13/10/2007, 00.00
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Tre moschee demolite e altre chiuse, in pericolo anche l’unica sinagoga

Le autorità dicono che hanno demolito le moschee perché “non autorizzate” e per “ragioni architettoniche”. Ma fedeli e politici lamentano un tentativo di impedire “l’espansione” dell’islam al di fuori dello stretto controllo del Consiglio degli ulema. In pericolo anche la sinagoga.
Dushanbe (AsiaNews/F18) – Tre moschee demolite e altre chiuse a Dushanbe. I fedeli lamentano un tentativo per impedir loro di professare la fede al di fuori dell’islam “ufficiale”, ma le autorità rispondono che ci sono solo ragioni “architettoniche”. Ora si teme anche per la locale sinagoga.
Hikmatullo Saifullozoda del Partito d’opposizione Islamic Revival (Irp) denuncia all’agenzia Forum 18 che ciascuna delle moschee, abbattute l’8 agosto, ospitava almeno 100 fedeli assidui, specie per le preghiere del venerdì, e che una è stata ricostruita ma di nuovo abbattuta il 17 settembre.
 
Saidbek Mahmudolloyev, funzionario del Dipartimento affari religiosi, ha confermato la demolizione di edifici usati con assiduità da islamici per la preghiera, “che non erano registrati come moschee presso il ministero per la Giustizia e che rovinavano l’architettura della città”.
Haji Nematullo Ahmadzod, assistente dell’imam di una delle moschee, dice che sono andati a protestare dal capo dell’amministrazione cittadina, Vasif Rustamov, ma non li ha ricevuti. La moschea è stata costruita nel 1992, prima della guerra civile, con donazioni della gente ed è sempre stata attiva.
 
Firuz Ilmosov, vice di Rustamov, insiste che questi edifici non erano moschee e “il loro uso per fini religiosi è stato illegale”. Anche Haji Nigmatullo Olimov, vicecapo del locale Consiglio degli ulema, ripete che “quegli edifici non erano moschee riconosciute. Le autorità non vogliono che la gente si divida in piccoli gruppi, ma che si rechi alle maggiori moschee”. Da tempo il Consiglio, ritenuto vicino al governo, insiste che tutte le moschee del Paese devono essere sotto il suo controllo.
 
“Le autorità – commenta Saifullozoda – hanno paura del crescente numero di musulmani praticanti e usano questi metodi per fermarne l’espansione” e per cacciar via “imam indesiderati”. Contesta l’autorità del Consiglio degli ulema (solo “un’organizzazione religiosa come le altre”) e reputa le demolizioni più gravi “perché fatte nel sacro mese del Ramadan”. Alcuni parlamentari dell’Irp hanno protestato per le demolizioni, anche in televisione, e ora attendono “spiegazioni” dal presidente o dalle massime autorità.
 
Da tempo le autorità vogliono eliminare le moschee non riconosciute e già a marzo Ilyos Ortukov, rappresentante del pubblico ministero a Dushanbe, ha annunciato che delle 148 moschee non registrate della città, 13 saranno demolite, 28 legalizzate e le altre chiuse.
Intanto l’iniziativa ha suscitato preoccupazione anche tra le minoranze religiose non islamiche della città, che temono interventi analoghi contro i loro luoghi di riunione. Nel febbraio 2006 è stata demolita parte della sinagoga di Dushanbe (vecchia di un secolo e unica del Paese), in previsione della costruzione di un nuovo palazzo presidenziale. Le proteste hanno fermato la distruzione, ma è vivo il timore che sia ripresa.
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