18/10/2007, 00.00
PAKISTAN
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Benazir Bhutto rientra in Pakistan: “I miracoli accadono”

Dopo otto anni di esilio auto-imposto, l’ex premier torna nella sua città natale. Ad accoglierla 200mila sostenitori, ma anche 20mila fra poliziotti e soldati: la Bhutto ha ricevuto minacce di morte da estremisti islamici. La prima tappa, prevista per questa sera, è il mausoleo dedicato al padre della Patria Mohammed Ali Jinnah.
Karachi (AsiaNews) – La dimostrazione inoppugnabile che i miracoli accadono. E’ questo, secondo le prime parole pronunciate dall’ex premier Benazir Bhutto dopo l’atterraggio a Karachi, il significato del suo ritorno a casa avvenuto questa mattina dopo otto anni di esilio auto-imposto. Subito dopo la visita alla sua città natale, l’ex premier si recherà presso il il mausoleo dedicato al padre della Patria Mohammed Ali Jinnah.
 
La leader del Partito popolare è accompagnata da circa 100 deputati del suo schieramento, che hanno annunciato di “voler condividere con lei qualunque fato le riservi il ritorno in Pakistan”. Il riferimento è alle minacce di morte lanciate contro la Bhutto, ma anche alla possibilità di un arresto da parte delle autorità. Sono ancora valide, infatti, le accuse di corruzione che la costrinsero a lasciare il Paese pochi mesi prima del colpo di Stato guidato dal generale Musharraf.
 
Al suo arrivo, la Bhutto è stata accolta da una folla composta da circa 20mila fra soldati e poliziotti, distaccati dal governo centrale che teme le minacce pronunciate dagli estremisti islamici del Paese, e da oltre 200mila persone, simpatizzanti della leader. Questa popolarità si spiega con l’identificazione fra la Bhutto e suo padre, Zulfiqar Bhutto, impiccato nel 1979 a due anni dalla condanna a morte pronunciata dal generale Zia ul Haq, che aveva preso il potere con un colpo di Stato. In Benazir, i pakistani vedono una oppositrice al regime militare di Musharraf ed alle tendenze fondamentaliste della Lega musulmana.
 
Questa visione si scontra, almeno in parte, con la realtà: per rientrare nel Paese, infatti, la leader del Partito popolare ha siglato con il generale Musharraf una “Ordinanza per la riconciliazione nazionale”, che prevede l’appoggio dei popolari all’attuale governo in cambio dell’elezione della Bhutto a premier, con le elezioni parlamentari di novembre. Questo accordo è stato criticato sia dal Partito del presidente che da quello popolare: i luogotenenti della Bhutto l’hanno accusata di aver dimenticato le istanze politiche presentate al generale, come la liberazione degli attivisti democratici e la rinuncia alla guida dell’esercito.
 
Tuttavia, va sottolineato che soltanto con un accordo politico di questo genere la Bhutto è potuta rientrare nel Paese. Senza l’amnistia promessale da Musharraf, e la protezione dell’esercito che risponde soltanto al suo generale, difficilmente la leader democratica – ammirata da Stati Uniti ed Inghilterra – sarebbe potuta tornare sulla scena politica del Paese.
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