco e francese) è un prezioso studio e una carrellata piacevole dell’attività molteplice e complessa di quegli anni, documentata da citazioni che lasciano direttamente parlare Roncalli attraverso i suoi scritti custoditi negli archivi della Segreteria di Stato e della Congregazione per le Chiese Orientali, ma anche tratti dal suo copioso epistolario, dal Giornale dell’anima e dal diario.
Ma ancor più questo volume, che l’Istituto di Studi Politici S.Pio V presenterà anche a Roma il 21 novembre vuole essere un seme, nella speranza “che possa generare fratellanza, cemento delle Pace, Pace di cui il mondo di oggi, più che mai ha urgente bisogno”.
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