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  • » 22/08/2016, 13.04

    PAKISTAN

    Sialkot, ospedale cattolico offre cure gratuite ai malati di tubercolosi (Video)

    Kamran Chaudhry

    Il Bethania Hospital è gestito dall’arcidiocesi di Lahore. I medici sono impegnati nel combattere l’emarginazione sociale che colpisce i malati. La struttura organizza programmi per informare gli abitanti sul virus. Ogni anno nel Paese muoiono 70mila persone di tbc.

    Sialkot (AsiaNews) – Il Bethania Hospital di Sialkot, nel Punjab pakistano, offre cure mediche gratuite ai cittadini poveri malati di tubercolosi. La struttura è l’unico ospedale cattolico gestito dall’arcidiocesi di Lahore. Da 52 anni i medici e gli operatori sanitari sono anche impegnati nel combattere lo stigma sociale che emargina coloro che sono affetti dalla malattia, spesso abbandonati dagli stessi familiari una volta rivelata l’esistenza del disturbo.

    P. Robin Bashir, direttore dell’ospedale, dice ad AsiaNews: “Gli abitanti del luogo considerano questi pazienti come ‘intoccabili’. I loro vestiti e gli utensili di uso quotidiano vengono separati dal resto dei membri della famiglia. Le donne non sposate chiedono di essere visitate in segreto”. Il sacerdote spiega che le donne preferiscono non sottoporsi alle cure, pur di evitare l’emarginazione da parte della società. Questo è il motivo, dice, per cui “il nostro reparto di ginecologia è vuoto”.

    Lo scorso anno, continua il direttore, “un uomo è venuto in ospedale con sua moglie, che in seguito è stata ricoverata. Egli ha pagato la parcella dei medici e il giorno seguente ha inviato alla consorte la richiesta di divorzio”.

    Insieme ai sanitari, P. Bashir tenta di contrastare la discriminazione attraverso l’educazione. Il personale ospedaliero organizza seminari e incontri rivolti alla popolazione dei villaggi e visita i pazienti nelle proprie case. I programmi volti ad accrescere la consapevolezza della malattia, dice, “sono uno dei più importanti servizi forniti dall’ospedale”.

    Nato come piccolo dispensario, il centro oggi è provvisto di 134 posti letto, con dipartimenti separati per la fisioterapia, una scuola d’infermeria, un centro per la lotta contro l’obesità e varie sale operatorie. Ogni giorno i medici visitano circa 200 pazienti, la maggior parte dei quali di religione musulmana.

    Nel 1991 il governo del Pakistan ha riconosciuto alla struttura l’enorme contributo reso alla nazione e l’ha riconosciuta come istituzione caritatevole, concedendo sgravi fiscali fino al 50%. L’ospedale rientra anche nella fornitura di medicinali stanziata dal Programma nazionale di controllo della tubercolosi.

    Secondo i dati più recenti, il Pakistan occupa il sesto posto nella classifica dei 22 Paesi più a rischio di contagio. Su una popolazione di oltre 180 milioni di abitanti, 430mila sono affetti  dalla malattia, di cui 15mila minori di 18 anni; ogni anno muoiono di tbc circa 70mila persone.

    Adnan Ahmad, un paziente di 32 anni, racconta di aver tentato invano di curare il disturbo per oltre due anni, recandosi da vari erboristi. Un giorno poi “ho sentito parlare di questo ospedale missionario. I cristiani stanno aiutando i poveri in modo eccezionale”.

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