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    » 17/04/2012, 00.00

    VIETNAM

    Scrivono di scioperi e giustizia: il governo vietnamita processa tre blogger



    Alla sbarra Nguyen Van Hai, Phan Thanh Hai e Ta Phong Tan per “propaganda contro il Partito unico comunista”. Gli articoli apparsi sul sito web Free Journalist Club, che essi hanno contribuito a fondare. I legali nutrono “poche speranze” di evitare una condanna. Essi rischiano fino a 20 anni di galera.

    Ho Chi Minh City (AsiaNews/Agenzie) - Le autorità vietnamite hanno incriminato tre blogger e attivisti di primo piano, con l'accusa di aver "criticato" l'operato del governo e di "propaganda contro il Partito unico comunista" che regge lo Stato. La conferma arriva dai media ufficiali, secondo cui Nguyen Van Hai, Phan Thanh Hai e Ta Phong Tan saranno rinchiusi "di nuovo" in cella e perseguiti a livello legale. Fra le presunte prove dei crimini commessi, una serie di pubblicazioni postate tra il settembre 2007 e l'ottobre 2010 sul sito web Free Journalist Club, che essi stessi hanno contribuito a fondare.

    Il giornale filo-governativo Than Nien, in un articolo il pubblicato il 15 aprile, riferisce che i post incriminati contengono tematiche politiche "sensibili" fra cui gli scioperi dei lavoratori, i processi ai dissidenti e le proteste contro Pechino per le controversie legate al controllo del Mar cinese meridionale. I tre, secondo l'accusa, avrebbero "distorto e denigrato il partito e lo Stato". Saranno processati in base all'articolo 88 del Codice penale vietnamita e rischiano fino a 20 anni di prigione.

    Nguyen Quoc Dat, avvocato di Van Hai, spiega a Radio Free Asia (Rfa) di nutrire "poche speranze" in vista del processo e che la battaglia per far cadere le accuse a carico del suo assistito sono "molto basse". Il dibattimento si terrà presso il Tribunale del popolo di Ho Chi Minh City - dove sono giunti i fascicoli a carico dei tre imputati - ma non è ancora stata fissata una data certa della prima udienza.

    Nguyen Van Hai, meglio conosciuto con il soprannome di Dieu Cay, è stato arrestato la prima volta alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino del 2008, per aver preso parte a proteste anti-cinesi (Pechino e Hanoi, entrambi governi comunisti, sono due storici alleati anche se di recente sono emersi contrasti territoriali). Processato per evasione fiscale e truffa al fisco, due accuse pretestuose, il dissidente è stato quindi condannato a 30 mesi di prigione. Avrebbe dovuto essere rilasciato nell'ottobre 2010, ma il giorno della scarcerazione la polizia ha assaltato la casa, malmenato la moglie ed emesso nuove accuse a carico dell'uomo. Egli ha vissuto a lungo in regime di isolamento, prima di poter incontrare - ma solo di recente - il suo avvocato.

    Gli altri due blogger e attivisti a processo sono: Phan Thanh Hai, 43 anni, meglio conosciuto con il soprannome di Anh Ba Saigon, che si è occupato a lungo di problemi ambientali, corruzione e scandali politico-finanziari; Ta Phong Tan, 44 anni, ex poliziotta e membro del partito comunista vietnamita, prima di diventare giornalista e attivista, in prima fila nelle denunce per gli abusi e le storture del sistema carcerario.  

    Il Comitato vietnamita per i diritti umani si appella alle autorità perché i blogger vengano rilasciati presto e senza condizioni. Essi, aggiungono, sono stati ingiustamente imprigionati per "la legittima espressione delle loro opinioni pacifiche". Dure critiche provengono anche da Human Rights Watch, che in passato ha premiato i tre per la loro attività.

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