16/05/2016, 09.49
RUSSIA - UCRAINA

Una canzone sui tatari di Crimea vince Eurovision 2016. La Russia non ci sta

La cantane ucraina Jamala conquista il festival canoro raccontando in musica le deportazioni di massa volute da Stalin, con implicita condanna all’annessione della penisola da parte di Mosca e alle pressione che i tatari vivono in questo momento. Il concorrente russo, grande favorito, arriva solo terzo. Per Mosca si tratta di una “vittoria politica”.

Mosca (AsiaNews/Agenzie) – Jamala, cantante 32enne ucraina, ha vinto la competizione musicale Eurovision 2016 con una canzone sulle deportazioni di massa della minoranza dei tatari di Crimea, ordinate da Stalin durante la Seconda guerra mondiale. Il testo rappresenta anche un’implicita condanna a Mosca per la sua annessione della penisola nel 2014.

I tatari, gruppo etnico di fede musulmana, si sono fin dall'inizio opposti con forza all'indipendenza della Crimea da Kiev e poi all'ingresso nella Federazione russa – sancito con un referendum popolare nel 2014, mai riconosciuto dalla comunità internazionale; ora stanno vivendo forti pressioni da parte delle nuove autorità crimeane. Anche per questo il brano ha acquistato maggiore attualità.

Nonostante le proteste di Mosca l’organismo che supervisiona il festival, l'Unione europea di Radiodiffusione, ha deciso in via eccezionale di ammettere una canzone dai contenuti politici. Il pezzo “1944” è diventato così uno di più controversi vincitori di tutta la storia del concorso canoro – seguitissimo nei paesi dell’ex Urss – e ha battuto il grande favorito: il concorrente russo Serghei Lazarev, accendendo forti polemiche tra Mosca e Kiev.

Jamala ha conquistato la finale a Stoccolma con 534 punti, seguita dalla concorrente australiana Dami Im con 511 punti e da Lazarev con 491. L’ago della bilancia è stata la giuria degli esperti delle nazioni, mentre il voto popolare avrebbe consegnato la vittoria al russo. Per questo da Mosca si è subito gridato contro una vittoria “politica”.

“Non sono state la cantante ucraina Jamala e la sua canzone ‘1944’ a vincere Eurovision 2016. È stata la politica che ha battuto l'arte” ha detto il senatore Frants Klintsevich citato dalle agenzie russe, chiedendo a Mosca di boicottare la prossima edizione del concorso, che sarà ospitata proprio dall’Ucraina. Gli ha risposto il deputato della Verkhovna Rada di Kiev, Anton Gerashchenko, il quale ha avvertito che nella prossima edizione potranno partecipare solo quegli artisti i quali "ritengono un crimine la presa della Crimea e l'occupazione di parte del Donbas" (regioni dell'Ucraina orientale) e che non offendono la  dignità nazionale dell'Ucraina.

Il presidente della Commissione esteri del Senato russo, Konstantin Kochachev, ha detto che la vittoria dell'Eurovision incoraggerà la leadership filooccidentale di Kiev e il difficile processo di pace verrà ulteriormente messo a rischio. La portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakahrova, ha commentato sarcastica su Facebook, suggerendo che nella prossima edizione di Eurovision per vincere si dovrà portare una canzone sul "sanguinario" Basha al-Assad, il presidente siriano appoggiato dal Cremlino nel conflitto.

C’è però anche chi ha preferito smorzare i toni, come lo stesso Lazarev, che ha fatto i complimenti a Jamala e ha rifiutato di farsi trascinare nelle polemiche. 

Ben diversa la reazione in Ucraina, dove Jamala ha ricevuto le congratulazioni del presidente Petro Poroshenko. "Se canti la verità, puoi veramente toccare il cuore della gente", ha commentato la cantante, il cui brano era ispirato alle vicende della bisnonna, tatara di Crimea. “Sono triste per quel che sta succedendo in Crimea, spero che tutto vada bene”, ha poi aggiunto, riferendosi all’ultima serie di raid, arresti e bandi contro i tatari da parte delle autorità crimeane.

Jamala, il cui vero nome è Susana Jamaladinova, è nata in Kirghizistan, Paese dove la sua famiglia è stata esiliata durante la II Guerra mondiale. L’artista non è più tornata nella ex penisola ucraina - dove vivono ancora genitori e parenti - dopo la sua annessione a Mosca. Dal palco, durante la premiazione, ha gridato: “Pace e amore a tutti. Gloria all’Ucraina!”. 

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