16/10/2021, 15.53
VATICANO
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​Papa: costruire una pace duratura fondata sulla giustizia sociale e sulla cura della Casa comune

Videomessaggio di Francesco ai partecipanti alla seconda sessione del IV Incontro mondiale dei Movimenti popolari (EMMP), che si svolge oggi online. Nella Dottrina sociale Dottrina sociale  “principi come l’opzione preferenziale per i poveri, la destinazione universale dei beni, la solidarietà, la sussidiarietà, la partecipazione, il bene comune, che sono mediazioni concrete per attuare a livello sociale e culturale la Buona Novella del Vangelo”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Mettere l’economia al servizio dei popoli per costruire una pace duratura fondata sulla giustizia sociale e sulla cura della Casa comune. E’ l’obiettivo finale indicato da papa Francesco nel videomessaggio inviato ai partecipanti alla seconda sessione del IV Incontro mondiale dei Movimenti popolari (EMMP), che si svolge oggi online.

Nel lungo messaggio rivolto a quei gruppi che egli stesso ha definito un’alleanza nata dal basso, presenti principalmente in America latina, Francesco chiede di “sognare” una società giusta e di “agire” per cercare di ottenere “misure concrete che forse possono permettere qualche cambiamento significativo”. Tali sono il “reddito minimo l’RMU) o salario universale, affinché ogni persona in questo mondo possa accedere ai beni più elementari della vita” o “la riduzione della giornata lavorativa” per far sì che “più gente abbia accesso al mercato del lavoro”.

Il documento parte dalla costatazione che la pandemia, ha portato malattie e morte. “In molti Paesi gli Stati hanno reagito. Hanno ascoltato la scienza”. Ma la pandemia ha generato anche “il flagello della crisi alimentare”. “L’indigenza grave si è moltiplicata. Il prezzo degli alimenti è aumentato notevolmente. I numeri della fame sono orribili, e penso, per esempio, a Paesi come Siria, Haiti, Congo, Senegal, Yemen, Sud Sudan; ma la fame si fa sentire anche in molti altri Paesi del mondo povero e, non di rado, anche nel mondo ricco”.

Vediamo, sostiene ancora Francesco, “resistenze ai cambiamenti di cui abbiamo bisogno e a cui aspiriamo, resistenze che sono profonde, radicate, che vanno al di là delle nostre forze e decisioni. È ciò che la Dottrina sociale della Chiesa ha chiamato ‘strutture di peccato’, che siamo chiamati anche noi a convertire e che non possiamo ignorare nel momento in cui pensiamo al modo di agire. Il cambiamento personale è necessario, ma è anche imprescindibile adeguare i nostri modelli socio-economici, affinché abbiano un volto umano, perché tanti modelli lo hanno perso. E, pensando a queste situazioni, divento insistente nel chiedere. E – dice - inizio a chiedere. A chiedere a tutti. E a tutti voglio chiedere in nome di Dio. Ai grandi laboratori, che liberalizzino i brevetti. Compiano un gesto di umanità e permettano che ogni Paese, ogni popolo, ogni essere umano, abbia accesso al vaccino. Ci sono Paesi in cui solo il tre, il quattro per cento degli abitanti è stato vaccinato”.

Ancora, si rivolge “in nome di Dio”, ai gruppi finanziari e chiede di “permettere ai Paesi poveri di garantire i bisogni primari della loro gente e di condonare” i loro debiti; “alle grandi compagnie estrattive” chiede di “smettere di distruggere i boschi, le aree umide e le montagne, di smettere d’inquinare i fiumi e i mari, di smettere d’intossicare i popoli e gli alimenti”: alle grandi compagnie alimentari di “smettere d’imporre strutture monopolistiche di produzione e distribuzione che gonfiano i prezzi e finiscono col tenersi il pane dell’affamato”; ai fabbricanti e ai trafficanti di armi di “cessare totalmente la loro attività”; ai giganti della tecnologia di “smettere di sfruttare la fragilità umana, le vulnerabilità delle persone, per ottenere guadagni”; ai giganti delle telecomunicazioni di “liberalizzare l’accesso ai contenuti educativi”; ai mezzi di comunicazione di “porre fine alla logica della post-verità, alla disinformazione, alla diffamazione, alla calunnia e a quell’attrazione malata per lo scandalo e il torbido; che cerchino di contribuire alla fraternità umana e all’empatia con le persone più ferite. Voglio chiedere – continua - in nome di Dio, ai Paesi potenti di cessare le aggressioni, i blocchi e le sanzioni unilaterali contro qualsiasi Paese in qualsiasi parte della terra. No al neocolonialismo. I conflitti si devono risolvere in istanze multilaterali come le Nazioni Unite. Abbiamo già visto come finiscono gli interventi, le invasioni e le occupazioni unilaterali, benché compiuti sotto i più nobili motivi o rivestimenti”.

Obiettivi almeno in parte comuni con attraverso i cosiddetti Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) sostenuti dalle Nazioni Unite da raggiungere premendo sui governi, ma non solo. Francesco afferma che “questo sistema, con la sua logica implacabile del guadagno, sta sfuggendo a ogni controllo umano. È ora di frenare la locomotiva, una locomotiva fuori controllo che ci sta portando verso l’abisso. Siamo ancora in tempo”. “Ed è compito dei Governi stabilire schemi fiscali e redistributivi affinché la ricchezza di una parte sia condivisa con equità, senza che questo presupponga un peso insopportabile, soprattutto per la classe media – generalmente, quando ci sono questi conflitti, è quella che soffre di più”.

Francesco che vede nelle proteste per la morte di George Floyd una manifestazione di “samaritano collettivo” invita ad essere “attenti, come il Buon Samaritano, a tutti quelli che sono feriti lungo la strada ma, al tempo stesso, far sì che molti di più si uniscano in questo atteggiamento”. Il Papa indica la Dottrina sociale, nella quale “troviamo principi come l’opzione preferenziale per i poveri, la destinazione universale dei beni, la solidarietà, la sussidiarietà, la partecipazione, il bene comune, che sono mediazioni concrete per attuare a livello sociale e culturale la Buona Novella del Vangelo”. In tale contesto egli ricorda “il principio di solidarietà. La solidarietà non solo come virtù morale ma come principio sociale, principio che cerca di affrontare i sistemi ingiusti allo scopo di costruire una cultura della solidarietà che esprima – dice letteralmente il Compendio – «la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune» (n. 193). Un altro principio è quello di stimolare e promuovere la partecipazione e la sussidiarietà tra i movimenti e tra i popoli, capace di limitare qualsiasi schema autoritario, qualsiasi collettivismo forzato o qualsiasi schema stato-centrico. Non si può utilizzare il bene comune come scusa per schiacciare l’iniziativa privata, l’identità locale o i progetti comunitari. Pertanto, questi principi promuovono un’economia e una politica che riconoscano il ruolo dei movimenti popolari, della famiglia, dei gruppi, delle associazioni, delle realtà territoriali locali, in breve, di quelle espressioni aggregative di tipo economico, sociale, culturale, sportivo, ricreativo, professionale, politico, alle quali le persone danno spontaneamente vita e che rendono loro possibile una effettiva crescita sociale”.

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