31/07/2015, 00.00
THAILANDIA
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Thailandia, in vigore la legge contro l’utero in affitto

L’Act to Protect Babies Born through Assisted Reproductive Technologies proibisce la surrogazione di maternità commerciale e il commercio di seme e ovociti. Solo le coppie etero, sposate e sterili potranno ricorrere a una madre surrogata.

Bangkok (AsiaNews/Agenzie) – È entrata in vigore ieri la nuova legge sulle tecniche per la procreazione assistita, per proteggere il bambino e porre fine al mercato dell’utero in affitto in Thailandia. L’Act to Protect Babies Born through Assisted Reproductive Technologies proibisce la surrogazione di maternità commerciale e il commercio di seme e ovociti. Le sole persone che hanno il diritto a usare queste tecniche sono le coppie thai eterosessuali, sposate e senza figli.

Anche se la legge non sarà retroattiva, gli stranieri non potranno più cercare servizi di surrogazione commerciale in Thailandia. Secondo le statistiche, ogni anno più di 2mila coppie andavano nel Paese per usufruire delle prestazione. Tuttavia, l’Act to Protect Babies Born through Assisted Reproductive Technologies impone che le madri surrogate siano parenti strette della coppia che ha problemi di fertilità. Oltre a vietare la pratica a quelle gay.

Oltre al divieto della surrogazione commerciale, anche fare pubblicità e da mediatori è proibito.

Il cittadino thai con partner straniero dovrà aspettare almeno tre anni di matrimonio per poter accedere al servizio.

La legge è arrivata dopo una serie di scandali che hanno travolto la Thailandia. Il primo riguarda Gammy, nato da madre surrogata thai. I genitori biologici (di nazionalità australiana) hanno abbandonato il piccolo perché affetto da sindrome di Down, tenendo invece con sé la gemella, nata senza disabilità. Dopo una lunga battaglia legale, oggi Gammy vive con Koy, la mamma surrogata.

La seconda vicenda coinvolge un uomo giapponese, che è stato scoperto essere il padre biologico di almeno 16 bambini nati attraverso surrogate thailandesi. I media locali hanno chiamato il caso "la fabbrica dei bambini".

Di recente, ha occupato le pagine dei giornali il caso di una coppia gay statunitense, bloccata in Thailandia perché la madre surrogata della bambina rifiuta di firmare il consenso per affidare loro la piccola.

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