Il Cremlino afferma di avere rotto i legami con l’Occidente per passare alla “svolta verso Oriente”, ma i fatti smentiscono questa tesi: la Russia di Putin è tornata piuttosto all’immagine di quella imperiale del XIX secolo e della Guerra di Crimea, quando era in continuo conflitto con i Paesi del Vecchio Mondo. Trascurando le sue immense distese eurasiatiche che non ha mai amato e oggi lascia colonizzare da Pechino.
L'attesa per il discorso che domani mattina papa Francesco pronuncerà alle autorità e al corpo diplomatico nel Palazzo di Stato della capitale mongola. Mosca è il principale fornitore di energia del Paese ma il 90% delle esportazioni va a Pechino. I "nuovi partner" interessati alle ricchezze del sottosuolo, a partire dalle terre rare (oggi strategiche). Da questo crocevia il pontefice spera di incoraggiare passi avanti per la pace.
La notizia, circolata ieri, mette ancora una volta in evidenza la competizione tra Delhi e Pechino a guida del Sud globale. Nonostante le dichiarazioni di distensione all'incontro dei BRICS della settimana scorsa, restano irrisolte le continue tensioni lungo il confine che attraversa la regione del Ladakh orientale. Un fallimento per la diplomazia indiana che sperava di riunire i maggiori leader globali allo stesso tavolo.
Il primo settembre 1923 un devastante sisma, seguito da incendi alimentati da un tifone causò la morte di oltre 100mila persone. La caccia all’uomo scatenata da false accuse determinò in parallelo l’uccisione di migliaia di coreani (e cinesi). Oggi nel Sol Levante cerimonie separate per ricordare gli eventi. A 100 anni di distanza la richiesta - finora vana - di giustizia (e scuse).
L'accoglienza all'areoporto Gengis Khan, domani l'inizio degli incontri ufficiali. Sull'aereo ai giornalisti: "Ci farà bene il silenzio di questo grande Paese". Durante il volo il telegramma a Xi Jinping: "Assicuro le mie preghiere per il benessere della Cina e invoco unità e pace". Ma nonostante l'Accordo con la Santa Sede i vescovi della Mongolia Interna e della altre province della Cina continentale non potranno essere presenti allo storico evento di questi giorni.
Il governo della Malaysia ha annuncia che non abolirà la contestata norma per le minacce alla sicurezza, nata per contrastare il terrorismo ma utilizzata per reprimere ogni forma di dissenso. La delusione dei parlamentari Asean per i diritti umani: "Si fermi l'utilizzo di provvedimenti che limitano libertà fondamentali".