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    » 11/06/2009, 00.00

    IRAN

    Si fa rovente il clima politico alla vigilia delle incerte elezioni iraniane



    Una lettera contro Ahmadinejad dell’ex presidente Rafsanjani alla Guida suprema, un monito del capo della Guardia rivoluzionaria ai riformisti, la chiusura ordinata all’unico quotidiano schierato con Mousavi indicano il crescere della tensione. Domani il voto, sabato i risultati sui quali nessuno avanza previsioni.
    Teheran (AsiaNews/Agenzie) – Si è improvvisamente fatto rovente il clima politico in Iran, alla vigilia del voto per la presidenza della Repubblica. L’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, attuale capo dell’autorevole Expediency Council, ha scritto alla Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei per chiedere riparazione riguardo ad accuse lanciategli dall’attuale presidente Mahmoud Ahmadinejad; il capo della potente Guardia rivoluzionaria – dalla quale proviene lo stesso Ahmadinejad – ha pubblicamente messo in guardia i “riformisti” dal tentare una “rivoluzione di velluto” e il procuratore generale Saeed Mortasavi ha ordinato la chiusura di Yas-e No, l’unico quotidiano schierato con il principale rivale di Ahmadinejad, l’ex premier Mir Hossein Mousavi.
     
    Sono tutti segnali che sembrano lasciar trasparire la scelta di Khamenei, massima autorità del Paese, a favore di Ahmadinajad e, al tempo stesso, il timore che possa ripetersi quanto accadde nel 1997, quando Mohammed Khatami batté l’allora candidato della Guida suprema che era l’ayatollah Nateq-Nuri. Allora Khatami ebbe oltre il 70% dei voti e Khamenei non poté farci nulla.
     
    Questa volta la Guida suprema sembra aver deciso di appoggiare Ahmadinejad - che quattro anni fa non era la sua prima scelta, ma col quale appare aver trovato un modus vivendi - e cerca di evitare il ripetersi del successo di un “riformatore”, quale è Mousavi. Ufficialmente, Khamenei ha dichiarato di non voler dire per chi voterà, ma ultimamente è più volte uscito con lodi all’attuale governo. A confermare tale linea, sia la presa di posizione della Guardia, sia il silenzio col quale è stata accolta la richiesta di Rafsanjani, che domandava di poter rispondere in televisione – che la Guida suprema controlla - alle accuse di corruzione lanciategli in un trasmissione da Ahmadinejad.
     
    Ancor più legata a Khamenei è la Guardia rivoluzionaria, uno dei pilastri del regime degli ayatollah. Il capo politico della Guardia, Yadollah Javani, ha avvertito coloro che volessero dar vita a una “rivoluzione di velluto”, che tale tentativo sarebbe “soffocato in boccio”. “Ci sono numerose indicazioni che alcuni gruppi estremisti hanno scelto una rivoluzione colorata” ha detto, aggiungendo di vedere segnali di una rivoluzione di velluto. Il riferimento, trasparente, è a Mousavi e ai suoi sostenitori, a quanto accadde in Cecoslovacchia nel 1989, quando gli studenti con una serie di pacifiche manifestazioni spinsero alla caduta il regime comunista – e fu chiamata rivoluzione di velluto – e a quanto accaduto in Ucraina nel 2004 con la “rivoluzione arancione”, che portò alla sconfitta del regime filorusso. I sostenitori di Mousavi sventolano e indossano sciarpe, fazzoletti e bandiere di colore verde.
     
    In questo quadro, anche la lettera, resa pubblica, di Rafsanjani a Khameni – del tutto inusuale – appare legata alla campagna elettorale, ma sul fronte opposto.
     
    Con tutto ciò, nessuno si azzarda a fare previsioni sull’andamento del voto. Tra l’altro per una caratteristica particolare del Paese: quasi la metà dei circa 46 milioni di votanti ha meno di 30 anni e in sei milioni voteranno per la prima volta. Come è andata, si dovrebbe sapere sabato notte, un eventuale ballottaggio ci sarà il 19.
     
     
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