21 Aprile 2015 AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook            

Aiuta AsiaNews | Chi siamo | P.I.M.E. | | Rss | Newsletter | Mobile





Dona
Il 5 x mille
ai missionari del PIME



mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato
invia ad un amico visualizza per la stampa


» 06/10/2006
IRAQ
Una campagna di terrore contro la chiesa caldea in Iraq

In due giorni a Mosul, due nuovi attacchi alla parrocchia del Santo Spirito; colpito anche il convento delle domenicane. Si tratta delle azioni più eclatanti di una vera e propria campagna che vuole i cristiani fuori dall'Iraq. Il dramma dell'emigrazione, un problema che riguarda anche sciiti e sunniti.



Mosul (AsiaNews) – La chiesa caldea del Santo Spirito a Mosul sembra ormai obiettivo di una vera e propria campagna del terrore. Dopo gli attentati già subiti a fine settembre, il 4 e il 5 ottobre un gruppo di uomini ha sparato contro l'edificio religioso ferendo una delle guardie, al momento ricoverata in ospedale. Fonti di AsiaNews riferiscono che secondo i parrocchiani le violenze sono una coda delle proteste islamiche alla dibattuta lezione di Benedetto XVI in Germania. Ma i primi attacchi alla parrocchia del Santo Spirito risalgono già all'agosto 2004, diversi mesi prima cioè che il card. Ratzinger diventasse papa. La verità è che, come già hanno denunciato tramite AsiaNews personalità ecclesiastiche irachene, gli attentati sono parte di una doppia strategia: da una parte l'azione di forze intenzionate a destabilizzare e dividere il Paese, dall'altra quella del fanatismo islamico di "spingere i cristiani fuori dall'Iraq". E così la persecuzione è attuata su due fronti: quello plateale fatto di bombe, sparatorie e messaggi video (nell'ultimo il capo di al-Qaeda in Iraq, Abu Hamza al-Muhajir, invitava per il Ramadan a "catturare alcuni cani cristiani"); e quello "nascosto" fatto di discriminazioni, continue minacce e rapimenti. Questi ultimi, sempre più frequenti, alimentano una vera e propria industria.

La persecuzione plateale

Auto bomba, colpi di artiglieria, ordigni artigianali sono gli strumenti più utilizzati nelle operazioni terroristiche, che hanno colpito finora obiettivi cristiani. Tra gli attacchi più recenti oltre quelli alla Santo Spirito (24, 26 settembre; 4 e 5 ottobre) anche quello al convento delle suore domenicane irachene a Mosul. Il 2 ottobre l'edificio è finito sotto una raffica di proiettili che non ha ferito nessuno. Il giardino del convento, però, è bruciato.

Nel più feroce attacco di quest'anno, domenica 29 gennaio, una serie di esplosioni coordinate nei pressi di chiese ed edifici cristiani a Kirkuk e Baghdad ha ucciso 3 persone e ferite 9. Le autobomba hanno colpito a Kirkuk la chiesa cattolica dedicata alla Vergine, nella capitale la chiesa cattolica di san Giuseppe e la chiesa anglicana nella zona di Nidhal. Anche allora si era visto negli attentati una reazione islamica alle vignette "offensive" su Maometto.

Sulle violenze contro le chiese irachene polizia e esercito nazionale non hanno mai condotto indagini adeguate o trovato i responsabili, denuncia la popolazione. Così le varie comunità si difendono da sole: ormai quasi ogni chiesa ha almeno una guardia, spesso giovani ragazzi volontari appostati davanti all'edificio per controllare l'arrivo di possibili attentatori, mentre all'interno s celebra messa.

La persecuzione "nascosta"

Un recente rapporto Onu denuncia che le minoranze religiose in Iraq "sono diventate le regolari vittime di discriminazioni e violenze, con atti che vanno dall'intimidazione all'assassinio". Nel documento si sottolinea che "i membri della minoranza cristiana sono particolarmente bersagliati". Questo perché più indifesi delle altre comunità, non avendo una forza politica interna o estera a difenderli. La persecuzione non è attuata solo con azioni forti e simboliche. Più volte dall'Iraq, fonti di AsiaNews hanno denunciato che "sul lavoro e nelle pratiche di amministrazione pubblica i cristiani vengono considerati cittadini di seconda classe: per ottenere un documento, ad esempio, si impiegano sempre tempi più lunghi di un musulmano".

A Baghdad, funzionari cristiani del governo non escono di casa da mesi dopo aver ricevuto pesanti minacce. Paura regna anche a Basra, nel sud, come pure a Mosul, nel nord. Nel mirino di fondamentalisti anche le donne, minacciate o uccise quando non rispettano il codice d'abbigliamento islamico. Aumentano i rapimenti di laici e sacerdoti, i cui ingenti riscatti mettono in ginocchio famiglie e intere comunità. "I cristiani sono ritenuti più benestanti delle altre comunità – spiega Yousef Lalo, assistente del governatore di Mosul – così la gente cerca di estorcere loro più denaro possibile". Gli stessi cristiani dicono, inoltre, di essere ormai abituati alle accuse, del tipo 'crociati infedeli', che "riecheggiano" nelle città.

Il dramma dell'emigrazione

Su una popolazione di 27 milioni di iracheni, i cristiani sono circa 800 mila (il 3%), suddivisi in vari riti e confessioni. Un censimento del 1987 stimava in 1,4 milioni di membri la comunità cristiana. Il calo è dovuto principalmente alla crescente emigrazione: dall'inizio della guerra in Iraq - marzo 2003 - sono partiti in circa 100 mila.

Molti si recano in Giordania: stando a stime dell'UNHCR, nei primi 4 mesi del 2006 i cristiani rappresentavano il più grande gruppo di nuovi rifugiati ad Amman. Sempre l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati stima che il 44% degli iracheni che cercano asilo in Siria sono cristiani. Forte è l'emigrazione anche verso Turchia, Svezia e Australia.

Massiccia è anche la migrazione interna verso il più pacifico Kurdistan. Karacosh, 67  km da Arbil, fino a poco fa contava circa 30 mila abitanti, più del 90% cattolici. Ora la popolazione tocca i 50 mila, in seguito all'arrivo di numerose famiglie arrivate da Baghdad e Mosul. Il problema rimane la sicurezza: Sarkis Ghajan - cristiano, ministro delle Finanze nel governo regionale del Kurdistan – spiega che più di 30 villaggi cristiani sono stati ricostruiti, "ma la gente non vuole farvi ritorno, finché non si sentirà protetta". Secondo Ghajan, "se i nostri amici non ci aiuteranno ora, la loro amicizia non varrà nulla in futuro; continuando così, Baghdad e Mosul si svuoteranno di cristiani".

Seppure in dimensioni diverse, il dramma dei cristiani iracheni è lo stesso vissuto dai sunniti e dai curdi, come pure della maggioranza sciita. Le violenze settarie non cessano, come gli attentati alle moschee. Il ministero per la migrazione in Iraq, ha definito "in crescita" il numero di musulmani in fuga da Baquba, nella provincia di Diyala, dopo Baghdad la zona più colpita dagli scontri. (MA)


invia ad un amico visualizza per la stampa

Vedi anche
29/03/2008 IRAQ
Cortei nei villaggi cristiani: giustizia per la morte di mons. Rahho
10/05/2007 IRAQ
Leader cristiani si uniscono all’appello del Patriarca Delly per salvare l’Iraq
17/01/2008 IRAQ
Un altro attentato contro una chiesa a Mosul
03/03/2006 IRAQ
Patriarca caldeo: "Nessun cristiano vuole lasciare l'Iraq per sempre"
06/06/2007 IRAQ
Un "ghetto assiro" nella Piana di Niniveh per salvare i cristiani dell'Iraq

In evidenza
VATICANO
Papa: Il ricordo e la preghiera per una “nuova tragedia” dei migranti, “fratelli nostri” che “cercavano la felicità”Al Regina Caeli, papa Francesco fa pregare per le centinaia di vittime del barcone affondato al largo della Libia. Un appello alla comunità internazionale perché “agisca con decisione e prontezza”. “Ogni battezzato è chiamato a testimoniare, con le parole e con la vita, che Gesù è risorto, che è vivo e presente in mezzo a noi”. Il messaggio cristiano “non è una teoria, un’ideologia o un complesso sistema di precetti e divieti, oppure un moralismo, ma un messaggio di salvezza, un evento concreto, anzi una Persona: è Cristo risorto, vivente e unico Salvatore di tutti”. Il papa sarà a Torino il 21 giugno per onorare la Sindone, la cui ostensione comincia oggi.
ARABIA SAUDITA - YEMEN
Con la guerra in Yemen, l’Arabia Saudita maschera le tensioni interne
di Afshin ShahiIl conflitto in Yemen serve all’Arabia Saudita per coprire i suoi problemi interni, primo tra tutti la disuguaglianza tra le classi e il settarismo religioso. La famiglia reale ostenta lo sfarzo più assoluto mentre il 20% della popolazione vive in povertà. Molti giovani sauditi scontenti alimentano l’esercito dei “foreign fighters” dello Stato islamico (IS). Il 15% della popolazione è di religione sciita e subisce pesanti restrizioni dallo Stato sunnita. La lucida analisi di Afshin Shahi, Direttore del Centro di studi di politica islamica e Professore di Relazioni Internazionali e di Politica del Medio Oriente all’università di Bradford.
VATICANO
Papa: Sulle persecuzioni dei cristiani, la comunità internazionale “non assista muta e inerte”, non “rivolga il suo sguardo da un’altra parte”Al Regina Caeli (la preghiera mariana nel tempo di Pasqua), per la sesta volta in una settimana, papa Francesco ricorda il martirio dei cristiani e denuncia l’indifferenza della comunità internazionale verso questa “preoccupante deriva dei diritti umani più elementari”. I martiri di oggi “sono tanti e possiamo dire che siano più numerosi che nei primi secoli”. “La fede nella risurrezione di Gesù - ha continuato - e la speranza che Egli ci ha portato è il dono più bello che il cristiano può e deve offrire ai fratelli. A tutti e a ciascuno, dunque, non stanchiamoci di ripetere: Cristo è risorto!”

Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
Copyright © 2003 AsiaNews C.F. 00889190153 Tutti i diritti riservati: è permesso l'uso personale dei contenuti di questo sito web solo a fini non commerciali. L'utilizzo per riprodurre, pubblicare, vendere e distribuire può avvenire solo previo accordo con l'editore. Le foto presenti su AsiaNews.it sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate