31/01/2015, 00.00
FILIPPINE
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Cardinale filippino: chiarezza sul "massacro" di Mamasapano, cordoglio per le vittime

Il card Quevedo, arcivescovo di Cotabato, chiede una indagine imparziale che spieghi le cause di una "tragedia inimmaginabile". Ieri si è celebrata una giornata di lutto nazionale. Messe e funzioni di preghiera si sono tenute in varie zone del Paese. Aquino rilancia il piano di pace.

Manila (AsiaNews/Cbcp) - Il card Orlando B. Cardinal Quevedo, arcivescovo di Cotabato, chiede di fare chiarezza sul "massacro" dei giorni scorsi a Mamasapano, nella provincia di Maguindanao,

nel sud delle Filippine, sotto la giurisdizione del porporato. Lo Stato, attraverso i suoi organi di governo e le istituzioni, deve illustrare le cause che hanno portato alla morte di 44 agenti dei corpi speciali (Saf) della polizia nazionale filippina (Pnp). Per il cardinale filippino è essenziale trovare una soluzione pacifica e duratura all'annoso conflitto, in atto da tempo nell'isola di Mindanao fra Manila e ribelli musulmani.

Il card Quevedo esprime il proprio cordoglio "alle famiglie dei valorosi Pnp-Saf", che sono "caduti in battaglia a favore della giustizia". Il porporato aggiunge che "le circostanze e le cause di questa orrenda tragedia sono ancora da chiarire nei minimi particolari". Egli invoca una indagine imparziale, per capire come una operazione di polizia si sia trasformata in una "tragedia inimmaginabile".

Già nei giorni scorsi i vertici della Conferenza episcopale filippina hanno condannato "l'atto di violenza contro la vita umana" che ha causato la morte di almeno 44 poliziotti, uccisi dalle milizie del ribelli Milf (Moro Islamic Liberation Front) e Biff (Bangsamoro Islamic Freedom Fighters). Lo scontro a fuoco è avvenuto lo scorso 25 gennaio a Mamasapano, nella provincia di Maguindanao, situata nella Regione Autonoma nel Mindanao Musulmano, nel sud delle Filippine.

I poliziotti avevano fatto irruzione in un villaggio, alla ricerca di due sospetti estremisti islamici: Zulkifli bin Hir, meglio noto come Marwan, appartenente alla Jemaah Islamiyah (Ji) e Basit Usman, esperto di esplosivi. Tuttavia, essi non avrebbero chiesto l'autorizzazione alle milizie del Milf, che controllano la zona come prevede l'accordo di pace; da qui la risposta dei miliziani.

Ieri le Filippine hanno celebrato una giornata di lutto nazionale per la morte degli agenti dei reparti speciali, i cui corpi sono stati restituiti alle famiglie. A guidare la cerimonia d'onore il presidente Benigno Aquino, che conferma l'attualità e l'importanza del trattato di pace sottoscritto lo scorso marzo, anche se tensioni latenti e nuovi scontri potrebbero far vacillare l'accordo.

Intanto anche nelle Visayas orientali si tengono celebrazioni eucaristiche in memoria agli agenti filippini uccisi. Da domenica 25 gennaio, giorno del massacro, p. Apolinario Abing, cappellano della polizia, celebra una messa al giorno per le vittime. Egli ha aggiunto che le funzioni quotidiane andranno avanti per altre due settimane. Ma non è il solo: altri sacerdoti dell'arcidiocesi di Palo, come p. Isagani Petilos, celebrano messe e funzioni di preghiera per i poliziotti uccisi.

 

 

 

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