06/05/2026, 12.10
THAILANDIA
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Bangkok: due milioni di agricoltori indebitati a vita

Uno studio di un centro di ricerca legato alla Banca centrale della Thailandia evidenzia come nel settore agricolo esista una spirale di crisi del debito, aggravata da comportamenti di pagamento inefficaci e politiche di breve termine da parte di Bangkok, al punto che negli ultimi anni si è diffusa la pratica del solo pagamento degli interessi. 

Bangkok (AsiaNews) - Oltre la metà degli agricoltori thailandesi che hanno contratto un prestito difficilmente riuscirà a ripagarlo nell’arco della vita. È quanto emerge da uno studio del Puey Ungphakorn Institute for Economic Research (PIER), un centro di ricerca legato alla Banca centrale thailandese, che evidenzia la natura strutturale della crisi del debito nel settore agricolo.

L’analisi sostiene che il 52% dei circa 3,97 milioni di agricoltori presenti nel database dell’Ufficio credito nazionale (in tutto il Paese si contano tra gli 11 e i 16 milioni di agricoltori) non sarà in grado di estinguere i propri prestiti nemmeno in futuro, perché in base alle stime, molti riuscirebbero a completare i pagamenti solo dopo i 70 anni, quando la capacità di generare reddito si riduce in maniera notevole.

Lo studio, condotto insieme alla Banca per l’agricoltura e alle cooperative agricole, si è basato su dati raccolti tra il 2017 e il 2025. Sono due le cause principali di indebitamento: una limitata capacità di rimborso e comportamenti di pagamento poco efficienti. Il 42% degli agricoltori oggi non dispone di un credito sufficiente per onorare i propri debiti trovandosi a far fronte a ricorrenti cali di reddito.

Un problema riguarda il disallineamento tra le scadenze di rimborso e i cicli delle rendite agricole. Solo il 25% degli agricoltori non ha bisogno di assistenza, mentre oltre il 65% non riesce a gestire efficacemente le proprie entrate, sempre più frammentate e diversificate, per destinarle al pagamento dei debiti. Di questi, il 22% ha già un debito superiore alle proprie capacità di rimborso, per cui non riuscirebbe a onorare i pagamenti nemmeno con un miglioramento delle proprie abitudini. Però un ostacolo è dato per esempio dai costi di transazione: recarsi in banca può costare tra 300 e 1.000 baht (dai 7 ai 25 euro) a viaggio, scoraggiando versamenti frequenti di piccola entità.

Negli ultimi anni è quindi diventato sempre più comune il pagamento dei soli interessi. Secondo il PIER, la quota di debitori che si limita a questo tipo di rimborso è passata dal 20% a oltre il 50% in otto anni, mentre solo il 10% degli agricoltori riesce davvero a ridurre il capitale da rimborsare. 

Un fenomeno che in realtà è stato favorito dalle misure di alleggerimento del debito adottate negli anni dal governo thailandese (sospensione temporanea delle rate, riduzione o congelamento degli interessi, ristrutturazione del debito con allungamento delle scadenze, in alcuni casi, sussidi o garanzie statali sui prestiti agricoli), che hanno finito per consolidare la spirale di indebitamento anziché risolverla.

Il problema del debito tra gli agricoltori, inoltre, è più grave di quanto appaia dai dati ufficiali, ha sottolineato ancora il PIER. In base alle statistiche ufficiali, infatti, i crediti deteriorati (i prestiti che non vengono più ripagati o sono in forte ritardo) rappresentano circa solo il 10% del debito complessivo delle famiglie. Nella realtà, invece, molti agricoltori continuano comunque a pagare qualcosa, per cui non rientrano nella percentuale dei crediti deteriorati anche se si tratta di persone di fatto intrappolate in una situazione di indebitamento permanente. 

Allo stesso tempo è cresciuta l’entità dei debiti. Il valore mediano per gli agricoltori è passato da 200mila a 250mila baht (intorno ai 5mila-6.500 euro), superiore di circa tre volte rispetto a quello di altre categorie di lavoratori. Oltre il 30% dei debitori ha visto il proprio debito più che raddoppiare negli ultimi otto anni, mentre un altro 30% oggi ha un debito che supera i 500mila baht (circa 13mila euro).

Il PIER ha quindi invitato il governo thailandese a evitare di introdurre nuove politiche di breve termine, che spesso si basano sussidi e sospensioni dei pagamenti, puntando invece su riforme strutturali. L’istituto ha evidenziato quelle che dovrebbero essere le priorità del governo: maggiori investimenti pubblici, la creazione di partenariati tra istituzioni e settore privato e l’uso di tecnologie digitali e intelligenza artificiale per migliorare la gestione del credito e sostenere le rendite agricole.

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