06/07/2006, 00.00
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Vescovo pakistano: "Non dimenticate Javed Anjum, morto per non aver rinnegato Cristo"

Il presule di Faisalabad invita a tenere alta l'attenzione nei confronti del processo contro uno dei torturatori del 19enne cattolico, che rischia di essere annullato a causa delle minacce dei musulmani contro l'avvocato e la sua famiglia.

Lisbona (AsiaNews) – Il vescovo di Faisalabad ha invitato la comunità internazionale a "non dimenticare il caso di Javed Anjum, il giovane morto per non aver voluto rinnegare Cristo" ed a "tenere alta l'attenzione sul processo, che rischia di essere annullato a causa delle minacce e delle violenze degli integralisti islamici contro l'avvocato e la famiglia del giovane".

Il presule, mons. Joseph Coutts, ha lanciato la sua denuncia la settimana scorsa, nel corso della presentazione a Lisbona del Rapporto 2006 sulla libertà religiosa pubblicato da "Aiuto alla Chiesa che soffre".

Nel marzo scorso, a 23 mesi dall'omicidio, si è concluso il processo per due dei suoi tre assassini: Ghulam Rasool e Muhammad Tayab, condannati a 25 anni di carcere. Umar Hayat, religioso islamico e rettore della madrassa [scuola islamica ndr] dove è avvenuto il crimine, è il terzo presunto assassino: arrestato nel gennaio scorso dopo 22 mesi di latitanza, è ancora in attesa di un verdetto.

Per cinque giorni, nell'aprile del 2004, i tre avevano cercato con la tortura di convertire il ragazzo all'Islam. Dopo le violenze, inutili, hanno consegnato Javed alla polizia con false accuse; le sue ferite erano così gravi che le cure mediche non sono servite a nulla. Il ragazzo è morto il 2 maggio in un ospedale statale di Faisalabad: nel rapporto medico si legge che il cristiano è morto "a causa di 26 ferite gravi procurate da tortura".

Sul letto di morte Javed aveva fatto il nome di uno degli aguzzini, Rasool, subito arrestato: durante l'interrogatorio proprio il detenuto ha indicato Tayyab e Umar Hayat come suoi complici.

"Il rettore della madrassa di Toba – dice mons. Coutts – è ancora sotto processo ed oramai è considerato il maggior responsabile delle torture che hanno condotto Javed alla morte. Ora però l'avvocato della famiglia, che lavora anche grazia all'aiuto della nostra Chiesa, rischia di dover lasciare il caso. Ha ricevuto serie minacce di morte contro di lui, sua moglie ed i suoi tre bambini". A causa di queste minacce, sempre più frequenti e pericolose, la famiglia del legale è  fuggita nella parte meridionale del Paese.

"Dobbiamo tenere alta l'attenzione sul caso – ha aggiunto il vescovo – e far sentire la nostra voglia di giustizia. Questi gruppi islamici sono molto potenti e possono trasformare un omicidio in un incidente: noi non dobbiamo cedere, dobbiamo fargli ammettere l'orrore del loro crimine".

"Secondo la fede islamica – ha concluso mons. Coutts – è peccato costringere qualcuno alla conversione. Per chi ha commesso questo delitto, invece, la violenza contro un ragazzo è divenuta una chiave per il Paradiso. Devono capire che hanno sbagliato".

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