29/01/2014, 00.00
BRUNEI - ISLAM
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Vicario apostolico: La sharia, sfida e occasione per i cattolici del Brunei

Mons. Cornelius Sim auspica una risposta "creativa" alla crescente islamizzazione del Sultanato. Ad aprile entrerà in vigore la sharia e i cristiani temono di diventare "cittadini di seconda classe"; per questo non escludono l'ipotesi dell'emigrazione. Ma il prelato si mostra "sereno" e "fiducioso" per il futuro della Chiesa.

Bandar Seri Begawan (AsiaNews)  - La Chiesa del Brunei, testimone negli ultimi due decenni di una progressiva "islamizzazione" della società, deve mostrarsi "creativa" per rispondere in modo efficace "alle sfide del tempo presente". È quanto ha affermato mons. Cornelius Sim, vicario apostolico nel Sultanato, in risposta alle crescenti preoccupazioni della comunità locale per la prossima introduzione della sharia nel Paese, che entrerà in vigore dal mese di aprile. Essa vale solo per i musulmani, ma avrà delle ripercussioni inevitabili anche sui cristiani e le altre minoranze religiose che non nascondo le loro "preoccupazioni". Ecco perché, suggerisce il prelato in un'intervista a Eglise d'Asie (EdA), il venerdì in concomitanza con la preghiera musulmana nella cattedrale di Brunei - una delle tre chiese dello Stato - i fedeli "sono invitati alle 12.30 alla celebrazione eucaristica, cui seguirà un digiuno comunitario".  

Di recente il sultano Hassanal Bolkiah ha introdotto la legge islamica (sharia), che si applica ai musulmani e prevede la condanne a morte per lapidazione agli adulteri, amputazione degli arti ai ladri, fustigazioni per altri reati quali aborto e consumo di alcol. La vendita e il suo consumo in pubblico sono proibite e le autorità controllano con attenzione le attività delle altre religioni. Il 67enne sultano ha dichiarato che "con l'entrata in vigore della legge", il "nostro dovere verso Allah" sarà "adempiuto". Da secoli la famiglia detiene il potere nel piccolo regno di 400mila persone e ricchissimo di petrolio; in carica dal 1967, quando aveva 21 anni, dal 1996 egli preme per l'introduzione della legge islamica - e delle relative punizioni - nello Stato.

Mons. Cornelius Sim si dice "fiducioso" nel compito di arricchire e rafforzare la vita della Chiesa locale, anche se il compito "non è semplice" avendo a disposizione solo tre parrocchie e tre sacerdoti, ma senza alcun seminarista nell'immediato futuro. Le pressioni esercitate dal potere politico sono sottili ma costanti, mentre la stampa locale - dietro pressioni dell'establishment  - non perde occasione per parlare di conversioni dal cristianesimo all'islam.

Tuttavia, il prelato è "sereno" e "nell'attesa" di capire come potrà evolvere la situazione del Paese. Egli conferma che i nuovi dispositivi "inquietano" i cattolici, nella misura in cui essi si inquadrano in un progetto più complessivo di islamizzazione del Sultanato e dei suoi 400mila abitanti, in cui i cristiani e le minoranze - secondo le preoccupazioni diffuse - rischiano di diventare "cittadini di seconda classe". Mons. Sim ha infine precisato che la legge islamica si applicherà ai cristiani nel momento in cui essi sono coinvolti in un crimine o un reato - vedi l'adulterio - in cui l'altra parte è musulmana. In questo caso il rischio, avverte un avvocato cattolico che chiede l'anonimato, è che subentri una sorta di "sottomissione" alla maggioranza islamica. Per questo, seppur in maniera velata, molti fedeli non negano che "l'emigrazione" sia una prospettiva alla quale guardare con attenzione.

Il Sultanato del Brunei è un piccolo Stato sull'isola del Borneo, che condivide con altre due nazioni di dimensioni ben più grandi: Indonesia e Malaysia. È un Paese sviluppato e fra i più ricchi al mondo. La lingua ufficiale è il malay, ma sono di uso comune anche l'inglese e il cinese assai diffusi nella popolazione. Quasi il 70% degli abitanti di questa monarchia assoluta è di religione musulmana e di etnia Malay, il 13% buddisti di origine soprattutto cinese, seguiti da popolazione indigena e altri gruppi minori; il 10% dice di non professare alcuna religione, poco più del 12% i buddisti, mentre i cristiani - metà dei quali cattolici di cui il 70% migranti filippini, il 20% indonesiani e il rimanente popolazione indigena - sono circa il 10% del totale.

 

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