Bangkok: archiviato il voto il People's Party di nuovo incriminato per lesa maestà
Per la Commissione nazionale anticorruzione 44 esponenti del partito riformista giunto secondo alle elezioni di domenica avrebbero "violato l’etica". In realtà, nel 2021 avevano proposto emendamenti all’articolo 112 divenuto nel tempo strumento di repressione delle voci critiche. In bilico il mandato di alcuni parlamentari che dovrebbero dimettersi prima ancora del giudizio. Anche le Nazioni Unite chiedono modifiche alla controversa norma.
Bangkok (AsiaNews) - All’indomani del voto di domenica 8 febbraio - che ha visto secondo nel numero di seggi attribuiti il People’s Party che era stato dato per vincente nei sondaggi - la Commissione nazionale anticorruzione (Naac) ha incriminato 44 esponenti del partito in base all’articolo 112 del codice penale, quello noto come Legge sulla lesa maestà.
Il “crimine” - indicato come “gravi violazioni dell’etica” - risale al 2021 e fa riferimento alla richiesta di modificare proprio l’art. 112 che, proposto e accolto come strumento a tutela della dignità e del ruolo della monarchia, è diventato per molti uno strumento di repressione verso quanti sono contrari al costante controllo delle forze armate a supporto delle élite del Paese. Dei 44 fermati, almeno 10 sono ancora in carica e rischiano una fine anticipata del loro mandato con pesanti ripercussioni sull’ennesima reincarnazione del partito progressista, capofila delle istanze dei giovani e della classe media urbana. Il suo predecessore, Move Forward Party, nonostante avesse vinto di gran lunga le elezioni del 2023, era stato escluso dal governo per accuse simili a quelle toccate ora ai rappresentanti del People's Party e costretto allo scioglimento dopo che la Corte costituzionale aveva sentenziato nel 2024 che ogni tentativo di emendare l’art. 112 costituisce un abuso di potere.
In questo caso, se la Corte suprema decidesse - dopo un periodo di tempo non predeterminato - di accogliere il caso, i parlamentari del People’s Party dovrebbero dimettersi immediatamente, senza attendere un giudizio. La nuova vicenda politica e giudiziaria, che ha messo nel mirino la politica riformista, segnala oltre all’arbitrarietà delle accuse e all’intolleranza verso opinioni non conformi agli ideali imposti ufficialmente, il ruolo crescente di organismi formalmente indipendenti di controllo delle attività dei parlamentari durante il loro mandato, senza considerazione alcuna per le scelte degli elettori.
Sono decine gli ex parlamentari che sono sotto indagine o già formalmente accusati per avere cercato di alleggerire l’asprezza dell’art.112. Tuttavia, oltre ai politici riformisti o comunque non allineati su ideali conservatori e nazionalisti, particolarmente colpiti sono individui o gruppi che diffondono sui social messaggi considerati offensivi, indipendentemente dal fatto che li postino o li condividano a loro volta. Ma la casistica include anche politici o accademici critici verso la monarchia e i militari, elementi ostili al controllo di pochi su risorse e diritti, individui con limitata capacità di intendere e volere.
Ogni capo di imputazione può costare da tre a 15 anni di carcere e i rari casi di abbreviazione o sospensione della pena sono dovuti a un provvedimento di clemenza del sovrano. Anche le Nazioni Unite hanno chiesto che le legge sia modificata per allinearsi con gli standard di legalità internazionali, a partire dalla considerazione per la libertà di espressione.
13/03/2024 12:38





