17/03/2026, 14.20
THAILANDIA - ASIA
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Clima: i vescovi di Asia, Africa e America Latina uniti nella lotta a combustibili fossili

di Santosh Digal

Fabc, Celam e Secam - le federazioni continentali delle Conferenze episcopali - hanno sottoscritto un documento che è anche impegno comune. L’appello ai governi di tutto il mondo ad abbracciare un “trattato di non proliferazione”. Caritas internationali: il ruolo della donna è cruciale nel fronteggiare i cambiamenti climatici. 

Manila (AsiaNews) - Eliminare gradualmente le politiche sui combustibili fossili, necessità ancor più urgente oggi per la crisi petrolifera legata alla guerra nel Golfo, all’interno di un rinnovato piano climatico nazionale e nel rafforzamento della crescente coalizione globale per un trattato sui combustibili fossili. È il monito lanciato dai vescovi dei Paesi del Sud globale, preoccupati per la continua dipendenza da combustibili fossili, carbone, petrolio e gas che può minacciare il pianeta e le comunità più povere del mondo.

Un impegno che si è rinnovato ieri nel documento diffuso dalla Federazione delle conferenze episcopali dell’Asia (Fabc), Africa e America Latina, insieme a rappresentanti di Europa e Oceania, nell’incontro a Bangkok, in Thailandia, e intitolato: “Towards Peace with Creation: An Urgent Call for a Just Transition Beyond Fossil Fuels”. Lo studio è stato pubblicato in previsione dei prossimi appuntamenti internazionali sul clima, incluso il vertice delle Nazioni Unite previsto ad Antalya, in Turchia, nel novembre 2026.

I vescovi cattolici hanno esortato i governi di tutto il mondo ad abbracciare il “Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili” a passare alle energie rinnovabili e a bloccare la dipendenza da produzione di combustibili fossili. Il cambiamento climatico non è solo una questione ambientale, spiegano, ma “è anche una crisi morale e sociale” con modelli “insostenibili” di produzione e consumo soprattutto nei Paesi sviluppati che “contribuiscono alla distruzione ecologica e all’ampliamento della disuguaglianza”. Le nazioni sviluppate che dipendono dai combustibili fossili dovrebbero fornire fondi e trasferimenti di tecnologia alle nazioni in via di sviluppo negli sforzi di mitigazione degli effetti, oltre a dare maggiore spazio a popolazioni indigene e comunità vulnerabili nel processo decisionale.

Figure chiave della Chiesa provenienti da tutto il Sud del mondo, tra cui il card. Jaime Spengler, presidente Celam, il card. Fridolin Ambongo, presidente Secam e il card. Felipe Neri Ferrão, presidente Fabc, hanno firmato il manifesto. A questi si aggiungono per l’Europa il card. Ladislav Nemet (Ccee) e mons. Ryan Pagante Jiménez per l’Oceania (Fcbco). “Invitiamo tutte le persone di buona volontà a unirsi a una coalizione storica tra Nord e Sud per proteggere la nostra casa comune” si legge nel manifesto. “Un mondo libero - prosegue il testo - da combustibili fossili, giusto e in pace, è possibile e necessario”. 

Nella lotta ai cambiamenti climatici si fa sempre più spazio anche il ruolo della donna, cruciale anche e soprattutto nei Paesi del Sud del mondo, dall’Asia all’Africa, dall’America Latina alle Isole del Pacifico. “Le donne sono tra le donne più colpite dai disastri dei cambiamenti climatici ma, rappresentano pure una forza vitale nel rafforzamento e ricostruzione delle comunità” come spiega la responsabile programma del giubileo regionale di Caritas Internationalis Asia, la filippina Jing Rey Henderson. Oltre a trovare acqua e cibo per le famiglie, spesso ci si aspetta che si prendano cura di feriti e sfollati dopo i disastri. “Le donne - avverte - non sono solo vittime delle crisi climatiche, sono catalizzatori per il cambiamento. La loro leadership, conoscenza e resilienza sono essenziali per costruire comunità che possano adattarsi e prosperare di fronte ai disastri”.

Ciononostante, l’importante conoscenza delle donne nella conservazione ambientale è ormai nota e apprezzata, specialmente nelle comunità rurali e indigene dove sono responsabili dell’agricoltura, delle sementi e della biodiversità. Un esempio di leadership delle donne nella conservazione ambientale è il Chipko Movement in India, in cui proteggono le foreste dalla deforestazione. Henderson ha sottolineato l’importanza di includere le donne nello sviluppo di politiche e programmi climatici per rafforzare ulteriormente la capacità delle comunità di affrontare le sfide del cambiamento climatico. “Empowering women - conclude l’attivista cattolica - non è facoltativo: è fondamentale per creare comunità sostenibili, giuste e resilienti in tutto il Sud del mondo”.

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