Brahmanbaria, stop a un film dopo le proteste degli studenti delle madrase
Universitari avevano organizzato in una scuola la visione di Banolata Express, tra le pellicole di maggior successo del 2026 in Bangladesh. Sospesa per evitare disordini. Leader islamisti contro la "reintroduzione del cinema" in città. Sollevato ampio dibattito su identità culturali e religiose. Rumin Farhana: "Rischio di condurre prossima generazione nell'oscurità".
Brahmanbaria (AsiaNews) - Nell’omonimo distretto sud-orientale, la Brahmanbaria Film Society, formata da studenti universitari, aveva programmato per il 30 maggio la proiezione del popolare film bangladese Banolata Express, nell’auditorium di una scuola locale. Ma l’evento è stato bruscamente rinviato per una campagna guidata da studenti delle madrase Qawmi, che si sono opposti per motivi religiosi. Così, una modesta proiezione cinematografica organizzata da studenti si è trasformata in un dibattito su fede, libertà di espressione e il fragile spazio riservato alla cultura nel mutevole panorama sociale del Bangladesh.
Gli organizzatori affermano che la decisione di sospendere l’evento è stata presa a malincuore per prevenire possibili disordini. “Ci abbiamo provato nonostante gli ostacoli incontrati in vari ambienti, compreso quello online”, ha dichiarato Bakhtiar Shahriar, segretario generale dell’organizzazione. “Le autorità scolastiche hanno revocato l’autorizzazione, temendo attacchi; non abbiamo ricevuto alcun sostegno dall’amministrazione. Ci è stato chiesto di fermarci per ora”.
La polemica è iniziata alcuni giorni prima, quando hanno cominciato a circolare sui social media post che chiedevano la cancellazione dell’evento. Alcuni leader religiosi studenteschi l'hanno descritto come un tentativo di “reintrodurre il cinema” in una città che considerano radicata nella cultura islamica. In una riunione d’emergenza tenutasi alla madrasa Jamia Islamia Yunusia il 29 maggio, rappresentanti e studenti hanno promesso di bloccare la proiezione “a qualsiasi costo”, annunciando un programma di proteste e sit-in.
Per molti abitanti del distretto, storicamente noto come centro culturale, la decisione ha suscitato profondo sconcerto. Abdun Noor, attivista culturale locale, ha avvertito che l’accaduto trasmette “un messaggio negativo su Brahmanbaria in tutto il Paese e persino a livello internazionale”, sottolineando che le proiezioni cinematografiche non sono vietate dalla legge del Bangladesh.
Tuttavia, le autorità locali hanno sollevato questioni procedurali. Il commissario distrettuale ha affermato che gli organizzatori non avevano ottenuto l’approvazione amministrativa formale. Data la delicatezza della situazione, ha aggiunto che la proiezione sarebbe rimasta sospesa “nell’interesse del mantenimento della pace e dell’ordine”.
Eppure, al di là della disputa sulle autorizzazioni, l’episodio ha rivelato tensioni più profonde tra visioni contrastanti della società. Lunedì 1 giugno centinaia di residenti, studenti e attivisti si sono riuniti nel villaggio di Shahbazpur per una catena umana di protesta. Tra loro c’era l’avvocata Rumin Farhana, membra del parlamento, che ha parlato di una crescente pressione sulla vita culturale.
“Uno Stato che non è in grado di proteggere i bambini dalla violenza, dalla corruzione o dall’ingiustizia come può giustificare l’interruzione delle attività culturali?”, ha chiesto. Definendo Banolata Express “un film per tutta la famiglia” - diretto da Tanim Noord e uscito a marzo 2026, ebbe un grande successo di critica e pubblico anche al di fuori dei confini nazionali - si è chiesta perché si debba impedire la sua proiezione, avvertendo che limitare la cultura rischia di “condurre la nostra prossima generazione nell’oscurità”.
Farhana ha inoltre espresso preoccupazione per quello che considera un crescente estremismo in Bangladesh, citando i recenti attacchi contro luoghi di culto e spazi culturali. “Questo Paese è sempre stato un luogo in cui coesistevano tradizioni diverse”, ha detto nel villaggio di Shahbazpur. “Abbiamo sentito sia il richiamo alla preghiera che i canti dei Baul. Chi vuole trasformare il Bangladesh in una terra di intolleranza?”. Le sue parole hanno trovato eco in molti tra la folla, tra cui giovani studenti e operatori culturali, che temono che lo spazio per l’espressione artistica si stia riducendo.
Un attore cristiano, che ha chiesto l’anonimato per motivi di sicurezza, ha dichiarato ad AsiaNews che il dibattito va oltre un singolo film. “Bloccare le proiezioni cinematografiche non può essere una soluzione”, ha detto. “Se non c’è cultura, la gente si rivolgerà alla superstizione o ad altre influenze dannose. L’intrattenimento sano ha un ruolo nel plasmare la società”. Su Banolata Express, film che offre anche un messaggio positivo, ha aggiunto che guardarlo dovrebbe rimanere una questione di scelta personale. “Chi non vuole guardarlo può semplicemente starne alla larga. Ma impedire agli altri di farlo non è giusto”.
Gli osservatori della Chiesa in Bangladesh, pur non essendo direttamente coinvolti nella controversia, seguono con crescente attenzione tali sviluppi. I leader cristiani sottolineano da tempo l’importanza del dialogo, della convivenza religiosa e della salvaguardia di spazi in cui possano farsi sentire voci diverse. In un Paese in cui i cristiani costituiscono una piccola minoranza, la possibilità di esprimere pacificamente la propria identità culturale e religiosa è vista come strettamente legata alla salute generale della vita democratica.
16/12/2019 09:05





