15/11/2017, 12.50
IRAN
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Solidarietà alle vittime del terremoto. I sospetti sulla qualità delle costruzioni

In costante aumento il numero delle vittime: sono almeno 530. Rouhani promette intervento  immediato. Solidarietà da tutto il mondo. Dubbi sulle case costruite dal governo di Ahmadinejad. Dal 1990, 100mila iraniani sono morti a causa di un terremoto.

Teheran (AsiaNews/Agenzie) – Continuano ad essere dure le condizioni di vita dei sopravvissuti al terremoto che il 12 novembre ha scosso il confine fra Iraq e Iran. Secondo fonti ufficiali, le morti potrebbero essere superiori a 530, di cui 432 già attestate, e più di 9,400 i feriti. Le vittime ricevono solidarietà dal resto del Paese, ma anche dalla comunità internazionale. Tuttavia, sorgono le prime domande sulle responsabilità della devastazione: alcune abitazioni erano state costruite da poco.

La provincia maggiormente è stata quella di Kermanshah. Mohammad-Ali Monshizadeh, funzionario locale, afferma che sono stati rilasciati già 430 certificati di morte, ma che esiste “un numero stimato da 100 fino a 150 di persone seppellite sotto le macerie”, portando il conto dei decessi fra i 530 e i 580. In 316 sono morti solo nella città di Sarpol-e Zob. È il terremoto più letale verificatosi quest’anno nel mondo.

Le autorità iraniane incontrano diverse difficoltà a fornire accoglienza e aiuto alle migliaia di persone costrette a dormire all’addiaccio. Ieri, il presidente Hassan Rouhani si è recato in visita a Kermanshah, promettendo l’intervento immediato del governo. Intanto, il leader supremo Khamenei ribadisce che “la compassione deve essere seguita da azioni”.

Le vittime del terremoto ricevono solidarietà sia dall’interno che al di fuori del Paese. Oltre al messaggio di papa Francesco, numerose nazioni hanno espresso la loro vicinanza, fra cui gli stessi Stati Uniti. In tutto il Paese, molti iraniani si sono mossi per raccogliere beni di prima necessità. Alcuni donano il sangue per aiutare i soccorsi e la città di Sanandaj ha offerto cibo, acqua e coperte.

Intanto, Fabrizio Cavalletti, responsabile dell'Ufficio Africa e Asia di Caritas Italia ha riferito a Radio Vaticana che la Caritas in Iran “ha espresso solidarietà e si è mostrata pronta a collaborare con le autorità”. Ieri, il Paese ha celebrato una giornata di lutto nazionale.

Oltre alle espressioni di cordoglio e vicinanza emergono domande per quanto riguarda il crollo di edifici di recente costruzione, facendo nascere sospetti sulla bassa qualità con cui sono stati costruiti. Il primo vicepresidente Eshaq Jahangiri ha detto che molti di essi erano stati edificati con il programma di alloggi popolari del governo di Mahmoud Ahmadinejad. Il quotidiano iraniano Hamdeli ha accusato l’ex-presidente della gravità della devastazioni, pubblicando in prima pagina una vignetta satirica in cui egli è ritratto mentre si fa un autoscatto di fronte ai detriti.

Non è la prima volta che l’Iran viene colpito da un grave terremoto. Nel 1990 una scossa nel nord del Paese aveva ucciso fra le 35 e 50mila persone. Nel 2003, nella provincia meridionale del Kerman un terremoto ha provocato 31mila morti. Dal 1990, in Iran si sono verificate più di 600 scosse con una magnitudo superiore ai 5 gradi, e quasi 100mila persone hanno perso la vita.

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