08/09/2010, 00.00
VATICANO - CINA
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Card. Zen: Chiesa cattolica in Cina, dialogo o confronto col governo

di Card. Joseph Zen Zekiun, sdb
Il vescovo emerito di Hong Kong si scaglia contro la tentazione di un totale asservimento alla politica religiosa del governo di Pechino, emarginando l’esperienza della Chiesa sofferente e sotterranea. I rischi di manipolazione della Lettera del papa ai cattolici cinesi.
Hong Kong (AsiaNews) - L’articolo che segue è una risposta all’articolo del Padre Jeroom Heyndrickx: “Non uccidete i profeti in Cina. Sono i Matteo Ricci di oggi”. Riceviamo da parte del card. Joseph Zen e volentieri pubblichiamo.
 
Confesso di essere un misero peccatore. Non ho nessun titolo per biasimare altri. Però non voglio aggiungere ai tanti miei peccati un altro: quello di essere un cane che non abbaia quando deve.
 
Padre Jeroom Heyndrickx[1] scrive di nuovo e l’inizio dell’articolo è: “La politica dell’apertura in Cina dà spazio ad una Chiesa Cattolica pienamente matura a svilupparsi”. Da tutto l’articolo ed anche da un altro suo articolo molto più lungo: “Un nuovo incontro tra la Chiesa Cattolica e la Cina” (nel volume Light a Candle della Collectanea Serica), possiamo capire che i profeti in questione siano i Cattolici in Cina che dialogano con il Governo cinese, mentre quelli che vogliono ucciderli sarebbero quelli che incitano alla confrontazione.
 
Ho paura che il buon vecchio Padre stia combattendo dei mulini a vento. Domando: Dove c’è il dialogo? Dove c’è la confrontazione?
 
Padre Heyndrickx gode molte opportunità di dialogo: con i suoi amici cattolici in Cina, con Mr. Liu Bai Nian, con la gente del Governo cinese e con la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (fa forse anche la spola tra i due?)
 
Ma i nostri fratelli vescovi in Cina, hanno possibilità di dialogo? Tra di loro? No, il Governo sta sempre in guardia per impedire ciò. Con il Governo? Certamente no. Hanno solo da ascoltare e da obbedire al Governo. Vengono chiamati e devono partire senza neanche sapere la destinazione. Sono chiamati a riunioni senza saperne l’agenda. Vengono dati a loro da leggere discorsi non scritti da loro e di cui non hanno avuto visione previa.
 
Padre Jeroom non sa che i nostri vescovi, e mi riferisco a quelli della comunità ufficiale, sono trattati da schiavi, o peggio, come cani al guinzaglio? Nella Lettera alla Chiesa in Cina il Papa dice che in Cina l’autorità episcopale viene “svilita”.
 
E la confrontazione? Chi confronta chi? Un agnello davanti ad un leone, qualunque gesto faccia, lo si può chiamare “confrontazione”? Se diciamo all’agnello “Scappa!”, siamo colpevoli di incitamento alla confrontazione?
 
Il nostro buon vecchio Padre, che conosce la realtà, riconosce che oggi in Cina c’è ancora persecuzione per tutte e due le comunità. Allora come fa a parlare come se si trattasse di un’altra realtà?
 
Certo, i metodi di persecuzione sono stati perfezionati. Le vittime oggi vengono invitate a pranzi, a gite turistiche, ricevono regali, onori (come, per esempio, promozione ad essere membri del Congresso del Popolo a diversi livelli), ricevono perfino promesse che sarà rispettata la loro coscienza cattolica, ma si sa che per il comunisti le promesse non impegnano per nulla, le menzogne sono perfettamente permesse come mezzi di riuscita.
 
Questi giorni corre addirittura voce che hanno liberato il Vescovo Julius Jia Zhiguo e che metteranno in libertà anche il Vescovo James Su Zhimin. Il piano, però, sarebbe questo: il Governo li riconoscerebbe addirittura come vescovi, mentre la Santa Sede chiederebbe subito a loro di dimettersi, lasciando posto ad un loro successore di “mutuo gradimento (?!)”. Insomma, il risultato è che si farebbe quello che il Partito vuole.
 
Noi diciamo: “Ma quel che il Partito vuole non è affatto quello che il Papa vuole.” Dicendo questo, siamo giudicati colpevoli di confrontazione. Però, guarda caso, oggi quello che il Partito vuole sembra possa facilmente coincidere con quello che vuole la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Allora, Alleluia! Pace a tutti!
 
Padre Heyndrickx parla di cattolici “maturi”. Questi nostri cattolici “maturi” sono come gli antichi profeti di corte. Non hanno bisogno di essere coraggiosi, non rischiano niente. Basta essere furbi. I nuovi profeti di corte viaggiano oggi felicemente sulla carrozza imperiale della Chiesa indipendente ed ogni tanto gridano “Viva il Papa!”
 
I veri profeti, invece, danno fastidio (e non solo ai nemici) e per questo vengono eliminati, o, per usare la parola di Padre Heyndrickx, “uccisi”. Ma essi non hanno paura, sono pronti a ciò. La cosa triste è che i fratelli di questa comunità clandestina, che i nemici non sono riusciti ad uccidere, adesso muoiono per mano dei fratelli.
 
Padre Jeroom è sufficentemente franco da dire che i nostri fratelli in Cina devono praticare la loro fede “entro l’attuale sistema” della Cina e che devono “essere bene integrati nella società socialista cinese di oggi”. Spero che egli capisca che questo vuol dire fare parte di una Chiesa indipendente.
 
Purtroppo, i nostri fratelli in Cina oggi non sono come Matteo Ricci davanti ad un imperatore tollerante. Essi sono davanti ad un regime che vuol controllare anche le coscienze.
 
Padre Heyndrickx menziona sovente il Papa come se lui fosse dalla parte del Papa o il Papa fosse dalla sua parte. Questo a me sembra (faccio un giudizio temerario?) ipocrisia ed irriverenza.
 
Ipocrisia, perché vedo il Padre in quel lungo articolo Light a Candle criticare severamente tutti i Papi della storia recente con gran disinvoltura. Non penso che abbia un alto concetto del Papato.
 
Irriverenza, perché rende il Papa suo complice, facendo citazioni selettive della Lettera del Papa:
-           egli menziona che il Papa lascia ai singoli vescovi della comunità clandestina la decisione se ricercare il riconoscimento da parte del Governo. Ma tralascia l’inciso cautelare dove il Papa dice: “in non pochi casi concreti, però, se non quasi sempre, nella procedura di riconoscimento intervengono organismi che obbligano le persone coinvolte ad assumere atteggiamenti, a porre gesti ed a prendere impegni che sono contrari ai dettami della loro coscienza di Cattolici” (numero 7);
-           cita l’ultimo paragrafo del numero 4 dove il Papa dice che “la soluzione dei problemi esistenti non può essere perseguita da un permanente conflitto con le legittime autorità civili”, ma tralascia quello che segue: “nello stesso tempo, però, non è accettabile una arrendevolezza alle medesime, quando esse interferiscono indebitamente in materie che riguardano la fede e la disciplina della Chiesa.”
-           Non capisco come Padre Heyndrickx non possa aver notato una citazione molto pertinente per i suoi amici. Il Papa dice al numero 8, paragrafo 11: “Purtroppo... alcuni vescovi legittimati non hanno posto gesti, che comprovassero chiaramente l’avvenuta legittimazione. Per questo motivo è indispensabile che, per il bene spirituale delle comunità interessate... i presuli legittimati pongano sempre di più gesti inequivocabili di piena comunione con il Successore di Pietro.”
 
In conclusione, io vorrei porre questa domanda a tutti quelli che conoscono la realtà della Chiesa in Cina oggi: se la “politica dell’apertura” voglia dire anche un vero cambiamento della politica religiosa. Io temo che il Padre Jeroom dica di sì, io mi sento in dovere di dire di no.
 
Mi rincresce dover dissentire da un mio vecchio amico e sincero amante della Cina su questo punto così importante. Oso insinuare che il problema del Padre Jeroom è che egli sia troppo innamorato dei suoi successi. Successi ce ne furono e tanti e noi tutti l’abbiamo applaudito a suo tempo. Ma adesso vediamo quanto siano deleteri gli effetti laterali di quelle iniziative, perché hanno dato sempre più prestigio al Sig. Liu Bai Nian ed i nostri vescovi sono diventati invece sempre più schiavizzati. Per favore, caro Padre, si fermi ed ascolti i molti fratelli, che pur apprezzano quello che Lei ha fatto nel passato, e che ora la pregano di cambiare strategia.
 
La Lettera del Papa alla Chiesa in Cina deve segnare un’era nuova di autenticità e di sincero orientamento verso una vera normalizzazione secondo l’ecclesiologia cattolica e l’universale pratica della Chiesa in tutto il mondo.
 
In questo giorno 55 anni fa (la notte dell’8 settembre 1955, festa della Natività di Maria), il regime comunista ha lanciato in grande stile la persecuzione della Chiesa Cattolica, arrestando in meno di un mese più di mille persone della diocesi di Shanghai. Oggi noi siamo ancora pieni di fiducia che la Madonna ha un piano per la nostra salvezza. Ma in questo momento dobbiamo essere pronti a perdere ogni cosa. La Beata Madre Teresa diceva: “Dio vuole la nostra fedeltà, non il nostro successo”. Ed il Papa ha più volte detto alla Chiesa perseguitata in Cina: “anche se al presente tutto sembra fallimento, dovete credere che la vostra sofferenza certamente porterà vittoria alla Chiesa”. Spero che il Padre Jeroom Heyndrickx sia d’accordo con me su questo.
 
 
 
[1] P. Jeroom Heyndrickx, 79 anni, è un missionario belga di Scheut (Cicm), fondatore dell’Istituto di Pastorale a Taiwan e direttore della Fondazione Ferdinand Verbiest presso l’università cattolica di Lovanio (Belgio). È un noto sinologo e ha insegnato in diverse università cinesi, coltiva molti rapporti con la Chiesa ufficiale e con le autorità dell’Associazione patriottica [Ndr]
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