24/07/2004, 00.00
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Una marcia per difendere i diritti degli aborigeni

di Monica Romano

Prezioso il contributo dei missionari nella promozione cultura indigena

Taipei (AsiaNews) – Attivisti per i diritti umani hanno annunciato per oggi una manifestazione di protesta di 3mila persone in difesa delle tribù aborigene di Taiwan. All'origine della contestazione alcune frasi della vice-presidente Annette Lu, che visitando i villaggi di montagna al centro dell'isola colpiti da un violento tifone - che causato vittime e ingenti danni - ha invitato gli aborigeni a trasferirsi in America latina per consentire al governo di avviare politiche ecologiche nei territori da loro abitati. Annette Lu ha anche detto che gli aborigeni non sono gli originari abitanti di Taiwan, causando una ferita profonda in questa minoranza, depositaria di immense tradizioni culturali.

"Le affermazioni della vice-presidente sono molto gravi e hanno causato divisioni e ferite all'interno della comunità" – ha detto ad AsiaNews, suor Ida Porrino, missionaria italiana delle Figlie di San Paolo, da 30 anni a Taiwan. "La verità è che gli aborigeni sono scomodi, per questo il governo vuole mandarli via dalle montagne. Ogni anno, quando in questa stagione i tifoni colpiscono le zone di montagna devastando e distruggendo interi villaggi, il governo deve avviare un articolato meccanismo di aiuti e sostenere ingenti spese, per una comunità che è considerata improduttiva per il Paese e continua a subire discriminazioni per ragioni storiche e culturali".

Ieri, Annette Lu ha detto di non dover chiedere scusa agli aborigeni, perché le sue parole sono state strumentalizzate e ingigantite. "La vice-presidente ha praticamente scaricato la responsabilità di quanto accaduto sugli aborigeni, accusandoli di occupare luoghi non adatti ad essere abitati, di non avere cura delle terre e di coltivare il binlan, un frutto la cui polpa rossa è una sorta di narcotico e che non avendo radici profonde contribuisce a far franare il terreno. Ma in realtà, la maggior parte delle terre coltivate a binlan, molto diffuso tra i taiwanesi, non è degli aborigeni, ma di gente ricca della pianura, che ne ricava buoni guadagni. Case e ponti crollano perché sono costruiti con materiali scadenti e non si investe nelle zone di montagna dove vive la maggioranza degli aborigeni" – continua Lili Lee, una cooperatrice paolina taiwanese che vive a Taipei.

"Il governo – continua suor Ida - non ha mai preso a cuore questa gente, che ha una ricchezza culturale immensa e un profondo senso della vita, della natura e della famiglia. Anche loro sono figli di Taiwan. Ci sono iniziative a favore degli aborigeni, come ad esempio borse di studio per gli studenti, prestiti o agevolazioni, ma non una vera considerazione dei loro bisogni, che risolva una volta per tutte i loro problemi. Gli unici a interessarsi veramente a loro, a salire sulle montagne, sono i missionari cattolici e protestanti". 

Sono molti gli aborigeni che si sono convertiti al cristianesimo grazie all'opera dei missionari, impegnati anche nella tutela e promozione della cultura aborigena: "Oltre a inculturare il messaggio cristiano presso queste comunità, i missionari, traducendo la Bibbia e preparando i testi per la liturgia e la catechesi, danno anche un grande contributo alla conservazione della loro lingua tramandata solo per via orale" – continua la religiosa. "Noi Figlie di San Paolo, non vedendo altre iniziative in questo senso, abbiamo inciso canti liturgici e popolari della cultura aborigena, che meritano di essere preservati e conosciuti".

Su una popolazione di 22milioni di abitanti, gli aborigeni rappresentano il 2% e sono raggruppati in 10 tribù, ognuna delle quali con una propria lingua, origini e fisionomia differenti: Ami, Atayal, Bunun, Paiwan, Puyuma, Rukai, Shao, Saisiat, Tsou, Yami. Gli aborigeni svolgono per lo più attività artigianale, lavorando stoffe e legno. Come in altre parti del mondo, essi hanno sofferto maltrattamenti e discriminazioni. "In passato il governo li teneva segregati sulle montagne, ufficialmente per ragioni di sicurezza, abbandonandoli all'isolamento e a condizioni molto precarie. Potevano scendere in pianura solo col permesso della polizia", racconta Lili. "Ancora oggi, purtroppo, molti taiwanesi hanno un atteggiamento di rifiuto verso gli aborigeni, dovuto a questioni storiche. Durante la guerra, gli aborigeni sono stati accusati di appoggiare i giapponesi - che dal 1885 governavano Taiwan, divenuta una provincia del Giappone - ma loro continuano a negarlo".

 

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