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    » 08/10/2013, 00.00

    VIETNAM

    Vinh: fra minacce e attacchi, 50mila cattolici pregano per la liberazione dei due parrocchiani

    J.B. An Dang

    Decine di migliaia di fedeli alla messa del 6 ottobre, per chiedere di nuovo il rilascio di due fedeli in carcere senza colpa. La funzione si è tenuta in un’area segnata dalle devastazioni causate dal passaggio del tifone Witif. Poco distante soldati e milizie para-militari tenevano esercitazioni di guerriglia urbana in assetto anti-sommossa.

    Hanoi (AsiaNews) - I cattolici vietnamiti rispondono con la preghiera alle minacce e agli attacchi dei media governativi e dell'esercito di Hanoi. Da alcune settimane migliaia di poliziotti, membri della gioventù studentesca comunista e soldati di organizzazioni para-militari stanno svolgendo una serie di esercitazioni, concentrandosi sulle attività anti-sommossa. Nel frattempo i media governativi proseguono la campagna diffamatoria nei confronti della diocesi di Vinh, nel nord, che combatte per il rispetto della libertà religiosa e la liberazione di due parrocchiani, da mesi in carcere senza aver commesso reati o né processi. Anche lo scorso fine settimana, come avvenuto in più occasioni a settembre, la comunità cattolica locale ha partecipato numerosa alla messa e pregato per la pace e il riconoscimento dei diritti inviolabili dei cittadini.

    Il 6 ottobre almeno 50mila cattolici della parrocchiale di Thuan Nghia hanno preso parte alla funzione domenicale, concelebrata da 20 sacerdoti (nella foto); una risposta ai nuovi attacchi lanciati dai media governativi, che annunciano ulteriori arresti e incriminazioni ai danni dei cattolici. Una protesta pacifica, resa ancor più forte e suggestiva in seguito alle devastazioni causate dal passaggio del tifone Wutif in tutta l'area con strade inondate, linee elettriche abbattute lungo l'autostrada A1, migliaia di case abbattute e dozzine di chiese danneggiate.

    A dispetto dei danni inferti dai forti venti e dalle piogge, i fedeli non hanno voluto rinunciare alla messa e alla preghiera, le armi scelte dalla comunità e dai vertici ecclesiastici per rispondere agli attacchi del governo. I cattolici hanno chiesto a gran voce la liberazione dei due parrocchiani di My Yen, che vengono ormai considerati alla stregua dei "prigionieri di Stato", la fine delle persecuzioni e della campagna diffamatoria contro la diocesi di Vinh.

    Poco distante dal luogo scelto dai cattolici per la messa, migliaia di poliziotti, para-militari e membri di organismi filo-governativi hanno promosso una serie di esercitazioni in assetto anti-sommossa. Fra le attività eseguite la liberazione di ostaggi, il pattugliamento di aree, il controllo della folla e guerriglia urbana. Le esercitazioni si svolgono soprattutto di domenica, in concomitanza con le funzioni cristiane; per i cattolici si tratta di "provocazioni" e "atti deterrenti", con l'obiettivo di fomentare la tensione nell'area.

    Al centro della controversia fra Stato e cattolici, la vicenda legata alla parrocchia di My Yen che chiede la liberazione di due fedeli (Peter Ngo Van Khoi e Anthony Nguyen Van Hai), in carcere dal giugno scorso senza un capo di accusa. Il sostegno dei vertici cattolici - che hanno ricevuto attestati di stima e solidarietà dai principali leader religiosi del Paese - ha scatenato la reazione delle autorità locali e centrali, che hanno minacciato di intervenire con durezza per sedare le proteste o le manifestazioni di dissenso. Molte le messe e gli incontri di preghiera nelle scorse settimane, fra cui la funzione al santuario di Sant'Antonio, centro di pellegrinaggi della diocesi di Vinh poco lontano dal luogo in cui è avvenuta la violenta repressione della polizia il 4 settembre scorso.

     

     

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