28/01/2022, 09.50
LIBANO
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Beirut, al via la causa di beatificazione del martire gesuita p. Nicolas Kluiters

di Fady Noun

Il missionario di origini olandesi è morto “a causa della fede” nel 1985. A dispetto dei pericoli e della guerra, egli ha voluto portare a compimento la propria missione come i monaci di Tibhirine (Algeria). Sanare le divisioni la sua sfida più grande. Un’opera che ha scatenato la vendetta dei partiti filo-siriani, di sinistra e sciiti libanesi.

Beirut (AsiaNews) - A Beirut lo scorso 22 gennaio si è aperto il processo per la beatificazione del gesuita olandese Nicolas Kluiters, sequestrato il 14 marzo 1985 mentre percorreva una strada della Békaa, torturato e ucciso. La sessione del tribunale ecclesiastico incaricata di istruire il suo dossier si è svolta in una sala della grande chiesa di san Giuseppe dei padri gesuiti. A presiederla vi era il vicario apostolico di Beirut per i Latini, mons. César Essayan. Per rimarcare l’avvenimento, il prelato ha voluto celebrare il giorno stesso una messa alla quale hanno partecipato - giunti in massa - gli abitanti di Barqa (Bèkaa Nord), villaggio maronita di cui p. Nicolas era il curato e nel quale tutti o quasi lo considerano alla stregua di un santo. 

Nato a Delft (Olanda) nel 1940, Kluiters era entrato nel 1966 nei gesuiti dopo studi di Belle arti. Tuttavia, egli ha preferito rinunciare ai suoi pennelli come san Pietro aveva rinunciato alle sue reti da pesca. Nei 10 anni successivi, dopo aver completato gli studi di teologia, egli è stato ordinato sacerdote. Ha quindi soggiornato in Libano, imparato l’arabo e ottenuto un diploma di assistente sociale dalla Usj. Poi nel 1976, in accordo con i suoi superiori, in particolare con il superiore generale dei gesuiti p. Peter-Hans Kolvenbach egli sbarca nel Paese dei cedri per iniziare la propria missione. 

In un primo momento, p. Kluiters si è installato nella Bèkaa, partendo dal convento di Taanayel, con altri tre compagni (i padri Hans Putman, Hani Rayess e Tony Aoun), svolgendo con l’aiuto di alcuni ordini religiosi femmini - sacri cuori, salesiane, missionarie francescane di Maria, piccole sorelle e religiose di Jabboulé - opere di apostolato classico: messe e confessioni, battesimi e funerali, catechismo e formazione per la prima comunione, serate evangeliche, ritiri spirituali e attività giovanili, etc. Nel 1981, su richiesta di mons. Georges Iskandar, arcivescovo maronita di Zahlé, egli viene nominato parroco di Barqa. 

Le sfide degli anni ‘80

In poche parole, i compiti pastorali affidati ai gesuiti della Bekaa sembrano poco o nulla. Faticosi sì, forse, ma senza particolari rischi. Ma questa valutazione vale solo per i giorni di pace. E questo non valeva più nel clima di guerra civile che aveva stravolto il Libano nel 1975. La grande opera di questo sacerdote fuori dal comune è di aver saputo associare da vicino la fede e lo sviluppo. Al suo arrivo al villaggio, il grande punto interrogativo che aleggiava fra gli abitanti era: meglio restare o partire? Raggiunto dal clima malsano della guerra, il centro soffriva per la sua posizione geografica e per i rischi che si dovevano prendere per spostarsi, per uscire dalla regione, per recarsi nella capitale.

Come per molte altre aree, Barqa soffriva per le sue difficoltà economiche e per le sue liti parrocchiali. Nelle chiese di san Michele e di san Giuseppe, situate alle due estremità opposte del villaggio, le famiglie rivali fra loro celebravano ciascuna la propria messa. Ed è proprio questa situazione interna a costituire per p. Nicolas Kluiters la sfida più grande. Nelle sue note personali egli scrive: “Il miracolo della mia vocazione nella Békaa è che ho potuto vivere una trasformazione degli abitanti di un villaggio che si battevano fra loro, e che sono stati trasformati in uomini che costruiscono assieme il loro futuro”. 

Per farlo, p. Kluiters riesce ad usare con abilità tutte le competenze di sacerdote e di assistente sociale. A metà strada tra le cappelle che si trovano a entrambe le estremità del villaggio, egli ha costruito una scuola complementare e ha spinto le suore della Congregazione dei sacri cuori a stabilirsi nell’area. Familiare con la fede popolare, egli disegna una Via Crucis all’aperto. Avvia anche vari lavori di pubblica utilità: lavori di sterro, canali di irrigazione, serbatoi d’acqua, piantagioni di alberi da frutto (un modo per combattere la coltivazione illegale di hashish), laboratori di abbigliamento (in collaborazione con una fabbrica tessile di Beirut), scavo di una strada che porta a frutteti lontani e costruzione di una chiesa per i pastori, unita alla creazione di un dispensario (in collaborazione con l’Ordine di Malta).

Questi progetti che mirano ad unire predispongono in suo favore gli abitanti all’inizio sorpresi dalla sua presenza. Con il tempo, la popolazione si trova sempre più a suo agio. Per scelta personale, il prete olandese non avrà più altro alloggio se non quello fornito dietro ospitalità dalla popolazione che lo accoglie nelle proprie case. Inoltre, non ha paura di andare in giro, avendo attraversato la Bekaa diversi anni prima. Ogni giorno si reca a Hermel per celebrare la messa con le Piccole sorelle di Charles de Foucault. Il suo arabo, che la popolazione fatica a capire, è misto. “Finirà per parlare - sorride p. Thom Sicking, vice-postulatore della causa - con l’accento del nord”. Sfortunatamente, con il passare del tempo e con l’affermarsi dei progetti messi in cantiere, alcune delle fazioni in lotta - partiti filo-siriani, di sinistra o sciiti - si sentono oscurati dalla figura di quest’uomo, che contrasta con la loro influenza e, soprattutto, i loro piani: li preoccupa. 

Nel 1984, un anno prima della morte, p. Kluiters si reca a Roma per un periodo di ritiro spirituale. Egli credeva che la sua missione a Barqa fosse giunta a conclusione e stava considerano una missione in Sudan. Tuttavia, p. Kolvenbach aveva altri progetti. Viene dunque presa la decisione di tornare a Barqa “per consolidare il lavoro compiuto”, malgrado i pericoli legati alla missione. Padre Sicking paragona questa decisione con quella dei monaci di Tibhirine (Algeria), che avevano scelto, solidali con la popolazione, di restare nel loro monastero nonostante i rischi rappresentati dai gruppi estremisti islamici che infuriavano all’epoca nel Paese. E ne pagarono caro il prezzo perché furono rapiti e decapitati. Sono stati beatificati il 26 gennaio 2018. Per Nicolas Kluiters, come per loro, arriva il martirio, secondo le parole di p. Kolvenbach “non come una sorpresa, ma come frutto di una lunga maturazione vissuta in unione con l’offerta di Cristo, suo Signore crocifisso e risorto”. 

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