29/03/2022, 12.57
IRAQ
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Accademico iracheno: il blocco sadrista con sunniti e curdi un passo ‘positivo’

Il leader sciita ha dato vita alla Enqadh Watan. In Parlamento non vi sono ancora i numeri per eleggere presidente e premier, ma si aprono nuove prospettive. L’opposizione dell’Iran che manovra per far saltare l’alleanza. Saad Salloum: un passaggio fondamentale “dalla componente settaria” al “concetto di comunità, cittadinanza, identità nazionale”. 

Baghdad (AsiaNews) - Un blocco che supera le tradizionali divisioni settarie e confessionali, capace di unire sciiti, sunniti e curdi per dare vita a una maggioranza parlamentare in grado di formare il governo e condurre all’elezione del prossimo capo dello Stato. Un percorso ancora lungo e travagliato, ma che rappresenta già una svolta per l’Iraq e che potrebbe mettere fine ai mesi di stallo seguiti alle elezioni politiche dell’ottobre scorso e contribuire alla costruzione di un Paese che sia garante di “pace e fraternità” per i suoi cittadini. 

A lanciare l’iniziativa è il blocco che fa riferimento al leader sciita Moqtada al-Sadr, che ha conquistato il maggior numero di seggi (75) all’ultima tornata elettorale e che ha dato vita il 25 marzo scorso alla coalizione Enqadh Watan [Salvate la madrepatria, ndr]. Rispetto al passato, in cui l’asse era orientato verso altre fazioni sciite oggi contrapposte fra loro anche e soprattutto sul sostegno all’Iran, stavolta il blocco sadrista punta all’alleanza con il Partito democratico del Kurdistan (Kdp, 31 seggi) e la Sunni coalition of Sovereignty (62 seggi).  

Al momento nessuna coalizione politica è in grado di eleggere il capo dello Stato, che richiede la maggioranza dei due terzi dei deputati. Da qui lo stallo politico e istituzionale perdurante ormai da quasi sei mesi e che rischia di complicare i piani futuri del Paese, che non può ancora dotarsi di un nuovo esecutivo nel pieno delle funzioni; un governo chiamato a rispondere alle molteplici sfide attuali, dalle crisi internazionali ai problemi interni legati all’economia e alla corruzione, oltre alla ricostruzione post-guerra.

Interpellato da AsiaNews Saad Salloum, giornalista e professore associato di Scienze politiche all’università di al-Mustanṣiriyya a Baghdad, fra le più antiche al mondo, parla di segno “positivo” che potrebbe sancire un cambiamento “dalla componente settaria” al “concetto di comunità”.  L’accademico iracheno spiega che “è molto importante” cambiare “il sistema politico” del Paese in vigore dal 2003, in seguito all’invasione Usa, e “basato sulle componenti che ha escluso il concetto di comunità, puntando solo sull’essere sciita, sunnita, yazidi, etc”.

“Questo ha portato - prosegue - i partiti a rappresentare le rispettive componenti, portando avanti solo le rivendicazioni e le domande di quella parte, impedendo la nascita di una vera identità nazionale e non lasciando spazio al concetto di cittadinanza”. Ecco perché “ogni mossa volta a rigettare questo sistema e questa filosofia è positivo: bisogna - conclude - pensare a una maggioranza politica e non alla componente e ogni segno che va in questa direzione di riforma è visto in modo positivo”.

Contrapposto al blocco sadrista - e alla nascitura coalizione - vi è il Coordination Framework sciita (vicino a Teheran) che può contare su 64 membri in Parlamento, che non hanno perso la speranza di essere parte attiva nella formazione del nuovo esecutivo. Per storia e tradizione, gli sciiti che vantano il blocco più numeroso si sarebbero alleati cercando di giungere alla formazione del governo. Tuttavia, stavolta le divisioni - soprattutto fra al-Sadr e i filo-iraniani - sono troppo difficili e profonde da colmare, per puntare a una intesa. Da qui la scelta del leader radicale sciita di puntare sui sunniti e i curdi per un blocco capace di superare le differenze settarie.

Enqadh Watan ha indicato Riber Ahmad, ministro degli interni del Kurdistan iracheno, per la presidenza e Jafar al-Sadr, cugino di Muqtada e ambasciatore iracheno nel Regno Unito, quale primo ministro. Il 26 marzo i membri della coalizione hanno chiesto una sessione parlamentare per votare il capo dello Stato ma la mossa non è andata a buon fine. Il blocco necessitava di una maggioranza dei due terzi (220 seggi), ma solo 202 erano presenti per il voto. E i tre schieramenti alleati potevano contare su un massimo di 168 seggi, ben lontano dal numero richiesto. Archiviato il voto negativo, la coalizione sta cercando i seggi necessari ma l’impresa si rivela ardua anche e soprattutto per le manovre da dietro le quinte di Teheran che si oppone al voto e manovra per dividere gli sciiti e creare resistenze interne alla coalizione fra sunniti e curdi.

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