30/03/2020, 12.36
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Vescovo di Baghdad, Pasqua e coronavirus: nelle chiese vuote contro il nemico invisibile

Per mons. Warduni, non è il momento di “essere pessimisti”, anche se le celebrazioni “non sono le stesse”, serve “solidarietà”. Le indicazioni del patriarcato caldeo per le funzioni della Settimana Santa “adattate” a queste “circostanze eccezionali”. In questi tempi bui si sperimenta una “maggiore unità” fra cristiani e musulmani. 

Baghdad (AsiaNews) - “In tutta la storia della cristianità non si è mai vissuta una Pasqua come questa” di chiusura e isolamento, dove tutto “sembra essere saltato” e “il futuro è molto incerto” come nemmeno ai tempi della guerra. È quanto afferma ad AsiaNews mons. Shlemon Audish Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad e braccio destro del patriarca caldeo, il quale sottolinea però che “noi siamo figli della speranza” e Cristo “anche stavolta viene per restituirci la vita”. In questi tempi bui, aggiunge il prelato, l’emergenza coronavirus ha portato “una maggiore unità” fra cittadini di fede diversa, “fra musulmani e cristiani”. 

“I fedeli - racconta mons. Warduni - hanno bisogno che si rafforzi questa speranza, che possano ricevere l’amore di Cristo e seguire la liturgia” anche a distanza. Non è questo il momento “di essere pessimisti”, aggiunge, anche se le celebrazioni “non sono le stesse” e le possibilità di spostamento o di partecipare alle funzioni è limitata. “In molti - afferma il prelato - pensano che non vi sia salvezza. Gesù, invece, viene per donare la vita e questo è fonte di consolazione. Noi cristiani dobbiamo gridarlo a gran voce, non dobbiamo avere paura”.

In una nota diffusa nel fine settimana, il patriarca caldeo card Louis Raphael Sako sottolinea che è necessario “adattare” le funzioni della Settimana Santa e della Pasqua a queste “circostanze eccezionali”. Quest’anno, conferma il porporato, “non potremo celebrare come eravamo soliti fare in passato” a causa della “rapida e inaspettata diffusione” del nuovo coronavirus. Inoltre, per quest’ultima settimana di Quaresima “continueremo a celebrare le messe nelle chiese, anche in assenza dei fedeli ad eccezione di un numero limitato di persone che lavorano all’interno”. 

Per la Domenica delle Palme la Chiesa caldea intende decorare i luoghi di culto con rami di ulivo. Il Giovedì Santo non si terrà la tradizionale lavanda dei piedi, mentre il Venerdì vescovi e sacerdoti reciteranno i vespri in ogni parrocchia, mantenendo le distanze. Il giorno successivo non ci saranno fedeli nelle chiese e si terrà la messa di mezzanotte, cancellata in passato per questioni di sicurezza. La Domenica di Pasqua la funzione della festa sarà accompagnata dal suono delle campane, come “segno di speranza condivisa nella lotta conto il nemico invisibile”. 

Il patriarcato sottolinea infine alcune linee guida, rinnovando l’invito “restare a casa” e seguire le istruzioni del governo. Per le confessioni bisogna “prendere un appuntamento con il sacerdote, adottando tutte le precauzioni”. Le famiglie possono formare piccoli nuclei di preghiera, seguendo le funzioni grazie a internet. Per il Giovedì Santo ogni casa può mettere al centro della tavola una foto dell’ultima cena, con fiori e candele, sostituendola il giorno successivo con un crocefisso. “Come simbolo di gioia e speranza per il Cristo risorto - conclude la nota - si possono utilizzare uova decorate”, insieme a preghiere per malati e operatori sanitari. 

“Entrare nelle chiese e vederle vuote - racconta l’ausiliare di Baghdad - è un grande dolore. Tuttavia, questo non è tempo della disperazione ma della solidarietà anche a livello internazionale”. Da un lato, osserva, “è necessario rispettare le regole ma dall’altro bisogna trovare un modo nuovo per vivere a fondo la nostra fede, il cui centro è la risurrezione. Dobbiamo fare presente, ai cristiani ma non solo, che la speranza è al centro del nostro agire”. 

L’emergenza coronavirus, spiega infine mons. Warduni, può essere anche occasione di rinnovata unità fra cristiani e musulmani. “Si sentono persone alla televisione, anche fratelli musulmani sunniti o sciiti - conferma - che ricordano Cristo e questo è un fatto bellissimo”. A prescindere dalla fede, dall’etnia di appartenenza “vi è maggiore consapevolezza di essere uniti contro una minaccia comune. Speriamo - conclude - che le persone sentano questa speranza che viene dalla resurrezione, per essere costruttori di un mondo nuovo”.

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