23/05/2013, 00.00
AFGHANISTAN
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Universitari afghani in piazza contro i diritti delle donne

Manifestazione ieri a Kabul per chiedere l'abrogazione del decreto che definisce un crimine le violenze domestiche, proibisce i matrimoni delle bambine e quelli forzati e afferma che le vittime di stupri non possono essere perseguite come adultere. Esso, inoltre, bandisce il "ba'ad", la pratica tradizionale di scambiare donne o ragazze per risolvere controversie o saldare debiti.

Kabul (AsiaNews/Agenzie) - Manifestazione contro i diritti delle donne ieri a Kabul. A scendere in strada più di 200 studenti, tutti maschi, dell'università che hanno chiesto il ritiro, in quanto "non islamico", del decreto del presidente della Repubblica sulla "Eliminazione della violenza contro le donne".

Il decreto, tra l'altro, definisce un crimine le violenze domestiche, proibisce i matrimoni delle bambine e quelli forzati e afferma che le vittime di stupri non possono essere perseguite come adultere. Esso, inoltre, bandisce il "ba'ad", la pratica tradizionale di scambiare donne o ragazze per risolvere controversie o saldare debiti.

La manifestazione, che ha avuto tra i suoi promotori il mullah della moschea dell'università, Mawladad Jalali, giunge dopo la forte opposizione dei deputati conservatori contro la trasformazione in legge del decreto. E ieri Jalali ha chiesto che il decreto sia abrogato dal Parlamento, mentre i manifestanti hanno lanciato slogan come "il decreto è contro la shariah" e  "è imposto dagli stranieri".

Il provvedimento legislativo è stato emanato dal presidente Hamid Karzai tre anni fa, come parte degli impegni presi con i donatori internazionali ed è giunto in Parlamento su richiesta di un deputato che voleva evitare che un altro presidente potesse ritirarlo. Ma il dibattito, iniziato sabato scorso, è stato sospeso dal presidente del Parlamento per la dura reazione dei deputati conservatori per i quali alcune norme in esso contenute, come il bando per i matrimoni dei bambini o la prigione per chi commette violenze domestiche, violano la legge islamica. Il decreto, per ora, rimane in vigore, ma il dibattito sembra aver galvanizzato coloro che vi si oppongono.

Un altro segnale preoccupante per gli attivisti dei diritti umani è venuto da Human Rights Watch. In un rapporto presentato martedì ha denunciato il fatto che il numero di donne e ragazze in carcere per presunti facili costumi è il più alto dopo la cacciata dei talebani, anche se la maggior parte delle detenute sono vittime di abusi e non hanno commesso alcun crimine, secondo la legge vigente.

 

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