27/02/2018, 11.03
CINA
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Xi Jinping ‘nuovo imperatore’: la censura e gli applausi

di Wang Zhicheng

Bao Tong: Il Partito fa quello che vuole in Cina. I cinesi devono sognare i suoi sogni dittatoriali. Ironia sui social: “E io che sognavo di votare un presidente almeno una volta nella vita!”. Censurate di nuovo le immagini di Winnie the Pooh. Dal “punto di vista degli investimenti”, economisti apprezzano la “stabilità della leadership”. Il Global Times disprezza la democrazia occidentale, che “è in piena decomposizione”.

Pechino (AsiaNews) – La proposta del Partito comunista cinese (Pcc) di togliere il limite di due mandati alla carica di presidente e vice-presidente, permetterà a Xi Jinping di governare a vita, come un nuovo imperatore. L’idea è accolta con tristezza da molti cinesi che vedono un ritorno all’indietro alla Cina imperiale, ma è applaudita da esperti di gruppi economici che intravvedono una garanzia di stabilità e di potenziamento del potere mondiale della Cina.

La proposta sarà votata alla prossima Assemblea nazionale del popolo, il parlamento cinese, il prossimo marzo, ma quasi senz’altro non troverà alcuna opposizione.

Bao Tong, lo statista vicino al defunto Zhao Ziyang, già segretario del Pcc, gli unici ad opporsi al massacro di Tiananmen nel 1989, commenta a Rfa: “È stato reso pubblico una cosa che prima non lo era: che il Pcc fa quello che vuole in Cina. Non solo, ma che ognuno deve essere d’accordo”.

“Il Paese – continua – deve seguire quello che il Partito vuole, sognare i suoi sogni dittatoriali, sullo stile di Qin Shihuang [il primo imperatore della Cina- ndr] o degli antenati delle dinastie Tang e Song”.

Reazioni oltraggiose, incredule e critiche sono apparse sui social, subito cancellate dall’efficace censura. Un commento dice: “Patetico! 1,3 miliardi di persone e nessuno oppone resistenza!”. Un altro: “E pensare che avevo il sogno di votare un presidente almeno una volta nella vita!”. E ancora: “Lunga vita al presidente Mao!”; “Abbiamo conosciuto l’avidità imperiale, la paura del potere autoritario, e 100 anni più tardi nulla è cambiato”.

Da due giorni la polizia del web è incaricata di oscurare tutti i commenti che contengono parole come “io mi oppongo”; “autoproclamarsi imperatore”; “mandati consecutivi”; “emendamenti costituzionali”; “rielezione” e – ancora una volta – “Winnie the Pooh”. L’eroe dei cartoni animati è il soprannome che nei social è stato dato a Xi Jinping, che con il suo viso paffuto e la figura grassoccia ricorda da vicino il simpatico orsacchiotto.

In una lettera aperta ai parlamentari dell’Assemblea nazionale del popolo, Li Datong chiede di bocciare l’emendamento proposto dal Partito. Li era un giornalista del China Youth Daily, licenziato nel 2005 per aver criticato alcune interpretazioni storiche dei big del Partito.

Secondo Li, “il limite di due mandati alla presidenza, introdotto nella costituzione del 1982 è una riforma politica epocale del Pcc e di tutto il popolo cinese, dopo aver riflettuto sulle enormi sofferenze della Rivoluzione culturale…Esso è anche una delle più importanti eredità politiche di Deng Xiaoping… Togliere questo limite… seminerà i semi del caos per la Cina”.

Il piano di Xi di rimanere al potere in modo indefinite è visto invece come un fatto positive da personalità legati a gruppi finanziari. Secondo Robert Carnell, economista esperto di Asia alla Ing, la caduta dei limiti alla carica permetterà risultati economici importanti “dal punto di vista delle prospettive di investimenti”. Intervistato dal Scmp, egli ricorda che in tal modo la “Belt and Road Initiative”, tanto cara a Xi, “potrà essere un successo”.

Raymond Yeung, economista all’Anz (Australian and New Zealand Banking Group), l’emendamento della costituzione porterà una maggiore stabilità politica, che permetterà di completare riforme che hanno bisogno di più di “cinque o 10 anni” di tempo.

Da parte sua, oggi il quotidiano statale in inglese, il China Daily, difende la fine delle limitazioni ai mandati presidenziali come necessari a “perfezionale il sistema di governo del Partito e dello Stato”.

Il Global Times, legato al Quotidiano del popolo, rivendica una “razionalizzazione” della struttura del potere, disprezzando il sistema democratico occidentale: “Nelle regioni cruciali dell’occidente, il sistema dei valori sta crollando. La democrazia ... è in piena decomposizione… Il nostro Pese non deve essere sconvolto dal mondo esterno”.

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