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  • » 14/08/2017, 12.57

    TERRA SANTA

    Teofilo III contro la giustizia israeliana: proprietà greco-ortodosse trafugate in modo ‘illegale’



    Nel 2004 il precedente patriarca aveva venduto proprietà della Chiesa nella Città Vecchia a un’organizzazione di coloni ebraici. Il Patriarcato si era opposto alla vendita autorizzata, avviando una battaglia legale. Il 1 agosto, la corte israeliana ha confermato l’accordo di vendita. Teofilo III annuncia ricorso alla Corte suprema condannando la decisione “politica”. Essa avrà “il più negativo degli effetti sulla presenza cristiana in Terra Santa”.

    Amman (AsiaNews/Agenzie) – “È nostro dovere e nostro impegno, affidatoci da Dio, rompere il nostro silenzio e dire: Quando è troppo è troppo”. Con queste parole il patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, Teofilo III, ha condannato la decisione della corte distrettuale di Gerusalemme che conferma la vendita di alcuni possedimenti greco-ortodossi a un gruppo di coloni ebraici. Le dure parole del patriarca sono giunte durante una conferenza stampa “senza precedenti”, tenutasi il 12 agosto ad Amman, nella quale egli ha annunciato di voler ricorrere alla Corte suprema israeliana.

    Il caso risale al 2004, quando tre società connesse con l'organizzazione ebraica Ateret Cohanim avevano acquistato, in virtù di un contratto di locazione a lungo termine, tre edifici della Chiesa greco-ortodossa: il Petra Hotel, l'Hotel Imperiale e un edificio residenziale nella Città Vecchia di Gerusalemme, nel quartiere vicino alla porta di Jaffa. Tale acquisizione aveva provocato le ire dei palestinesi e portato alla destituzione nel 2005 del patriarca Ireneos, predecessore di Teofilo III. La Chiesa greco-ortodossa si era opposta all’accordo definendolo “illegale” e da essa “non autorizzato”, avviando una battaglia legale che ha condotto al verdetto dello scorso 1 agosto, nel quale la corte ha respinto la posizione del Patriarcato.

    “Rifiutiamo in modo pubblico e chiaro questa ingiusta decisione della corte distrettuale israeliana nel caso della Porta di Jaffa. [Essa] ha ignorato tutte le prove legali chiare e concrete del Patriarcato che dimostrano le cospirazioni, la corruzione e la mala fede [dell’accordo]. Questa decisione, in favore del gruppo di coloni Ateret Cohanim, può essere intrepretata solo come motivata da ragioni politiche”.

    “Hanno oltrepassato il limite della giustizia e della ragionevolezza,” ha accusato il patriarca. “[Questo] colpirà anche al cuore del quartiere cristiano della Città Vecchia, arriva in un momento delicato e avrà per certo il più negativo degli effetti sulla presenza cristiana in Terra Santa”.

    Da anni, gruppi di israeliani cercano di impossessarsi di spazi all’interno della città, facendo pressioni economiche e politiche sui residenti arabi cristiani e musulmani, acquistando terreni, o espropriandoli. Per i palestinesi, la residenza a Gerusalemme è anche necessaria ad ottenere un documento che permette loro di lavorare e spostarsi.

    Concludendo, il patriarca ha fatto appello a tutte le Chiese di Terra Santa, chiedendo un “incontro urgente” fra i suoi leader, per poi ribadire la propria missione pastorale e spirituale. L’appello è stato esteso anche a figure politiche della comunità internazionale perché intervengano per “assicurare che la giustizia e la libertà prevalgano”, a beneficio di “tutti i cittadini di Terra Santa” e della pace.

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