14/05/2026, 11.51
MYANMAR - AUSTRALIA - USA
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Card. Bo: ‘Fede e speranza’ risposta alle ‘policrisi’ del Myanmar

di Gregory

Il recente intervento del porporato alla plenaria della Conferenza episcopale australiana (Acbc): dal terremoto alle criticità in ambito sanitario, dalla guerra all’economia sono molteplici i fattori di crisi. Una testimonianza delle devastazioni dal golpe militare del 2021 e la conferma della forza della comunità cattolica. Il Dipartimento di Stato Usa riconosce le persecuzioni confessionali. 

Yangon (AsiaNews) - Una nazione segnata da “policrisi”, ciascuna delle quali ha “alimentato” quella successiva e “non si vede una luce all’orizzonte”. Così il card. Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, ha descritto la situazione attuale del Myanmar in un recente viaggio in Australia dove ha incontrato il clero locale. Intervenendo l’8 maggio all’apertura della plenaria della Conferenza episcopale australiana (Acbc), il porporato ha descritto una nazione in cui collasso economico, spostamento di massa, sistemi sanitari a pezzi, scuole in frantumi e il trauma del devastante terremoto hanno colpito in serie. Una escalation di tragedie che trae origine dal golpe militare del febbraio 2021, il punto di partenza di una crisi che è andata alimentandosi sommando tragedie su tragedie. 

Il concetto di “policrisi”, ha sottolineato il card. Bo, è ormai la “caratteristica distintiva” del Myanmar di oggi: non una singola emergenza, ma una sovrapposizione di emergenze economiche, occupazionali, sociali, sanitarie ed educative che premono simultaneamente su una popolazione che ha già sopportato quattro anni di conflitto civile. E i numeri elencati a Sydney dal porporato sono lo specchio della criticità: oltre 3,5 milioni di sfollati, sistemi sanitari ed educativi a pezzi in gran parte del Paese, con un aumento “significativo e preoccupante” delle persone che hanno dovuto abbandonare a forza le loro case. 

“I prezzi stanno aumentando rapidamente, i posti di lavoro - ha proseguito l’arcivescovo di Yangon - vengono persi e vi è un fallimento diffuso dell'assistenza sanitaria e dell’istruzione di base”. “Le strutture - accusa il porporato - che un tempo tenevano insieme la vita quotidiana sono state smantellate da anni di conflitto, governo militare e crollo economico”. E ancora, alle colpe dell’uomo si sommano le devastazioni naturali: “Un terremoto di magnitudo 7,7 che ha colpito il Myanmar centrale nel marzo 2025, uccidendo migliaia di persone, ha aggravato - avverte - la sofferenza già causata dal conflitto in corso”.

Tra tutti i gruppi colpiti, il card. Bo ha parlato con particolare preoccupazione dei giovani del Myanmar. Proprio per loro, spiega, e la loro vita quotidiana “è sempre più caratterizzata da insicurezza, stress psicologico e perdita di fiducia nel futuro”. “Si tratta - prosegue - di una generazione cresciuta assistendo o vivendo in prima persona il colpo di Stato del 2021, la repressione che ne è seguita, la resistenza armata e, ora, un’emergenza umanitaria dalle molteplici sfaccettature. Molti hanno perso anni di istruzione. Molti hanno visto i propri familiari uccisi, arrestati o costretti a fuggire. L’impatto psicologico di tutto ciò è grave e duraturo”.

Tuttavia, l’arcivescovo di Yangon non è andato in Australia sono per rendere testimonianza, ma ha voluto ringraziare di persona ed esprimere gratitudine a nome della Chiesa birmana per le testimonianze di aiuto e solidarietà che giungono oltre-confine. Sono un contributo, avverte, “importante” per una situazione come quella attuale del Paese. Il porporato si è rivolto ai vescovi della Catholic Mission in Australia confermando che hanno dimostrato una “solidarietà incrollabile” verso il Myanmar. “La vostra solidarietà - ha detto - non è un’idea astratta. È una luce nell’oscurità”. “Il vostro sostegno ricorda al nostro popolo sofferente che non è stato dimenticato dalla Chiesa universale”, per poi lodare la generosità della Chiesa australiana manifestata attraverso la Catholic Mission Australia, la Caritas, le congregazioni religiose, i sacerdoti e i fedeli laici. Di fronte a tutto ciò, il card. Bo ha offerto una risposta chiara e decisa alla domanda se la speranza sia ancora possibile. “Rimaniamo - ha concluso rivolto ai vescovi - un popolo di speranza”.

Intanto un riconoscimento delle persecuzioni e delle violenze commesse dalla giunta militare birmana contro i cristiani giunge anche dalla Segreteria di Stato americana. Il Dipartimento guidato da Marco Rubio ha infatti “riconosciuto in via formale” le devastazioni delle chiese cristiane in Myanmar per mano della dittatura; al contempo i vertici della diplomazia Usa si sono impegnati a rivedere e valutare dieci raccomandazioni specifiche fatte da una coalizione di leader e organizzazioni cristiane, che chiedono “un’azione più forte” per proteggere i fedeli nel Paese.

Il riconoscimento è giunto tramite una lettera ufficiale datata 6 maggio 2026, firmata da Michael George DeSombre, sottosegretario di Stato per gli Affari dell’Asia orientale e del Pacifico. La missiva è stata redatta in risposta a una petizione del 23 marzo scorso indirizzata al segretario di Stato Marco Rubio, presentata a nome della coalizione dal Burma Research Institute (Bri). Al riguardo, il Dipartimento di Stato ha espresso apprezzamento per la “documentazione completa” fornita dal Burma Research Institute, che ha registrato in dettaglio gli attacchi dell’esercito contro i cristiani in tutto il Myanmar.

La lettera citava due attacchi specifici contro luoghi di culto cristiani. Il primo è stata la distruzione della chiesa cattolica di Cristo Re a Falam l’8 aprile 2025, ma già teatro di attacchi in precedenza come riportato da AsiaNews. Il secondo è stato un raid aereo contro la chiesa battista di Mindat il 13 aprile 2025, la Domenica delle Palme, uno dei giorni più sacri del calendario cristiano.

DeSombre ha scritto che gli Stati Uniti “rimangono profondamente preoccupati per il conflitto in corso” e hanno “condannato ripetutamente la violenza che ha danneggiato il popolo birmano e la discriminazione contro i membri dei gruppi religiosi e delle minoranze etniche”. Egli ha confermato che il Dipartimento di Stato continua ad applicare restrizioni sui visti e sanzioni finanziarie nei confronti dei responsabili di violazioni dei diritti umani. Infine ha confermato che le 10 raccomandazioni presentate nella lettera della coalizione sarebbero state esaminate attentamente per valutare in che modo gli Stati Uniti possano esercitare la massima pressione sul regime militare.

Secondo la Chin Human Rights Organization, almeno 107 edifici religiosi, tra cui 67 chiese, sono stati distrutti da attacchi aerei militari solo nello Stato di Chin dal colpo di stato del 2021. Si tratta dell’unico di tutto il Myanmar a maggioranza cristiana ed è una testimonianza attuale della portata delle devastazioni che costituiscono ormai un “modello sistematico”, non solo effetti collaterali legati al conflitto in corso. 

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