23/11/2016, 09.54
TAIWAN
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Su Kaiyi, la musica è fascino e missione

di Su Kaiyi

La famosa compositrice, proveniente da una famiglia molto povera, è cattolica fin da bambina. Il suo parroco era p. John Wu, divenuto poi cardinale ad Hong Kong. Mettere insieme la musica classica e quella aborigena, molto utile per la preghiera. L’onda nuova della musica a cappella in Asia.

Taipei (AsiaNews) - La signorina Su (蘇開儀), nata a Taipei, si è dedicata fin da piccola alla musica. Ora è divenuta un’autorità nella musica sacra asiatica e nell’ambito più allargato dei compositori professionisti. Al presente lavora nella Commissione per la liturgia - sezione musica sacra - della Conferenza episcopale regionale cinese. I suoi genitori sono stati i primi aderenti al cattolicesimo nella sua famiglia. Ad AsiaNews ha raccontato la sua storia e la sua missione nel campo della musica.

Mia mamma ha conosciuto un prete cattolico e si è convertita. La mamma ha avuto cinque figli, erano poveri, perché mio papà si è ammalato e poi è morto quando io avevo tre anni. I miei due fratelli maggiori si sono anche loro ammalati e sono morti molto giovani.

Io ho studiato nelle scuole cattoliche e con i miei fratelli siamo stati cresciuti dalla comunità parrocchiale, visto che eravamo così poveri e senza papà. Il mio fratello più grande, è sicuramente quello che ha sofferto di più la situazione di povertà e di continuo adattamento. Io sono la quinta dei figli, per me non è stata così dura perché i miei fratelli maggiori mi hanno sempre accudita. Fin da piccoli abbiamo partecipato alle attività parrocchiali, siamo cresciuti col parroco e le famiglie della parrocchia. Il mio parroco era padre John Wu (胡振中神父): noi siamo suoi “figli” adottivi, senza di lui la nostra famiglia non avrebbe avuto futuro. Lui è poi andato a Hong Kong ed è diventato cardinale, è morto nel settembre 2002.

Non è stato facile, mia mamma era sempre occupata in lavori stagionali, aveva poco tempo per noi. Poi io ho cominciato a studiare musica, mi piaceva la musica, mi piaceva fare qualcosa di diverso dai miei famigliari. Siccome ero la figlia e a mia mamma piaceva la musica ma non aveva potuto realizzare il suo sogno, l’ho realizzato io. Questa è un’altra ragione della mia scelta. Poi il mio interesse si è orientato verso la musica sacra, cosa che mi ha portato a partecipare a molti concorsi musicali, fortunatamente con eccellenti risultati, cosa che mi ha permesso di farmi conoscere.

Devo assolutamente ringraziare i miei insegnanti, che mi hanno sempre ispirato e mi hanno sostenuto nella mia crescita artistica. Si sono accorti che avevo interesse per la musica sacra e mi hanno incoraggiato a coltivare questa passione.

La scuola cattolica mi ha aiutato

Siccome lavoro per la Conferenza episcopale e sono sempre stata inserita nella vita ecclesiale (e in più non sono sposata) per molte persone la domanda naturale è se non ho mai pensato di diventare suora. Ci ho pensato, ma ho concluso che non è la mia vocazione, la vita mi ha portato da un’altra parte. Le suore e i religiosi fanno un grandissimo lavoro, hanno un’opportunità di fare rete e di sviluppare una vasta missione integrando molte persone. Ma quella non è la mia vocazione. Io sono diventata la prima incaricata dell’accademia di musica della scuola secondaria, e ho proseguito per quella strada dando tutta me stessa a questa missione artistica.

I miei prodotti musicali sono usciti poco a poco, in collaborazione con varie case editrici e con i miei amici dell’accademia musicale. Per il mio parroco padre John Wu le mie prime pubblicazioni sono state una grandissima soddisfazione. Insieme a lui, i padri missionari belgi sono stati i più influenti nella mia vita, soprattutto padre Willy Ollevier (吳偉立神父) che ho conosciuto quando era ancora seminarista. C’erano anche due padri musicisti, di notevole talento, che mi hanno segnato nella formazione.

Se devo ringraziare istituzioni o persone, incomincerei sicuramente dalle scuole che mi hanno formato durante la mia adolescenza. Suonare musica e comporre è una cosa molto ispirante, e devo a loro la possibilità di procedere su quella strada.

Per quanto riguarda me e i miei compagni, la scuola ci ha permesso di esprimerci. Il linguaggio religioso e artistico sono molto intensi, in questo senso io credo che le scuole cattoliche abbiano una marcia in più. Non so se sia stata la nostra educazione nella scuola cattolica o se sia dipeso da altri fattori, fatto sta che i nostri amici sono cresciuti sani fisicamente e spiritualmente. La musica è stata la nostra ispirazione. Le persone che ci hanno educato ci hanno ispirato grandi valori.

Io ho poi studiato a Vienna, alla Universität für Musik und darstellende Kunst, anche se i miei insegnanti mi spingevano ad andare negli Stati Uniti. Ma io ho tenuto duro, e non me ne sono mai pentita. Ho potuto sviluppare la mia sensibilità musicale in Austria e per me è stata la scelta migliore, perché quella formazione ha costituito la struttura su cui sono poi cresciuta ancora di più artisticamente e religiosamente.

La musica nella liturgia

Per quanto riguarda il nostro lavoro attuale all’interno della commissione della Conferenza episcopale, sappiamo che c’è molto da fare, come al solito le disponibilità sono poche, ma riusciamo a fare moltissimo nonostante le risorse limitate. C’è davvero tantissima gente che collabora e c’è un grande margine di miglioramento e una grande apertura per il rinnovamento. Bisogna sapere come muoversi: a volte il modo di procedere della Chiesa cattolica e quello dello sviluppo della produzione artistica sono diversi. Non sempre è facile comunicare, ma ci sono grandi talenti che possiamo utilizzare e pubblicizzare.

Taiwan ha abbondanza di musicisti, e diversi artisti di musica sacra di grande livello. Abbiamo anche una grande tradizione nell’arte musicale aborigena, che si adatta molto bene alla lode religiosa. Abbiamo anche pubblicato un libro che ha avuto grande risonanza nel mondo cattolico, ma soprattutto in quello evangelico, dove coltivano un notevole numero di giovani talenti.

Anche nella comunità cattolica, nonostante la rigidità di alcune strutture liturgiche, ci sono molte possibilità di adattamento artistico. Quando studiavo in Austria, ho capito che c’erano due modalità di approccio. La prima parte da una sensibilità liturgica mentre la seconda è legata alla struttura canonica.

La sensibilità liturgica è molto adattabile e attenta all’emotività: io sono molto emotiva, mi viene facilmente da piangere, mi commuovo per le composizioni dei giovani musicisti. Ora qui a Taiwan c’è questa onda speciale della musica a cappella, a mio parere è un movimento molto importante, non solo per chi appartiene già alla comunità cristiana, ma anche per chi vi si vuole avvicinare. Nonostante la Chiesa cattolica spesso cammini lentamente, essa possiede forme artistiche che toccano in profondità i sentimenti della gente. Anche nel resto dell’Asia c’è questo movimento e interesse per la musica a cappella: credo che sia una grande benedizione e una grande opportunità.

L'ispirazione del Natale

Per quanto riguarda le mie composizioni, i miei primi due lavori sono collegati al Natale. La prima composizione del 1988 è la Meditazione sulla Natività (聖誕冥想), e la seconda, terminata nel 1997, riguarda la nascita di Gesù nel vangelo di Luca, intitolata Composizione sul Natale (聖誕清歌劇). Esse vengono ripetutamente messe in scena a Hong Kong e a Taiwan, e questo dimostra che la musica è un grande strumento di comunità e di evangelizzazione. La parrocchia della Sacra Famiglia qui a Taipei ha una grande rete di artisti e una capacità di “marketing artistico”. Sta facendo cose molto apprezzate per la costruzione della comunità. Prendiamo anche l’esempio di collaborazione con gli artisti della comunità aborigena Hakka o di lingua taiwanese: ci sono le ricche liturgie nelle varie lingue, c’è molta gente che lavora in questa missione e dobbiamo esserne grati. Sembrano cose scontate ma non lo sono, così come molti dettagli sono importanti: per esempio l’Ave Maria ha senso nelle varie traduzioni? Qui si entra nella forza del linguaggio artistico. Faccio solo un piccolo esempio: in un famoso pezzo musicale liturgico tradizionale cantiamo: “Maria ti chiediamo…”, e grammaticalmente ci aspettiamo un complemento oggetto. Poi invece c’è un passaggio musicale che spezza la frase e non si capisce più il senso. Il tempo della battuta musicale con la struttura grammaticale divergono. Ma questo è anche il senso della musica e dell’arte, che a volte superano le strutture logiche, e solo in un contesto più ampio ne capiamo il collegamento.

Il mio futuro? Credo che il mio futuro sarà scrivere musica. Ho sempre creduto in questa missione. Nonostante spesso non sia facile, l’arte mi fa sentire sempre Dio presente al nostro fianco. Voglio rafforzare i nostri canali di marketing. Lavorandoci dal di dentro, sono consapevole dei bisogni della Chiesa, e credo in questa missione. Direi che ‘per me ogni giorno è domenica’: vivo in un mondo legato alla liturgia e alla musica che si sviluppa al suo interno. Anzitutto parlo con Dio e lo ringrazio. Credo che senza la sua benedizione non potremmo andare da nessuna parte.

(Ha collaborato Xin Yage)

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