20/05/2016, 14.10
YEMEN
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Yemen a rischio frantumazione, domani il “Documento d’indipendenza”

di Pierre Balanian

Il “Consiglio Supremo del Movimento Rivoluzionario Pacifico nel Sud dello Yemen” promette una dichiarazione solenne e la secessione dal Nord. Le ingerenze di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, che hanno mire egemoniche e temono l’unità del Paese. Analisti, e persino alcuni militari del Sud, contrari alla mossa definita “prematura” ed “estremista”.

Aden (AsiaNews) – La giornata di domani potrebbe diventare la data storica di un nuovo futuro, basato sulla separazione nello Yemen. È in sostanza quanto promette il presidente del “Consiglio Supremo del Movimento Rivoluzionario Pacifico nel Sud dello Yemen” Saleh Yehia Saaid – vicino all’ex presidente Ali Salem Al Bayd – il quale ha stabilito per domani la data della dichiarazione di secessione del sud dello Yemen dal resto del Paese.

“Aden festeggerà il 21 Maggio – ha detto – ovvero la data dello scioglimento dei legami del Sud con la dichiarazione del Documento di Indipendenza”. Il sogno saudita di vedere lo Yemen di nuovo diviso, questa volta con l’appoggio militare degli Emirati Arabi Uniti e con un’azione militare sferrata a tutti gli effetti contro il Nord del Paese (ufficialmente per sradicare Al Qaeda) sembra vicina alla realizzazione.

Si racconta che il fondatore dell’Arabia Saudita abbia convocato i suoi numerosi figli, legittimi e non, al suo capezzale raccomandando loro con le ultime parole della sua vita di “tenere d’occhio sempre lo Yemen, perché qualsiasi pericolo contro il Regno saudita potrebbe venire solo ed esclusivamente dallo Yemen”.

Da allora lo Yemen è sempre rimasto povero, nonostante le risorse petrolifere, in conflitto interno e diviso, nonostante al suo interno viva un popolo compatto con una sola lingua, una sola fede religiosa e una sola etnia. I discendenti del Fondatore del Regno saudita, tuttavia, non avevano mai osato svegliare direttamente il “leone che dorme” entrando in conflitto armato, fino alla salita sul trono nel nuovo sovrano saudita, il quale ha coinvolto per la prima volta il suo Paese anche dal punto di vista militare nella “pozzanghera yemenita”, con azioni definite come “trasgressioni” all’ultima volontà del padre fondatore del Regno.

Il passo deciso per domani, nonostante trovi il pieno appoggio di Arabia Saudita ed Emirati, non ha riscosso consenso unanime fra tutte le altre forze del Sud le quali hanno perfino considerato questa ipotesi come “prematura” ed “estremista”. Finora la propaganda politica ha sempre definito i nordisti come “secessionisti” e “golpisti”: questa dichiarazione, secondo un analista yemenita, “potrebbe dimostrare proprio il contrario”.

Le formazioni armate del Sud che combattono a fianco degli “Alleati” e che l’Arabia Saudita ha pomposamento formato e elevato a rango di “Esercito del Sud”, sono in realtà “molto deboli ed impreparate”. Lo si è visto nel corso dei combattimenti iniziali, fino all’intervento militare di Arabia Saudita e Paesi arabi del Golfo per salvarli dalla capitolazione.

Le fazione che intende dichiarare l’indipendenza del Sud è appoggiata in tutto e per tutto dagli Emirati Arabi Uniti, i quali non nascondono le loro mire di egemonia sul territorio: alcuni parlano anche dell’isola di Socotra, alla quale gli Emirati ambiscono. E tutti aspettano per sapre quale sarà la reazione ufficiale dell’Arabia Saudita riguardo alla dichiarazione di indipendenza. Riyad ha sempre infatti dichiarato di essere “contraria alla spartizione del Paese” e “favorevole ad uno Yemen unico e unito”.

Ansar Allah ritiene che l’obiettivo di tutta “l’aggressione degli alleati contro lo Yemen” aveva ed ha come scopo quello di “indebolire il Paese come Stato sovrano con l’interferenza diretta nei suoi affari interni politici e militari…”. E aggiunge che i movimenti fantocci del sud “operano in violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che affermano la diffesa dell’unita del Paese”.

Anche fra gli stessi militari del Sud vi sono perplessità, come quelle espresse dal generale Ali Mohamad Al Khawar dell’esercito del Sud pro-saudita, il quale ha ritenuto questo passo come “prematuro, in quanto carente di organi ben formati di sicurezza e di esercito”.

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