Bangkok: al via (molto a rilento) il processo di riforma della Costituzione
Tre mesi e mezzo dopo il referendum che ha aperto alla revisione della Carta fondamentale, il governo guidato da Anutin Charnvirakul presenta una proposta di emendamento che, però rischia di riportare il processo al punto di partenza, rendendo incerto il percorso verso una Costituzione più rappresentativa.
Bangkok (AsiaNews) - A tre mesi e mezzo dal referendum dell’8 febbraio, con cui 21 milioni di elettori avevano approvato l’avvio della riforma costituzionale insieme al rinnovo della Camera dei rappresentanti, in Thailandia il processo di revisione della Carta fondamentale sembra finalmente muoversi. Ma la direzione resta incerta e potenzialmente regressiva.
Dopo mesi di rinvii e in un clima di crescente distanza dal mandato popolare, il 20 maggio il partito di maggioranza ha presentato una proposta di emendamento che, però, rischia di riportare la riforma al punto di partenza. Il referendum aveva infatti espresso un sostegno chiaro a un processo di revisione della Costituzione del 2017, percepita come fortemente sbilanciata a favore dell’establishment militare e delle élite politiche.
Il nuovo governo di coalizione guidato dal partito Bhumjaithai del premier Anutin Charnvirakul, aveva tra i suoi obiettivi dichiarati proprio la revisione della Carta in senso più partecipativo e rappresentativo. Tuttavia, l’impianto della riforma proposta sembra ora ridimensionare quell’impegno.
Il nodo principale resta il ruolo del Senato, non eletto e tradizionalmente vicino all’establishment militare, in particolare nelle procedure di revisione costituzionale. Il precedente tentativo di modifica dell’articolo 256, che avrebbe dovuto limitarne l’influenza, si era arenato con la caduta del governo precedente e il successivo passaggio di poteri ad Anutin, incaricato di guidare il Paese verso elezioni anticipate.
La nuova proposta, denominata Capitolo 15/1, introduce invece un meccanismo diverso: la creazione di un organismo ad hoc, l’“Assemblea per il progresso della Costituzione”, incaricato di elaborare il testo della riforma. A prima vista si tratta di un rilancio del processo costituente; tuttavia, secondo diversi commentatori, il rischio è quello di una ripartenza da zero, scollegata dalla volontà espressa dal referendum.
L’Assemblea sarebbe composta da 100 membri: 77 tra parlamentari e senatori e 23 esperti, tutti selezionati congiuntamente dalle due Camere. Il modello richiamerebbe, almeno in parte, quello che portò alla Costituzione del 1997, considerata una delle più avanzate della storia thailandese recente sul piano delle garanzie democratiche, ma nata comunque in un contesto di forte influenza delle élite politiche e istituzionali.
Secondo il testo della proposta, i lavori dell’Assemblea dovrebbero iniziare a giugno e concludersi entro 360 giorni, un arco temporale ampio che viene giustificato con la necessità di garantire partecipazione e consultazioni pubbliche. Parallelamente, una commissione di redazione di 45 membri avrebbe il compito di elaborare il testo finale e organizzare audizioni periodiche.
Il principale partito di opposizione, il Partito Popolare, che alle elezioni di febbraio aveva ottenuto un ampio sostegno popolare ma non la guida del governo, ha annunciato a sua volta una proposta alternativa di emendamento con l’obiettivo rafforzare la partecipazione pubblica, impedire che un singolo blocco politico possa controllare il processo di riscrittura e ridurre il ruolo del Senato alla mera approvazione delle modifiche costituzionali.





