04/08/2014, 00.00
TIBET - CINA
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Tibet, migliaia in festa per l'intronizzazione del nuovo Penor Rinpoche

Il piccolo Pema Dorjee, riconosciuto nel 2009 come reincarnazione del capo del lignaggio Nyingma, ha preso possesso del monastero Palyul in Tibet. La sua scuola è la più antica di tutto il mondo buddista, e presenta elementi della religione ancestrale Bon. Pechino non interviene.

Lhasa (AsiaNews) - Migliaia di monaci e di fedeli del buddismo tibetano si sono riuniti nel monastero Palyul - contea di Dege, nella zona di Kham - per celebrare e festeggiare la cerimonia di intronizzazione dell'ultima reincarnazione del Penor Rinpoche, capo del più antico lignaggio del buddismo locale. Il piccolo Pema Dorjee, riconosciuto nel 2009 dopo la morte di Kyabjé Drubwang Pema Norbu Rinpoche, è stato riconosciuto all'età di 1 anno da alcuni anziani abati: nonostante le restrittive politiche di Pechino sulla questione delle reincarnazioni, sembra che il governo cinese non abbia voluto intromettersi.

Il Penor Rinpoche è il capo della tradizione Nyingma, uno dei quattro pilastri del buddismo tibetano e versione più antica di questa religione. I suoi membri usano rituali e preghiere talmente vicine alla cultura arcaica tibetana da presentare aspetti simili a quelli della religione animista Bon. Per tradizione, il monastero Palyul è la sede del vertice religioso, che solo dopo la fuga del Dalai Lama (capo del lignaggio Gelugpa, o "berretti gialli") in India ha unificato nella propria persona i sei "monasteri madre" della tradizione.

Sia il riconoscimento della reincarnazione che la sua intronizzazione sono riuscite a evitare il controllo del governo cinese. Pechino vuole spezzare il legame religioso che unisce il lignaggio del Dalai Lama con la popolazione tibetana, e ha già rapito il giovanissimo Panchen Lama ("numero 2" del buddismo tibetano) rimpiazzandolo con uno di sua scelta. Per perfezionare il risultato, vuole intromettersi anche nel riconoscimento del XV Dalai Lama quando l'attuale, Tenzin Gyatso, morirà: per farlo, ha varato nel 2007 un regolamento che dà all'Amministrazione statale per gli affari religiosi il potere di individuare le reincarnazioni.

Nonostante la gravissima violazione alla propria libertà religiosa, i vertici del buddismo tibetano - e lo stesso XIV Dalai Lama - hanno chiarito che sulla questione "si esprimeranno in totale libertà", e che "probabilmente" il successore dell'attuale leader spirituale "nascerà in un Paese non sotto il controllo del governo cinese". 

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