22/05/2012, 00.00
EGITTO
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Violenze islamo-cristiane a Minya: ergastolo per 12 copti, assolti otto musulmani

La condanna per la morte di due musulmani, durante l’assalto a un villaggio cristiano. Alla base degli scontri un diverbio stradale, concluso con un pestaggio. Attivisti ed esperti di diritto criticano la sentenza, che non è appellabile. Solo il Consiglio dei militari ha il potere di chiedere un nuovo dibattimento.

Il Cairo (AsiaNews/Agenzie) - Un tribunale egiziano ha condannato 12 cristiani copti all'ergastolo e prosciolto otto musulmani, in un processo oggetto di aspre critiche da parte di attivisti per i diritti umani ed esperti di diritto. La sentenza è arrivata ieri, al termine di un procedimento chiamato a far luce sulle violenze interconfessionali dello scorso anno nella provincia di Minya, nel sud del Paese, a circa 220 km dal Cairo. Ishak Ibrahim, ricercatore e profondo conoscitore della giurisprudenza egiziana, sottolinea che "il proscioglimento degli otto imputati musulmani" mostra che "le indagini avviate fin dall'inizio dalla procura generale sono ingiuste e sbagliate" perché vi erano "prove evidenti di colpevolezza a loro carico, per aver dato alle fiamme proprietà cristiane". 

Gli imputati cristiani sono stati condannati per aver fomentato il disordine pubblico, possesso illegale di armi e l'omicidio di due musulmani. L'episodio è avvenuto nell'aprile del 2011 e ha contribuito ad acuire una situazione di profonda tensione interreligiosa nella zona dell'Alto Egitto,  poi continuata nelle settimane successive (cfr. AsiaNews 27/06/2011 Alto Egitto, violenze contro i cristiani in aumento. Bruciate otto abitazioni).

Le violenze sono iniziate quando un autista di minibus musulmano, innervosito per la presenza di limitatori di velocità all'esterno di una villa di proprietà di un ricco cristiano, si è scontrato con le guardie preposte alla sicurezza dell'abitazione. Al rientro nel villaggio di origine, il guidatore musulmano ha riunito un gruppo di persone per vendicarsi del presunto torto e delle violenze subite.

Alla rappresaglia si sono uniti anche gruppi di estremisti islamici, che hanno circondato le case dei cristiani copti con il proposito di sferrare un attacco. Nel timore di venire sopraffatti, gli abitanti hanno aperto il fuoco dai tetti degli edifici uccidendo due persone fra la folla e ferendone altre due. Nei giorni seguenti, gruppi musulmani hanno incendiati dozzine di case e di negozi cristiani per vendicare i morti.

Gli otto musulmani a processo erano imputati per possesso illegale di armi e per aver bruciato gli edifici cristiani. Tuttavia, il tribunale ha deciso per il proscioglimento dalle accuse.

La sentenza emessa dai giudici del Tribunale per la sicurezza dello Stato non è appellabile e i 12 cristiani rischiano di trascorrere il resto della loro vita in prigione. Solo il Consiglio dei militari potrebbe - in una ipotesi peraltro assai remota - chiedere una revisione del procedimento.  

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