12/08/2022, 12.15
INDIAN MANDALA
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75 anni dalla partizione: India meno democratica, ma sempre più centrale

Il 14 e il 15 agosto Pakistan e India festeggeranno le loro giornate dell'indipendenza. Il Kashmir resta una regione contesa, ma Delhi guarda sempre più a Pechino. Negli ultimi decenni sono stati fatti grandi passi avanti ma l'ultranazionalismo indù sta trasformando l'idea originaria della nazione indiana.

Milano (AsiaNews) - Il 15 agosto Delhi celebrerà il 75mo anniversario dell’indipendenza dal dominio coloniale inglese, mentre Islamabad lo farà un giorno prima. Nonostante i festeggiamenti previsti, il 1947, l’anno della partizione, resta una ferita non ancora rimarginata.

A luglio di quell’anno il giudice inglese Cyril Radcliffe è stato incaricato di dividere il Raj britannico in poche settimane: le linee di confine da lui tracciate hanno creato un’India a prevalenza indù e un Pakistan a maggioranza musulmana. La divsione ha messo fine alla convivenza pacifica delle diverse comunità del subcontinente indiano, generando 15 milioni di sfollati e circa 2 milioni di morti, di cui la metà solo tra gli indiani.

Ad alcuni Stati principeschi, tra cui il Kashmir, è stato concesso di mantenere la propria autonomia e ancora oggi, 75 anni dopo, la questione non è del tutto risolta. Il Bharatiya Janata Party (Bjp), il partito ultranazionalista indù del primo ministro Narendra Modi, vorrebbe ribattezzare il 14 agosto il “Giorno della memoria degli orrori della partizione”, a cui il ministro pakistano degli Esteri ha risposto chiedendo al governo indiano di evitare la politicizzazione degli eventi legati alle rispettive feste dell’indipendenza.

Negli ultimi 75 anni l’India ha fatto degli enormi passi avanti: il tasso di mortalità infantile è sceso da 161,8 per 1.000 nascite nel 1960 a 27 nel 2020, l’indice di sviluppo umano (di cui 1 è il valore massimo) è passato da 0,11 nel 1950 a 0,65 nel 2019. Ci sono stati progressi nelle infrastrutture, nell’accesso all’acqua potabile e nella diffusione di internet; nel 2020 il Pil ammontava a 2.623 miliardi di dollari e quest’anno Delhi potrebbe emergere come una delle più forti economie dell’Asia.

Ma l’India assomiglia sempre meno allo Stato laico e multiculturale nato nel 1947 sulle idee di tolleranza religiosa del Mahatma Gandhi (ucciso da un fanatico indù l’anno successivo): al giorno d’oggi sono sempre di più gli appelli della destra che chiedono che il Paese certifichi la supremazia induista; il Bjp continua a costruire edifici e templi indù sulle moschee musulmane e la violenza settaria è andata crescendo di anno in anno: secondo alcuni dati, tra il 2014 e il 2020 sono morte 180 persone in scontri settari, di cui 62 solo nel 2020. Da Paese "libero" fino al 2020, è diventato "parzialmente libero" nel 2021. Quello dell’India sembra essere un ritorno al passato accompagnato da un forte appiattimento culturale.

Il Pakistan non è però il principale rivale dell’India. La regione contesa del Kashmir confina con un’altra potenza nucleare, la Cina. Ansiosa di poter portare avanti i progetti infrastrutturali del China Pakistan Economic Corridor, Pechino ha deciso di sostenere Islamabad nell'arena internazionale riguardo al Kashmir. 

Nonostante 17 tornate di colloqui diplomatici, permane una situazione di stallo tra India e Cina. A metà 2020 le violenze si sono riaccese con uno scontro nella valle di Galwan tra soldati indiani e cinesi. Le tensioni hanno progressivamente spinto l’India ad avvicinarsi al Quad, il forum di dialogo di cui fanno parte Usa, Giappone e Australia, nazioni interessate a contrastare la presenza cinese nell’Indo-Pacifico. 

Però i membri del Quad sono Paesi democratici che hanno ad esempio mal sopportato la decisione indiana di non condannare l’invasione russa dell’Ucraina. D’altra parte la cooperazione regionale dell’India risulta necessaria e nell’ultimo vertice Quad tenutosi a maggio di quest’anno diverse preoccupazioni di Delhi, anche quelle che non riguardano direttamente la minaccia cinese, sono state inserite nell’agenda per il 2023. E ciò dimostra che, nonostante le forti derive antidemocratiche, l’India gioca un ruolo sempre più centrale in Asia.

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