10/02/2010, 00.00
FILIPPINE
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Tra corruzione e violenze inizia la campagna elettorale nelle Filippine

di Santosh Digal
La corsa alle elezioni è iniziata ieri e terminerà il prossimo 8 maggio. Il 10 maggio i filippini voteranno per la presidenza, la vicepresidenza, rinnovo del congresso e dei governi locali. Le elezioni 2010 saranno le prime a godere di un sistema computerizzato di conta dei voti. Nonostante ciò Chiesa e popolazione temono violenze e brogli. Finora 63 le persone uccise per questioni elettorali.

Manila (AsiaNews) – Corruzione, povertà, disoccupazione, sono questi i temi della campagna elettorale iniziata ieri nelle Filippine. Il prossimo 10 maggio oltre 50 milioni di persone voteranno per scegliere: presidente, vicepresidente, circa 300 deputati nelle due camere del Congresso e 17.600 politici locali. Queste sono le prime elezioni presidenziali dopo i 6 anni di governo della presidente uscente Gloria Arroyo. Per evitare i brogli che hanno caratterizzato le passate edizioni, le elezioni 2010 saranno anche le prime a godere di un sistema elettronico di conta dei voti. Quest’anno il candidato favorito per la presidenza è Gilberto Teodoro, attuale ministro della difesa e sostenuto dalla Arroyo, su cui pesano le pesanti accuse di corruzione contro l'attuale governo. Gli altri candidati rivali di Teodoro sono: Manuel “Bamba” Villar jr. senatore e presidente del Nacionalista Party e Benigno “NoyNoy” Aquino, figlio della ex presidente Cory Aquino. In corsa per le elezioni anche l'ex presidente e attore Joseph Estrada, che ha governato il Paese dal 1998 al 2001.  

“I candidati devono iniziare la campagna avendo come scopo quello di servire la nazione – afferma mons. Angel Lagdemeo, arcivescovo di Jaro – e questo attraverso un’onesta e sincera educazione della popolazione in merito alla situazione del nostro Paese”. Il prelato si dice preoccupato per il rischio di violenze, intimidazioni e compravendita dei voti che da sempre caratterizzano il periodo elettorale. La campagna del 2010 inizia a pochi mesi dalla strage di Maguindanao avvenuta lo scorso 23 novembre, costata la vita a 57 sostenitori di Ishmael “Toto” Mangudadatu candidato governatore della Regione autonoma del Mindanao musulmano (Armm). Secondo i dati della polizia, sono già 63 i morti legati alle elezioni 2010. Il dato conferma il clima di tensione legato alla campagna elettorale già sperimentato nelle passate edizioni. Nel 2007 erano stati 121 i casi di omicidio durante la campagna per il rinnovo del congresso; 148 invece nelle elezioni presidenziali del 2004.

“La gente è disgustata dall’attuale clima politico – afferma p. Carmelo Diola, direttore del Dilaab, fondazione contro la corruzione creata dalla Chiesa a Cebu city (Mindanao) -  esso è caratterizzato da casi irrisolti di corruzione, brogli, frodi e omicidi”. “I filippini – continua – sognano una società libera, servita da leader responsabili”. Per aiutare la popolazione a prevenire i brogli e le intimidazioni la Chiesa ha creato il Parish Pastoral Council for Responsable Voting. In questi giorni oltre 45mila giovani volontari sono stati inviati nelle varie parrocchie del Paese che ospitano seggi elettorali. Oltre al controllo sulla conta dei voti, i volontati avranno il compito di illustrare alla gente le varie modalità di voto.

 

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