21/06/2006, 00.00
Pakistan
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Vescovi pakistani: "La legge sulla blasfemia continua ad uccidere ed il governo tace"

In un documento pubblicato dalla Commissione episcopale giustizia e pace viene definita "un vero peccato" la negligenza del governo di fronte ai reati commessi in nome della religione e con l'aiuto delle leggi sulla blasfemia.

Lahore (AsiaNews) – La Commissione giustizia e pace dei vescovi pakistani ha espresso "profonda preoccupazione" per le "evidenti negligenze mostrate dagli organi che dovrebbero tutelare la legge e dai rappresenti eletti dal popolo davanti alla crescente intolleranza che deriva dalle leggi sulla blasfemia".

Padre Emmanuel Yousaf e Peter Jacob, rispettivamente direttore e segretario esecutivo della Commissione episcopale, scrivono in un documento congiunto: "L'orribile omicidio di Mohammad Sadiq, anziano maestro di scuola ucciso il 19 giugno mentre cercava di salvare una vittima delle leggi sulla blasfemia, e di Abdul Sattar, avvenuto il giorno dopo mentre era sotto la protezione della polizia, sottolineano l'allarmante livello di insicurezza in cui vivono i cittadini pakistani e che nasce dall'abuso della religione".

"E' estremamente triste – aggiungono – che altre due vite siano state sacrificate al 'vuoto legislativo' creato dalle leggi sulla blasfemia. Nel primo caso abbiamo un rispettato cittadino ucciso dalla popolazione di Hasilpur mentre cercava di strappare alla folla inferocita l'imam della moschea locale, Hafiz Mohammad Qamar, che veniva torturato da alcuni miscredenti". "Nel secondo caso – continua il documento – abbiamo un uomo ucciso con l'accusa di aver offeso il Profeta, mentre voleva solo farsi pagare il dazio da un conducente".

La cosiddetta legge sulla blasfemia corrisponde all'articolo 295, commi b e c, del Codice penale pakistano. Il primo riguarda le offese al Corano, punibili con l'ergastolo, mentre il secondo stabilisce la morte o il carcere a vita per diffamazioni contro il profeta Maometto. Dal 1996, anno in cui è entrata in vigore, diversi cristiani sono stati uccisi per aver diffamato l'islam, 560 persone sono state accusate, 30 sono ancora in attesa di giudizio. Molto spesso la legge viene utilizzata per eliminare avversari.

Secondo i dati presentati da diversi gruppi per i diritti umani, dal 1991 ad oggi sono morte 23 persone – 18 dele quali musulmane – per accuse correlate alla blasfemia: tutti gli omicidi sono avvenuti senza alcun intervento della pubblica sicurezza.

"E' un vero peccato – conclude il documento – che il governo permetta questa sorta di 'illegalità legale' in nome della religione, cedendo le sue responsabilità di informare la popolazione sui dati relativi al cattivo uso della legge. E' molto importante che i colpevoli di questi reati siano assicurati alla giustizia e chiediamo un'inchiesta immediata che smascheri chi si macchia di questa situazione".

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