05/05/2018, 12.16
LIBANO-ITALIA
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Vescovo libanese: oltre gli slogan, le elezioni crocevia per il futuro del Paese

Per mons. Aoun in Libano vi è un clima di “trepidazione e partecipazione” per il voto, il primo dell’ultimo decennio. Dal sistema elettorale proporzionale maggiori possibilità per un voto extra-confessionale. Preoccupa la crisi dei rifugiati siriani, con pesanti ripercussioni sull’economia e l’occupazione. I cristiani siano “missionari nella loro terra”.

Beirut (AsiaNews) - Le elezioni parlamentari del 6 maggio, le prime dell’ultimo decennio, rappresentano “un passaggio molto importante” per il Libano. Vi è un clima di “trepidazione e partecipazione” e l’attenzione è di analisti ed esperti è focalizzata sul “sistema elettorale proporzionale” che offre maggiori possibilità ai candidati cristiani anche in aree considerate roccaforti dei musulmani. È quanto afferma ad AsiaNews mons. Michel Aoun, vescovo libanese di Jbeil-Byblos dei Maroniti, in questi giorni in Italia per partecipare alla conferenza “Marhaba – Dio è amore”, in programma domani a Milano.

Il 58enne prelato libanese, dal 2012 alla guida dell’eparchia di Jbeil, sottolinea che l’emergenza profughi innescata dal conflitto siriano ha determinato un “contraccolpo” su economia e occupazione. Ai cristiani il compito di essere “missionari nella loro terra” e “testimoni della fede”.
Ecco, di seguito, l’intervista di mons. Aoun ad AsiaNews:

Eccellenza, domani sono in programma le prime elezioni parlamentari in Libano dell’ultimo decennio. Che valore hanno?
Questo è un passaggio molto importante per il Libano. Sono passati nove anni dall’ultima elezione del 2009. La gente, tutto il Paese le aspetta con trepidazione e partecipazione. Ora siamo nel periodo di silenzio elettorale, ma nelle settimane precedenti in ogni località c’è stata una campagna elettorale serata. Il voto odierno presenta poi una sostanziale novità: non sarà più in vigore il sistema maggioritario, ma si voterà con il proporzionale. E questo comporta che anche in un’area a maggioranza musulmana possa essere eletto un candidato cristiano. Aspettiamo gli esiti del voto, per capire se questo nuovo meccanismo funzionerà davvero nella pratica.

Quali sono stati i temi della campagna elettorale?
I partiti hanno promosso slogan e messaggi di facile presa sull’elettorato. Che le istituzioni del Paese riprendano l’antico vigore, la lotta alla corruzione. Sono messaggi semplici, ma mancano programmi approfonditi e con una prospettiva. La situazione economica non è buona, i libanesi si aspettano che il lavoro venga creato dal nulla dai deputati. E poi vi è il problema dell’elettricità, la crisi dei rifiuti e il rifornimento energetico. Fattori che influiscono sulla quotidianità.

Quanto pesa sul voto l’emergenza profughi dalla Siria?
Molto e, per ora, non si vedono soluzioni alla crisi. Anche il presidente della Repubblica auspica provvedimenti che possano migliorare la situazione. L’auspicio è che possano tornare in zone della Siria dove non c’è la guerra. La loro presenza pesa, e molto, sui quattro milioni di libanesi, a fronte di un milione e mezzo di rifugiati. Il timore è che non vogliano più tornare nel loro Paese. Europa e Stati Uniti devono aiutare il Libano a risolvere il problema. Esso ha un contraccolpo anche sull’economia e l’occupazione, perché i siriani sono disposti a lavorare a fronte di salari molto inferiori. E poi il 95% dei profughi è di fede musulmana e questo potrebbe comportare un’alterazione degli equilibri demografici… un fatto molto grave.

In questi anni Caritas e Chiesa libanese si sono prodigate per i profughi. Come è la situazione?

Per ora si riesce ad andare avanti, con gli aiuti e i soldi delle Caritas sorelle. I contributi vengono utilizzati per aiutare anche la stessa popolazione locale. Per ora il mosaico libanese sembra tenere, ma bisogna fare attenzione. L’alta natalità fra i musulmani, l’esodo dei cristiani - soprattutto i giovani e i laureati - verso Europa, Stati Uniti, Canada, Australia, sono fattori che influiscono sempre più anche sul futuro del Libano. Questo equilibrio rischia di compromettersi.

Quali sono le prospettive per la comunità cristiana?

I cristiani devono continuare a essere la voce di speranza. Dobbiamo essere consapevoli che se Dio ci ha fatto nascere in questa parte del mondo è perché adempiamo alla nostra missione. Vogliamo rimanere e salvaguardare la presenza cristiana, nel Libano come in tutto il Medio oriente. Il mio appello è di essere ‘missionari nella nostra terra’ e testimoni di una fede grande, accettando di portare questa croce.

Cosa chiedete alla Chiesa e ai cristiani in Occidente?

A voi fratelli e sorelle in Occidente chiedo di esserci vicino con il pensiero. E poi di fare pressioni sui vostri governi, perché capiscano che le loro politiche in Medio Oriente, spesso dettate da interessi [economici, energetici e militari] ed egoismi, hanno pesanti ripercussioni su di noi.(DS)

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