29/05/2019, 09.08
PAKISTAN
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Sindh, veterinario indù accusato di blasfemia: incendiata la sua clinica

Il medico lavora nel villaggio di Phuladiyon. Un suo cliente lo ha denunciato all’imam locale per aver “incartato i farmaci nelle pagine di un testo islamico”. La vittima rischia la pena di morte.

Islamabad (AsiaNews/Agenzie) – Un medico veterinario indù è stato incriminato per blasfemia con l’accusa di aver incartato dei farmaci nelle pagine di un testo contenente versetti del Corano. L’accusa ha scatenato violente proteste nel villaggio in cui il medico risiede, Phuladiyon, a circa 40 km di distanza da Mirpurkhas (nella provincia del Sindh). La folla ha dato alle fiamme la clinica veterinaria e altri negozi appartenenti alla comunità indù. Per precauzione, gli agenti hanno preso in custodia il medico per salvarlo dall’ira della massa.

Da parte sua, il veterinario respinge tutte le accuse: egli sostiene che si sia “trattato tutto di un errore” e che non si sia accorto che i libri da lui utilizzati erano testi religiosi scolastici. Ora però rischia l’ergastolo, se non addirittura la pena di morte, dato che la denuncia è stata registrata in base agli articoli 295-A e 295-B del Codice penale pakistano, conosciuti più comunemente con il nome di “leggi sulla blasfemia”, che puniscono chiunque si macchi d’insulto al profeta Maometto.

Gli incidenti sono avvenuti il 27 maggio. Saqib Ismail Memon, capo della polizia locale, riporta che la folla ha tentato di aggredire la stazione di polizia, procurando danni al portone principale. In seguito gli agenti hanno preso in custodia sei sospettati di aver dato alle fiamme le proprietà dell’uomo indù.

Phuladiyon è un’area abitata da circa 6mila persone, in maggioranza indù, mentre il Pakistan è a maggioranza musulmana. La denuncia contro il medico è stata presentata dall’imam locale Mohammad Ishaq Nohri, su indicazione dell’uomo che aveva ricevuto le medicine per il bestiame. Secondo l’imam, il veterinario avrebbe usato pagine di testi religiosi islamici in maniera intenzionale e lo incolpato sostenendo anche che nella clinica avrebbe trovato molti libri strappati.

Pakistan la blasfemia è punita con la pena di morte e il semplice sospetto di offese al profeta può scatenare la reazione dei musulmani più radicali. Analisi riportano che dal 1990 sono state almeno 65 le persone uccise dai “vigilanti del Corano” e tanti fedeli delle minoranze sono in carcere in attesa di processo. La vicenda più famosa è quella che ha coinvolto Asia Bibi, la madre cristiana che ha trascorso nove anni in prigione in attesa di una sentenza ed è stata liberata due settimane fa. I radicali islamici volevano invece che venisse impiccata.

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