02/03/2007, 00.00
RUSSIA - VATICANO
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Vescovo ortodosso: Kirill potrebbe accompagnare Putin dal Papa

di Marta Allevato
In un’intervista ad AsiaNews il vescovo di Vienna e Austria, Hilarion fa il punto sull’evoluzione positiva dei rapporti tra Patriarcato di Mosca e Vaticano e aggiunge: Benedetto XVI e Bartolomeo I insieme a Ravenna, un evento che contraddice la struttura gerarchica dell’ortodossia.
Roma (AsiaNews) – Non è esclusa la presenza del metropolita Kirill, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, nella delegazione che accompagnerà il presidente russo Vladimir Putin dal Papa il prossimo 13 marzo. Lo sostiene, in un’intervista ad AsiaNews, il vescovo russo-ortodosso di Vienna e Austria Hilarion (Alfeeev), in questi giorni a Roma per partecipare ai lavori di preparazione all’incontro della Commissione teologica mista, previsto a Ravenna ad ottobre. Un appuntamento al quale il rappresentante della Chiesa russo-ortodossa presso l’Unione Europea, ritiene che “Benedetto XVI non parteciperà con il Patriarca ecumenico Bartolomeo I”. Una loro presenza insieme, a suo avviso, non rispetterebbe la struttura gerarchica dell’ortodossia, che non prevede un unico capo, come quella cattolica.
Positivo invece lo sviluppo dei rapporti tra Patriarcato di Mosca e Vaticano, impegnati nella “comune testimonianza cristiana in Europa e nel mondo” per affermare i valori della vita e della famiglia contro il crescente secolarismo.
 
Vescovo Hilarion, su quali temi la Chiesa russo-ortodossa è interessata a collaborare con quella cattolica?
Prima di tutto il Patriarcato è interessato allo sviluppo della comune testimonianza cristiana in Europa e nel mondo. Dobbiamo raggiungere la consapevolezza che nel campo della missione non siamo in competizione, ma siamo alleati. E come tali dobbiamo comportarci: senza operare proselitismo né da una parte né dall’altra. Con questo intendo che non si devono attuare politiche di proselitismo nei Paesi a predominanza ortodossa da parte dei cattolici, né il contrario. 
Per il resto, persistono disaccordi storici di tipo teologico tra le due Chiese, ma nella dottrina sociale e nella morale abbiamo posizioni uguali. La chiesa ortodossa è molto preoccupata del secolarismo dell’Europa e dell’occidente, in senso più esteso; in particolare riteniamo tragico il calo demografico, che stiamo vivendo. Il fenomeno ha le sue origini soprattutto in una crisi spirituale, nella perdita dei valori della tradizione cristiana. La salvaguarda della famiglia è allora un punto chiave su cui ci troviamo uniti. Ormai l’idea imperante è che la famiglia sia qualcosa di fuori moda, datato; le persone oggi sono più interessate all’amore libero e non a creare legami stabili, una famiglia con dei figli. In Russia il calo demografico ha raggiunto proporzioni disastrose, un milione di persone in meno ogni anno. Le cause sono molte: dall’aborto, ai contraccettivi.
 
In Russia lo Stato chiama la Chiesa per curare le profonde piaghe sociali, che affliggono il Paese. A differenza dell’Europa...
In Russia la Chiesa è separata dallo Stato, ma questo non significa che non esista collaborazione. Porto un esempio: proprio il calo demografico è un problema che si può e deve affrontare insieme. Ognuno naturalmente con i mezzi che gli competono. Lo Stato può aumentare i sussidi alla famiglia, creare una politica dell’immigrazione più saggia, sostenere l’educazione dei bambini. La Chiesa, invece, deve trasmettere valori morali e la loro giusta gerarchia. Ormai le priorità sono la carriera, il denaro, il piacere e la famiglia arriva all’ultimo posto; la Chiesa insegna invece che il primo valore è la salvezza dell’anima, ma subito dopo creare una famiglia, generare figli per farli crescere nella fede. Trovo molto artificiale il fatto che in alcuni Paesi europei i politici pretendano che la Chiesa non intervenga nei problemi della società, relegandola all’interno degli edifici religiosi o considerandola solo come un hobby, una cosa privata. Cristo ha creato la Chiesa non per uso privato ma con una vocazione missionaria e per questo deve essere presente anche nella società e avere la possibilità di influenzare la vita sociale; senza entrare naturalmente in modo diretto in nessuna lotta o campagna politica.
 
Lei è qui a Roma come membro della commissione teologica mista, quali progressi si registrano nei lavori in corso?
L’incontro di oggi, della commissione mista, ha visto un piccolo gruppo di tre cattolici e tre ortodossi lavorare per un testo da portare a Ravenna questo autunno. Il tema principale è stato la Conciliarità, il ruolo del Concilio nella Chiesa universale. Discutendo su questo ci prepariamo ad arrivare al punto più delicato nei nostri rapporti sul piano teologico, quello del primato petrino. Ancora è difficile prevedere i risultati di questo discussione, ma già il fatto che è stata avviata e procede va visto come un segno positivo.
 
Lei sarà il massimo esponente della Chiesa russo-ortodossa a Ravenna, dove si è parlato di un comune intervento del Papa e del Patriarca ecumenico.
È vero, c’è la possibilità che Bartolomeo I, Patriarca di Costantinopoli, e Benedetto XVI vadano insieme a questo appuntamento. Ma io penso che sia improbabile che il Papa vada a Ravenna, perché questo creerebbe più difficoltà che benefici. Gli altri membri della Commissione sentirebbero di lavorare con un’eccessiva pressione alla presenza di entrambi; la compresenza del Papa e di Bartolomeo I, senza quella di altri patriarchi creerebbe l’errata impressione che i due siano i capi delle due Chiese. Mentre la struttura della Chiesa ortodossa è differente da quella della chiesa cattolica: essa è fatta di chiese autocefale ognuna guidata da un primate e tutti sono uguali, c’è un certo ordine di importanza, ma nessuno è subordinato agi altri. Noi rispettiamo la supremazia di Bartolomeo I, come Patriarca ecumenico, coordinatore delle varie chiese, ma non vi è una supremazia giurisdizionale o amministrativa. Se c’è un incontro tra i due va letto come l’incontro tra la guida della Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli. Ma non quello tra i leader della Chiesa cattolica e ortodossa.
 
Qual è il significato della visita del presidente russo in Vaticano il prossimo 13 marzo? Saranno presenti rappresentanti ortodossi?
La visita di Vladimir Putin è una visita di Stato, il presidente andrà da Benedetto XVI come capo dello Stato Vaticano. Nella delegazione che accompagnerà Putin in Italia non è esclusa ancora la presenza del metropolita Kirill, seppure impegnato in un seminario all’UNESCO. Di solito nelle visite ufficiali del presidente, soprattutto se legate ad affari religiosi e della Chiesa, figurano anche membri del Patriarcato; è molto probabile che anche questa volta ci saranno.
 
L’avvicinamento delle due Chiese sul piano ufficiale si riflette in un maggiore dialogo anche a livello locale tra le due comunità di fedeli e religiosi?
In Russia si registra una maggiore comprensione reciproca tra il nunzio, mons. Antonio Mennini e la leadership della Chiesa ortodossa che tra il vescovo della Madre di Dio, mons. Kondrusiewicz e le autorità ortodosse. A livello quotidiano le relazioni sono difficili in quanto continuano le iniziative di proselitismo dei missionari e dei sacerdoti cattolici; quello di cui c’è bisogno non è convertire ortodossi al cattolicesimo o viceversa, ma convertire persone senza fede al Cristianesimo. Dobbiamo sviluppare una strategia per perseguire questo fine insieme senza danneggiarci l’uno con l’altro. Penso che a livello ufficiale e ai vertici il progresso nelle relazioni sia più evidente, ma alla base non è proprio lo stesso e questo spesso crea problemi. I fedeli non capiscono perchè ci si apra ai cattolici. E la Chiesa ortodossa ora ha il compito di spiegare i perché del dialogo, mentre i cattolici devono dimostrare le loro buone intenzioni: quello di cui più abbiamo bisogno è di una più profonda conoscenza reciproca che vada oltre i pregiudizi. In Russia si organizzano incontri ecumenici, non solo con i cattolici ma anche con altre religioni. Ma è necessario non solo un ecumenismo ufficiale, ma anche uno più concreto, fatto di azioni e rispetto reciproco. Solo così si potrà arrivare ad un reale avvicinamento. Ma il cammino è lungo.
Il vescovo Hilarion sarà di nuovo a Roma, per presentare il suo ultimo lavoro come compositore, il concerto “La Passione secondo Matteo”, il prossimo 29 marzo, a pochi giorni dalla Pasqua che quest’anno cade nello stesso giorno per entrambe le Chiese, che seguono differenti calendari liturgici. 
 
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