09/03/2010, 00.00
INDONESIA
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Tre morti in un raid antiterrorismo. Uccisa una delle menti della strage di Bali

di Mathias Hariyadi
L’operazione delle forze di sicurezza nell’area di Pamulang, sobborgo della capitale. Fra le vittime vi sarebbe Dulmatin, soprannominato “il Genio”, addestrato in Afghanistan e attivo in tutto il Sud-est Asiatico. L’esecutivo rafforza la campagna anti-terrorismo a pochi giorni dalla visita ufficiale di Obama. L’ala radicale contesta il presidente Usa: “non è amico dell’islam”.
Jakarta (AsiaNews) – Questa mattina la squadra anti-terrorismo indonesiana ha compiuto un raid a Pamulang, nel distretto di South Tangerang, sobborgo di Jakarta. Nel conflitto a fuoco sono morti tre estremisti fra i quali vi sarebbe anche Dulmatin, in cima alla lista dei più pericolosi criminali del Paese. Sul suo capo pendeva una taglia delle autorità statunitensi, che avevano promesso 10 milioni di dollari in cambio di informazioni “valide” per la sua cattura. La caccia ai terroristi si fa sempre più serrata ed è seguita con attenzione dall’opinione pubblica indonesiana, a pochi giorni dalla visita del presidente Usa Barack Obama in programma il 20 marzo prossimo.
 
Dulmatin (nella foto) vanta una lunga serie di soprannomi e identità, fra i quali Joko Pitono, come scritto sul suo passaporto rilasciato dalle autorità indonesiane. Fra gli altri vi sono anche Amar Usmanan, Joko Pitoyo, Abdul Matin, Muktamar, Djoko, Noval e “il Genio”, secondo l’appellativo affibbiato dall’intelligence. Nel biennio 1990-91 ha seguito un corso di addestramento in Afghanistan, poi è passato sotto l’ala protettrice del terrorista malaysiano Azahari Husin, del quale è stato uno dei più fedeli collaboratori.
 
Il terrorista indonesiano, originario di Pemalang nello Java Centrale, è fra i ricercati numero uno delle forze di sicurezza di Jakarta e dei Paesi confinanti. Egli sarebbe una delle menti che hanno ideato la strage di Bali, nel 2002, nella quale sono morte almeno 202 persone, soprattutto turisti stranieri che affollavano l’isola per le vacanze. All’indomani dell’attentato, Dulmatin è fuggito nel sud delle Filippine, a Mindanao, per unirsi alla guerriglia separatista (Milf) musulmana.
 
Lavorando sotto copertura, egli avrebbe fornito sostegno logistico alla Jemaah Islamiyah (JI) nella campagna di terrore contro Stati Uniti e Gran Bretagna nel Sud-est asiatico. Sfuggito a numerosi tentativi di cattura dell’esercito filippino, il terrorista si è infine aggregato a gruppi combattenti affiliati ad Abu Sayyaf, sempre nel sud delle Filippine.
 
Dulmatin sarebbe morto – le autorità attendono la prova del Dna e le impronte digitali per la conferma – nel corso di un raid compiuto questa mattina, alle 11.30 ora locale, dalla squadra anti-terrorismo Detachment 88. Il conflitto a fuoco, durato circa 15 minuti, è divampato nei pressi del supermarket MultiPlus, nell’area commerciale di Pamulang, circa 25 km a sud-ovest di Jakarta. 
 
L’operazione compiuta dalle forze di sicurezza indonesiane – tre le vittime fra gli estremisti – conferma la lotta a tutto campo lanciata dal governo di Jakarta contro il fondamentalismo islamico e le cellule terroriste. Il Paese, intanto, si prepara a ricevere – non senza contestazioni – la vista del presidente Usa Barack Obama, in programma dal 20 marzo prossimo. Alcune frange dell’ala radicale hanno inscenato manifestazioni di protesta, sottolineando che egli “non è un vero amico dell’islam”.
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