09/07/2009, 00.00
IRAQ
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Vescovi irakeni: attentati, episodi isolati per destabilizzare un Paese che rinasce

La situazione migliora, ma restano divisioni etniche e confessionali che ostacolano il cammino di pace. Tre attentati hanno colpito il nord del Paese e la capitale, il bilancio è di 40 morti e 80 feriti. Domani a Baghdad si celebrano le prime comunioni di 19 bambini. Arcivescovo di Kirkuk chiede “maturità politica” alla classe dirigente in vista delle elezioni provinciali.
Baghdad (AsiaNews) – La situazione in Iraq “sembra migliorare”, anche se permangono episodi di violenza a opera di “elementi che non vogliono la stabilità del Paese”. Le persone vivono in “un clima di attesa”, con la paura che la situazione possa peggiorare; in ogni caso, il ritiro delle truppe americane non ha portato finora il caos temuto. È quanto affermano ad AsiaNews mons. Louis Sako, arcivescovo caldeo di Kirkuk, e mons. Sleimon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad, che domani celebra la prima comunione di 19 bambini della capitale.
 
Questa mattina una serie di attentati ha colpito l’Iraq, nell’attacco più sanguinoso dal ritiro delle truppe americane il 30 giugno scorso. Il primo bilancio parla di almeno 40 morti e 80 feriti. A Tal Afar, vicino a Mosul, 34 persone sono morte in un doppio attentato suicida in un quartiere residenziale. A Baghdad, in pieno centro città, gli attentatori volevano colpire il convoglio del governatore della Banca centrale irakena, Sinan al-Shibibi. L’ordigno è esploso al passaggio del corteo, uccidendo un passante e ferendo altre cinque persone.
 
“La situazione in generale è migliorata – afferma mons. Sleimon Warduni – perché gli attentati sono diminuiti, anche se permangono episodi isolati di violenza”. Il prelato sottolinea “il desiderio comune di pace” ma restano degli “elementi esterni” legati a nazioni estere che mirano a “destabilizzare il Paese”. Il prelato parla di “situazione complicata” in cui è possibile perseguire l’obiettivo comune della sicurezza “con la buona volontà di tutti”; ma vi sono “divisioni etniche, religiose, confessionali e politiche che non aiutano e sono la causa dei problemi”.
 
Secondo il vescovo ausiliare di Baghdad gli attentati restano “fatti isolati”, però non mancano “contatti con realtà più grandi” che li organizzano e li promuovono. “Noi vogliamo riaffermare l’identità irakena – prosegue – che è l’unica strada attraverso la quale si può raggiungere la pace nel Paese”. A testimonianza di un clima di speranza vi è la celebrazione delle prime comunioni, in programma domani nella parrocchia di Santa Maria del Sacro Cuore a Baghdad. Mons. Warduni spiega che “i bambini e i fedeli che parteciperanno alla funzione pregheranno per la pace in Iraq” e chiede “ai cristiani dell’Occidente di fare lo stesso, per i bambini e per tutti gli irakeni”.
 
Mons. Louis Sako, arcivescovo caldeo di Kirkuk, conferma un “clima generale di tranquillità”, ma è presto per capire “se e quali cambiamenti vi siano stati con il ritiro delle truppe americane”. In riferimento agli attentati di oggi, il prelato parla di “casi di violenza strumentalizzati a livello politico” con un particolare riferimento a Mosul, zona mista in cui vi è una presenza di turkmeni, curdi, arabi e cristiani. “Le violenze – commenta – servono ad alimentare un clima di paura e sono un tentativo di dominare sugli altri”.
 
L’arcivescovo di Kirkuk sottolinea lo sforzo del governo per “dimostrare competenza” nel passaggio di consegne dall’esercito americano, ma non lesina critiche per una mancanza di maturità politica della classe dirigente. A Kirkuk si terranno le elezioni provinciali, ma i candidati “fanno propaganda” e non presentano “programmi chiari, una linea e un’agenda politica, piani futuri per la gente”. “Le elezioni rappresentano un’esperienza nuova per la gente – conclude il prelato – ma fra i politici domina l’ideologia legata al partito”.(DS)
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